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Amianto. Allarme oncologi: “In Italia 3 mila morti all’anno. No allo smaltimento 'fai da te'”


E' fuori legge dal 1992, ma ne restano 32 milioni di tonnellate in tutto il Paese. La maggiore presenza in Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna. A Torino gli esperti riuniti per la II Consensus conference sul mesotelioma, il tumore "marker" di esposizione all'amianto.

25 NOV - Si nasconde ovunque: dalle tubature, alle rotaie ai rivestimenti di tetti e garage. È l’amianto, il killer silenzioso che miete circa 3.000 vittime ogni anno in Italia, 1.200 per mesotelioma, il tumore “marker” di esposizione a questo minerale. L’impiego dell’amianto è stato bandito dal nostro Paese da quasi 20 anni ma ne restano nell’ambiente 5 quintali per ogni cittadino, 32 milioni di tonnellate. “Purtroppo il livello di rischio è ancora sotto percepito dalla popolazione mentre è scientificamente dimostrata la sua pericolosità e il suo potenziale cancerogeno, pari a quello del fumo”.
L’allarme arriva da Torino, dove è in svolgimento la II Consensus Conference sul mesotelioma, dalla quale scaturirà un documento ufficiale sul tema. Ma oltre al mesotelioma, l’amianto può causare anche tumori a polmone, laringe, ovaio, peritoneo, pericardio, tunica vaginale del testicolo, colon-retto, stomaco e faringe.

A preoccupare gli oncologi, in particolare, il problema dello smaltimento dell’amianto. Mai al “fai da te”, avvertono. “Va assolutamente evitata la manipolazione di questo minerale, che deve essere rimosso da personale specializzato”, spiegano Giorgio Scagliotti, responsabile delle Malattie dell’Apparato Respiratorio del San Luigi di Orbassano (Torino), e Carmine Pinto, Segretario Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e Oncologo Medico del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, presidenti della II Consensus Conference.

“Prima si consideravano a rischio solo i lavoratori dei settori più esposti, in cui era utilizzato come materia prima della lavorazione, ma ora si riscontrano i casi anche nella popolazione generale”, continua Pinto sottolineando che per questo è indispensabile migliorare il livello di consapevolezza fra la popolazione e sensibilizzarla alla rimozione delle fonti inquinanti secondo criteri certificati e con procedure rigorose. “Chi sospetti di essere a contatto con amianto può rivolgersi all’Asl o all’Arpa che dispongono di registri di aziende specializzate, iscritte all’albo e quindi autorizzate allo smaltimento”, spiega l’esperto.

La sede dell’evento, Torino, non è completamente “neutrale”. “Il Piemonte – spiegano gli esperti - detiene un triste primato (circa 200 nuovi malati l’anno) perché qui aveva sede l’Eternit, la più importante fabbrica di manufatti in cemento-amianto che abbia mai operato sul territorio nazionale”. Il “processo Eternit” è tuttora in corso con oltre 6.000 parti civili coinvolte. “Siamo tutti esposti al rischio ma certamente gli ex lavoratori degli stabilimenti che producevano o trattavano amianto rappresentano la fascia più vulnerabile. Oggi i nostri sforzi sono tesi a capire quale sia la miglior sorveglianza possibile per queste persone – spiegano gli esperti –. Ma è significativa anche l’esposizione familiare: nuovi casi riguardano anche mogli o figli entrati nel passato in contatto con questo minerale tramite gli indumenti dei lavoratori esposti”.
Il periodo di latenza del mesotelioma, spiegano Scagliotti e Pinto, è di circa 20-40 anni. “Per questo ci attendiamo un aumento dell’incidenza fino al 2015. Si tratta di una neoplasia molto complessa da trattare, con una mortalità dell’80%. Ma fortunatamente oggi abbiamo a disposizione nuove tecniche diagnostiche e le cure sono più efficaci. La sfida quindi oggi è capire come controllare al meglio la malattia”.

Oltre al Piemonte, le regioni in cui è più diffuso sono la Liguria, la Lombardia e l’Emilia Romagna, con un rapporto diretto rispetto alla presenza di siti produttivi.




 

25 novembre 2011
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