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Antibiotico resistenza. Farmindustria, ecco come arginarla in cinque mosse

Dalla promozione, insieme a Ministero della Salute e altri stakeholder, della giornata europea degli antibiotici per sensibilizzare operatori sanitari e popolazione sul tema, alla campagna di comunicazione per informare sull’importanza della vaccinazione. Ma anche R&S di nuovi antimicrobici attraverso una partnership pubblico-privato. Queste alcune delle proposte lanciate dell’industria del farmaco

11 FEB - Promuovere azioni per un uso appropriato degli antibiotici istituendo una giornata europea degli antibiotici. Prevenire le infezioni e la diffusione delle resistenze puntando sull’importanza della vaccinazione. Incentivare la ricerca e lo sviluppo di nuovi antimicrobici attraverso la partnership pubblico privato. E ancora, attribuire il giusto valore agli antibiotici identificando nuovi meccanismi di rimborsabilità e valutazioni ad hoc e applicare procedure accelerate di autorizzazione all’immissione in commercio per i nuovi antimicrobici. Rafforzare la cultura del personale sanitario, in particolare di coloro che lavorano degli ospedali.
 
Sono queste le cinque mosse da mettere in atto per contrastare il fenomeno dell’antibiotico resistenza (Amr) indicate da Farmindustria oggi in un incontro con i giornalisti dal titolo “Antibiotico resistenza. Una crescente minaccia globale”.
 
L’antibiotico resistenza è infatti una bomba ad orologeria pronta a scoppiare e da disinnescare prima che sia troppo tardi. Una criticità avvertita dalle nazioni di tutto il mondo consapevoli che il countdown è iniziato da tempo. Il primo allarme rosso fu lanciato nell’aprile del 2014 da Keiji Fukuda, Vicedirettore per la sicurezza sanitaria dell’Oms. Aveva annunciato senza mezzi termini che “l’era post-antibiotici, nella quale infezioni comuni e lievi ferite possono diventare mortali, ormai lontana dall’essere considerata una fantasia apocalittica, è diventata invece una reale possibilità del XXI secolo”.  

L’Amr è un fenomeno causato dall’uso inappropriato degli antibiotici, pratica che, nel corso degli anni, ha potenziato nei ceppi batterici, anche in quelli più comuni, la capacità di “sottrarsi” all’azione soppressiva del farmaco. Un fenomeno che affonda le sue radici nell’uso inappropriato e smodato di antibiotici. Ma non solo, anche l’assenza dello sviluppo di nuovi antibiotici ha contribuito ad accelerare il fenomeno. Così come ha giocato un ruolo importante l’uso estensivo e non necessario degli antibiotici in agricoltura ed anche negli allevamenti di bestiame. Un utilizzo che ha consentito a ceppi farmaco-resistenti di arrivare all’uomo attraverso la catena alimentare.
 
Ma per capirne la portata epocale basta dare un’occhiata ai numeri. “Le previsioni per il futuro a livello mondiale sono allarmanti – ha spiegato Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria – sono ben 2,4 milioni le persone che potrebbero perdere la vita in Europa, Nord America e Australia nel periodo 2015-2050, a causa dell’antimicrobico-resistenza (Amr). E Italia, Grecia e Portogallo si collocherebbero ai primi posti tra i Paesi dell’Ocse per i più alti tassi di mortalità da Antimicrobico resistenza. Soprattutto, come sostiene la Banca Mondiale, il loro impatto economico potrebbe avere nel 2050 nella peggiore delle ipotesi ripercussioni più pesanti della crisi finanziaria del 2008-2009”.
 
Attualmente nel mondo ci sono oltre 700 farmaci antimicrobici, di cui più di 450 antibiotici. “Gli scienziati hanno detto che ce n’erano troppo – ha aggiunto Scaccabarozzi –, ma in realtà come abbiamo visto, alla luce del fenomeno dell’antibiotico resistenza, non sono mai abbastanza. Dal 2016 oltre 85 aziende farmaceutiche, diagnostiche e biotecnologiche, hanno firmato insieme a 9 associazioni industriali una dichiarazione in cui si impegnano a sollecitare i Governi e il mondo imprenditoriale a intraprendere un’azione globale di lotta alla resistenza antimicrobica”.
 
In particolare in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, 13 aziende farmaceutiche hanno delineato una road map fino al 2020 per rafforzare il loro impegno. “È nata un’alleanza per potenziare la ricerca – prosegue Scaccabarozzi – sono 59 i nuovi antibiotici in fase di sperimentazioni, di cui 17 per le infezioni più pericolose. Inoltre si sta lavorando per la gestione e il controllo delle emissioni di antibiotici nell’ambiente al fine di ridurre l’impatto ambientale degli scarichi di produzione entro il 2020. Soprattutto è importante che ci sia un dialogo continuo con gli stakeholder per trovare le soluzioni”.
 
Il problema della resistenza antimicrobica non ha un’unica soluzione pertanto deve essere combattuta su diversi fronti, è necessario uno sforzo congiunto da parte delle istituzioni a livello internazionale che richiede non solo politiche volte a favorire allo sviluppo di nuovi farmaci, ma soprattutto un’intensa attività di sensibilizzazione rivolta alla popolazione e l’impegno degli operatori sanitari perché si diffonda e consolidi una gestione responsabile delle prescrizioni antibiotiche.
 
Un’arma a disposizione dei professionisti è la diagnostica molecolare, spiega Ranieri Guerra, Assistant Director-General Strategic Initiatives Who: “Una diagnostica rapida eviterebbe un uno inappropriato dei farmaci, per questo dovrebbe essere messa a disposizione dei medici di medicina generale. Andrebbero creati incentivi per le aziende sanitarie che abbattono l’incidenza delle infezioni. Bisogna anche intensificare azioni di contrasto ai farmaci contraffatti e sotto-dosati. Così come va portata avanti un’azione di controllo sempre più stringente sulla filiera alimentare. La Ue su questo fronte ha emanato un provvedimento che impedisce l’accesso ai prodotti alimentari trattati con antibiotici”.
 
Altra importante arma è quella della prevenzione: “Uno strumento in più per vincere la sfida” ha affermato Massimo Visentin, Presidente Gruppo Prevenzione Farmindustria. “In media 10.780 persone muoiono ogni anno in Italia a causa di un’infezione da uno degli otto batteri antibiotico resistenti. Si stima che entro il 20150 circa 450 ila persone moriranno a causa dell’antibiotico resistenza che costerà all’Italia 13 mld di dollari da qui al 2050”.
In questo scenario la prevenzione è essenziale. “Una prevenzione che parte dal semplice gesto del lavarsi sempre e correttamente le mani, ma anche e soprattutto dall’utilizzo delle strategie vaccinali per evitare infezioni e diminuire così l’utilizzo degli antibiotici. Le vaccinazioni, riducendo le infezioni virali, limitano l’uso inappropriato degli antibiotici, inoltre riduce la possibilità che la malattia si trasmetta nella popolazione non vaccinata. Pensiamo che in Francia l’uso del vaccino anti-pneumococcico ha contribuito a ridurre l’utilizzo di antibiotici dal 49,7% al 27%”.
 
Farmindustria sta cercando di fare rete con le Istituzioni e le Società scientifiche per diffondere la cultura della prevenzione e affrontare il tema della resistenza agli antibiotici a partire dalla formazione/informazione nelle scuole. “A novembre 2018, per esempio, in occasione della settimana europea dedicata alla resistenza antimicrobica, ha organizzato un incontro con le scuole superiori di Bologna – ha concluso – e ora sono in programmazione ulteriori tappe in altre città d’Italia”
 
Le proposte di Farmindustria:

Uso appropriato degli antibiotici,
Aderire e promuovere, insieme a Ministero della Salute e altri stakeholder, la giornata europea degli antibiotici con iniziative mirate, al fine di sensibilizzare gli operatori sanitari e la popolazione sul tema della resistenza antimicrobica.
 
Prevenzione delle infezioni e della diffusione delle resistenze
I vaccini possono ridurre l’antibiotico-resistenza, in maniera diretta e indiretta.
È importante realizzare una campagna di comunicazione per sensibilizzare operatori sanitari e popolazione sull’importanza della vaccinazione, con il coinvolgimento delle principali società scientifiche e degli ordini professionali.
 
Ricerca e sviluppo di nuovi antimicrobici
Supportare la ricerca collaborativa pubblico-privato e - partendo dal successo di Innovative Medicines Initiative (Imi) - arrivare ad una declinazione italiana di questo modello di partnership.
 
Attribuire il giusto valore agli antibiotici
Lavorare con le Istituzioni (Aifa, Iss, Ministero della Salute) per identificare nuovi meccanismi di rimborsabilità e valutazioni ad hoc per questo tipo di prodotti. Anche sotto il profilo regolatorio è necessario applicare procedure accelerate di autorizzazione all’immissione in commercio per i nuovi antimicrobici.
 
Corsi Ecm
Realizzare interventi formativi a livello nazionale e/o regionale con lo scopo di rafforzare la percezione del problema e migliorare l’appropriatezza prescrittiva, incentivare adeguati comportamenti da parte degli operatori sanitari, in particolare negli ambienti ospedalieri, dove esistono i maggiori problemi.

11 febbraio 2019
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