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Demenza. L’attività fisica non sempre riesce a prevenirla

di Lisa Rapaport

L’attività fisica è uno strumento riconosciuto di prevenzione delle patologie neurodegenerative, in particolare della demenza. Uno studio condotto in Gran Bretagna, tuttavia, ha messo in evidenza come con il progredire dell’età, nelle persone inattive, il beneficio della pratica sportiva perda di efficacia e si rafforzi il legame tra demenza e rschio cardiometabolico

06 MAG - (Reuters Health) – Gli adulti di mezza età inattivi hanno maggiori probabilità di sviluppare demenza ad insorgenza precoce rispetto a quelli che fanno attività fisica, ma il passaggio a uno sile di vita più sportivo probabilmente non riuscirebbe a prevenire il problema.
Questo perché, in una particolare fase della vita, il legame con la demenza sarebbe dovuto in misura maggiore al rischio aumentato, negli adulti inattivi, di cardiopatia, diabete e ictus.È quanto emerge da uno studio condotto in Gran Bretagna.
 
Lo studio
Il team di ricerca – guidato da Mika Kivimaki dello University College London nel Regno Unito e dell’Università di Helsinki in Finlandia – ha esaminato i dati provenienti da 19 studi precedenti che hanno coinvolto circa 405.000 partecipanti,con un’età media di 46 anni, seguiti per una media di 15 anni. All’inizio degli studi, nessuno presentava demenza e il 41% non praticava attività fisica.

Nei primi dieci anni di follow-up, le persone sedentarie avevano il 40% in più delle probabilità di sviluppare demenza. Durante questo periodo, i soggetti inattivi erano anche più inclini a sviluppare disturbi cardiometabolici come ictus, diabete e cardiopatia rispetto a quelli che si allenavano regolarmente.

Con il passare del tempo, l’inattività rimaneva associata a un maggior rischio di malattie cardiometaboliche, ma non esisteva più un legame significativo tra inattività e demenza.

“Ritengo che l’attività fisica sia molto importante per la salute e i nostri risultati supportano uno stile di vita fisicamente attivo come modo per ridurre il rischio di una malattia cardiometabolica”, osserva Mika Kivimaki. “Tuttavia, alla luce delle attuali evidenze, le strategie di intervento dirette alla sola inattività fisica avranno un’efficacia limitata per la prevenzione della demenza”.

Complessivamente, 2.044 persone hanno sviluppato demenza durante lo studio, tra cui sono stati registrati 1.602 casi di malattia di Alzheimer.

I commenti
“L’esercizio fisico, combinato con abitudini alimentari e scelte di vita sane, può migliorare le capacità cognitive sia negli adulti sani che in quelli con segni precoci di deterioramento cognitivo”, dice James Blumenthal, professore di psichiatria presso il Duke University Medical Center di Durham, North Carolina, non coinvolto nello studio, “Anche se può non essere chiaro se l’attività fisica riduca il rischio di demenza, vi sono evidenze schiaccianti del valore dell’attività fisica nella riduzione del rischio di eventi cardiovascolari e nel miglioramento dellla salute generale”.

Fonte: BMJ
 
Lisa Rapaport
 
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

06 maggio 2019
© Riproduzione riservata


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