“Anche i medici devono sentirsi responsabili della salute dell’ambiente”. Il documento di Fnomceo, Isde, Cipomo e Slow Medicine

“Anche i medici devono sentirsi responsabili della salute dell’ambiente”. Il documento di Fnomceo, Isde, Cipomo e Slow Medicine

“Anche i medici devono sentirsi responsabili della salute dell’ambiente”. Il documento di Fnomceo, Isde, Cipomo e Slow Medicine
"Le conoscenze a nostra disposizione - si spiega nel documento - rendono ormai eticamente ed economicamente inaccettabile occuparsi solo degli aspetti clinici della medicina, continuando a trascurare le enormi potenzialità della prevenzione primaria e le conseguenze sulla salute dell’ambiente, dei cambiamenti climatici, della produzione di energia, dei mezzi di trasporto, delle tecniche agricole e di allevamento, del modo di alimentarsi e della qualità dei cibi, delle scelte economiche, delle sempre più evidenti disuguaglianze sociali”. IL DOCUMENTO.

"La salute è la cosa più preziosa che abbiamo ma non sempre ne parliamo con cognizione di causa e soprattutto facciamo poco per ridurre l’impatto negativo che le attività umane esercitano su di essa. Medici e professionisti della salute devono sentirsi responsabili anche della tutela dell’ambiente attraverso attività di educazione sanitaria nei confronti dei pazienti e di 'advocacy' nei riguardi della comunità, dei decisori politici e delle istituzioni".
 
È quanto si legge nel documento "Verso un'ecologia della salute"stilato da Fnomceo, Isde (Medici per l'ambiente), Cipomo (primari oncologi medici) e Slow Medicine, al quale hanno già aderito l'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica Onlus, l'Associazione Italiana Gastroenterologi & Endoscopisti Digestivi Ospedalieri, l'Associazione Libera Specializzandi, la Società Italiana della Riproduzione Umana, la Società Italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia e la Società Italiana di Reumatologia.
 
"Di fatto – si legge nel documento – nonostante gli straordinari successi della medicina stiamo assistendo ad un progressivo incremento dell’incidenza di malattie cronico-degenerative e infiammatorie croniche, di disabilità e di alcune forme di cancro in maniera indipendente dall’invecchiamento della popolazione, come dimostrato dall’insorgenza crescente di queste patologie in epoca sempre più precoce, compresa l’età pediatrica. Sono le conseguenze della grave disattenzione sino ad ora riservata al ruolo che i fattori socio-economici e ambientali hanno nel mantenimento dello stato di salute".
 
"Le conoscenze a nostra disposizione – si sottolinea ancora – rendono ormai eticamente ed economicamente inaccettabile occuparsi solo degli aspetti clinici della medicina, continuando a trascurare le enormi potenzialità della prevenzione primaria e le conseguenze sulla salute dell’ambiente, dei cambiamenti climatici, della produzione di energia, dei mezzi di trasporto, delle tecniche agricole e di allevamento, del modo di alimentarsi e della qualità dei cibi, delle scelte economiche, delle sempre più evidenti disuguaglianze sociali. Questi problemi non possono essere affrontati in modo disgiunto in quanto sistemici, interconnessi e interdipendenti, con effetti finali sulla qualità della vita che risultano dalle loro complesse interrelazioni".
 
"Stiamo vivendo una crisi ecologica inedita per gravità, rapidità e portata – si legge ancora – nei confronti della quale i medici e i professionisti della salute non possono più rimanere semplici osservatori. È loro il compito di sensibilizzare l’opinione pubblica circa le temibili conseguenze che le attività umane producono sugli ecosistemi e sulla salute. Devono porsi come promotori e artefici di un profondo rinnovamento culturale, anche fornendo esempi concreti di come si possono organizzare e gestire le attività sanitarie in modo sobrio, appropriato e sostenibile".
 
"Considerato che non meno del 20% di ciò che costituisce la pratica clinica e le attività sanitarie correnti è ritenuto inutile e potenzialmente dannoso, le Associazione e le Società scientifiche che condividono questo progetto si impegnano, in primo luogo, a individuare per quanto di specifica competenza, le procedure sanitarie obsolete e inappropriate, allo scopo di contrastare il crescente consumismo sanitario e l’overuse di prestazioni diagnostiche e terapeutiche", conclude il documento.

07 Febbraio 2020

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