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Coronavirus. L’epidemia non si ferma: 6 mila nuovi casi e 627 morti in più in un solo giorno. Borrelli: “Non sapremo mai con certezza quando sarà il picco”


Il numero di contagi totali dall'inizio dell'epidemia arriva a 47.021, le persone guarite sono 5.129 e i decessi 4.032. Questi dati nelle Regioni: 15.420 i malati in Lombardia, 5.089 in Emilia Romagna, 3.677 in Veneto, 3.244 in Piemonte, 1.844 nelle Marche, 702 in Campania, 1.001 in Liguria, 1.713 in Toscana, 912 nel Lazio, 555 in Friuli Venezia Giulia, 379 in Sicilia, 551 in Puglia, 422 in Abruzzo, 600 nella Pa di Trento, 39 in Molise, 384 in Umbria, 530 in provincia di Bolzano, 201 in Calabria, 288 in Sardegna, 257 in Valle d’Aosta e 52 in Basilicata. IL REPORT

20 MAR - I casi di nuovo Coronavirus in Italia sono saliti a 47.021 (+5.986 rispetto a ieri), tra cui 5.129 persone guarite (+689 rispetto a ieri) e 4.032 deceduti (+627 rispetto a ieri). Le persone attualmente positive sono quindi 37.860 (+4.670 rispetto a ieri). Complessivamente sono stati effettuati 206.886 tamponi, dei quali oltre 140 mila in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Veneto.

Questi i dati principali dell'aggiornamento odierno forniti dal capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli durante il punto stampa delle ore 18.
 
Ad oggi il numero di persone tuttora positive (esclusi deceduti e guariti) nelle singole Regioni risulta il seguente: 15.420 i malati in Lombardia (+1.482 rispetto a ieri), 5.089 in Emilia Romagna (+583), 3.677 in Veneto (+508), 3.244 in Piemonte (+490), 1.844 nelle Marche (+222), 702 in Campania (+97), 1.001 in Liguria (+118), 1.713 in Toscana (+291), 912 nel Lazio (+171), 555 in Friuli Venezia Giulia (+33), 379 in Sicilia (+58), 551 in Puglia (+189), 422 in Abruzzo (+56), 600 nella Pa di Trento (+109), 39 in Molise (+1), 384 in Umbria (+56), 530 in provincia di Bolzano (+109), 201 in Calabria (+37), 288 in Sardegna (+22), 257 in Valle d’Aosta (+48) e 52 in Basilicata (+15).
 
Le vittime sono 2.549 in Lombardia (381 in più di ieri), 640 in Emilia Romagna (+109), 131 in Veneto (+16), 137 nelle Marche (+22), 209 in Piemonte (+34), 119 in Liguria (+28), 43 nel Lazio (+5), 38 in Friuli Venezia Giulia (+2), 17 in Abruzzo (+6), 47 in Toscana (+9), 17 in Campania (+0), 7 in Valle d’Aosta (+1), 13 nella Pa di Trento (+1), 17 nella Pa di Bolzano (+3), 4 in Sicilia (+0), 2 in Sardegna (+0), 4 in Calabria (+1), 5 in Molise (+3), 7 in Umbria (+5) e 26 in Puglia (+1).
 
Delle persone attualmente positive (37.860) sono ricoverate con sintomi 16.020 (+263), 2.655  (+157) sono in terapia intensiva, mentre 19.185 (+4.250) si trovano in isolamento domiciliare.
 
“Non sapremo mai quando sarà il picco, si parla della settimana prossima o successiva ma non ci evidenze scientifiche. In ogni caso le misure messe in campo fino a oggi hanno dato dei risultati, credo che il numero dei positivi sia frutto di una circolazione del virus che è precedente alla stretta data e che ci auguriamo tutto, con queste misure, prese e da prendere, ci permetterà ancora di più di fermare il virus”, ha detto il capo della protezione civile Angelo Borrelli che ha anche specificato come rispetto a decessi “è in corso un’indagine epidemiologica dell’Iss per stabilire se il decesso” è ‘per’ coronavirus o ‘con’ il coronavirus.
 
Borrelli ha poi annunciato di aver firmato un’ordinanza che prevede che “il pagamento delle pensioni avverrà non più in un solo giorno ma dal 26 marzo al 31 marzo e così avverrà anche per aprile e i mesi a venire”.
 
Il capo della Protezione civile ha voluto poi smentire “che il dipartimento si starebbe preparando a disporre il biocontenimento del paese per meta' aprile. Sono fake news che devono essere punite”. E ancora: “Il dipartimento di Protezione civile e il commissario non requisiscono materiali che sono destinati alle regioni e alle strutture ospedaliere, sarebbe una lotta tra alleati. Quindi non corrispondo al vero alcune notizie che si sono diffuse sul web”.
 
Borrelli ha poi informato di essere al lavoro col Governo per “l’ordinanza per la task force di 300 medici supporto delle regioni più in difficoltà”.
 
“Non abbiamo avuto problemi di ricoveri negli ospedali – ha aggiunto - . Chi sta a casa o è asintomatico o ha sintomi lievi per cui non necessita di ricovero ospedaliero. Questo lo voglio chiarire”
 
Infine il numero della Protezione civile ha informato che i posti letto per la terapia intensiva sono passati dai “5.400 dell’inizio dell’emergenza agli 8 mila attuali e sono cresciuti anche i posti negli altri reparti”.
 
L'aumento dei morti dipende dal più ridotto accesso alle terapie intensive? “Non risulta. Ma poi chi viene definito morto e per che cosa?”, ha risposto così in conferenza stampa Roberto Bernabei ordinario di Geriatria dell'università Cattolica di Roma, durante la conferenza stampa.
 
“Se in Germania – ha precisato - indicano come morto per coronavirus, ad esempio, solo un 28 enne deceduto per polmonite interstiziale da conoronavirus e casi simili, non includendo persone anziani fragile con altre patologie dove il coronavirus potrebbe essere una "concausa" è evidente che ealla fine dei giochi i casi di morte si riducono per forza a pochi casi”. “Probabilmente solo quando saremo in grado di effettaure un'analisi espidemiologica ex post capiremo anche queste cose”, ha aggiunto.
 
“Sulle cartelle di 355 deceduti – ha precisato - sono emersi dati importanti: solo 3 persone, lo 0,8%, non avevano altre patologie. Gli altri avevano due o più patologie. Il fattore di rischio vero non è avere un'età anziana, ma avere patologie concomitanti come la fibrillazione atriale. Noi siamo il Paese più vecchio al mondo”. “L’età media – ha evidenziato Bernabei - degli infettati è di 63 anni. La mortalità delle persone sotto i 60 anni è meno del 10%, il resto è dai 60 in su”.
 
Rispetto alla proposta della teleassistenza per i pazienti ricoverati a casa proposta oggi dal Ssi 118 Bernabei ha detto che “tutto quello che un tempo veniva chiamata telemedicina, e che oggi è tecnoassistenza, ha tecnicalità non facili da esperire. Sono tutte cose molto belle, ma è difficile farlo a livello di popolazione, ma non c'è dubbio che questa strada dello sviluppo tecnologico deve essere intrapresa”.
 
Bernabei ha parlato anche del futuro: “Dobbiamo aspettare minimo 2 settimane per vedere gli effetti”. E poi ha aggiunto: “La fine delle misure di contenimento del coronavirus estesa fino all'estate? Non lo so, tutto è possibile, ancora non lo sappiamo. Finché non avremo una valutazione del picco della pandemia non possiamo fare questi calcoli ulteriori”.
 
Sulle ragioni per cui i focolai sono sempre le due regioni del nord Bernabei ha detto che “non abbiamo la palla di vetro per interpretare questo. Certamente c'è un livello nel centro-sud che è ancora contenuto, quindi da una parte le misure di contenimento iniziano al lavorare, mentre dove c'era un mucchio di pazienti zero le cose sono continuate a esplodere. Sottolineo che da ieri ci sono stati 200 casi in più, qualcosa vorrà dire”.


 
 

20 marzo 2020
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