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Errori sanitari. “Circa 1 sinistro per struttura ogni 10 giorni. Importo medio liquidato di 81.500 euro”. Il Rapporto MedMal di Marsh


Circa tre quarti degli eventi considerati sono rappresentati da sinistri legati all’attività chirurgica (38,5%), errori diagnostici (20,3%), errori terapeutici (10,8%) e infezioni (6,6%). unità operative, emerge infine come le unità più soggette a denunce siano Ortopedia e Traumatologia (20,3%), Chirurgia Generale (12,9%) e Pronto Soccorso (12,6%), seguite da Ostetricia e Ginecologia (10,9%). Ecco l'11° Report del gruppo globale nell’intermediazione assicurativa e nella consulenza sui rischi.

02 LUG - “Sono in media 35 per struttura pubblica, vale a dire circa uno ogni 10 giorni, i sinistri da medical malpractice registrati in un anno”. È quanto emerge dai primi dati relativi al nuovo report MedMal realizzato da Marsh Italia, gruppo globale nell’intermediazione assicurativa e nella consulenza sui rischi.
 
Il report, la cui undicesima edizione è stata presentata oggi, analizza circa 13.500 sinistri con anno di denuncia dal 2004 al 2018, relativi a 66 strutture pubbliche (presidi di primo livello, aziende ospedaliere polispecialistiche e universitarie e ospedali specializzati) distribuite sul territorio nazionale.
 
La sezione dedicata alla sanità privata considera, nel medesimo arco temporale della sanità pubblica, i sinistri di 23 case di cura specialistiche e polispecialistiche, e, novità di quest’anno, anche 61 RSA, analizzate in una sezione dedicata del report.
 
Sanità pubblica: i risultati dell’analisi
Costi e tempi di denuncia
In termini di importo liquidato medio, il report evidenzia un totale di circa 81.500 euro per sinistro. Tale valore risulta superiore ai 78.000 euro registrati lo scorso anno, principalmente a causa del campione selezionato che quest’anno si focalizza sui danni ai pazienti, tipicamente caratterizzati da un importo maggiore rispetto a quelli relativi a terzi e visitatori.

 
Per quanto riguarda i tempi di denuncia, emerge una certa variabilità a seconda del sinistro considerato. In particolare, le infezioni risultano essere la tipologia con i tempi più dilatati, con il 15,3% di denunce entro i 6 mesi che solo dopo 4 anni superano il 70%, mentre una quota residuale dell’11% persiste anche a distanza di oltre 10 anni dell’evento. Più rapidi sono invece i tempi relativi agli errori chirurgici, il cui 36,5% viene denunciato entro il primo anno, per poi avvicinarsi al 90% entro i 5 anni. Gli errori diagnostici, terapeutici e soprattutto quelli collegati a procedure invasive risultano essere infine i sinistri caratterizzati dalla velocità di denuncia più elevata: negli eventi collegati a procedure invasive si raggiunge il 76% in due anni.
 
Tipologia di sinistri e specialità più colpite
Per quanto riguarda la suddivisione dei sinistri, circa tre quarti degli eventi considerati sono rappresentati da: sinistri legati all’attività chirurgica (38,5%), errori diagnostici (20,3%), errori terapeutici (10,8%) e infezioni (6,6%). La scomparsa, rispetto all’edizione precedente, delle cadute accidentali dalle prime quattro fonti di rischio è dovuta alla selezione del campione: nel 40% dei casi tale evento è infatti denunciato da terzi e visitatori che, come anticipato, sono stati esclusi dall’analisi di questa edizione per focalizzarsi sul rischio clinico in senso stretto.
 
Gli eventi collegati al parto, ai quali è stato dedicato quest’anno un approfondimento specifico, si confermano invece tra i più rilevanti in termini economici: nonostante rappresentino solo il 3,4% dei sinistri, essi pesano sul costo totale per il 14,6%, con un valore del liquidato medio pari a 501.000 euro (oltre 6 volte la media). Un dato che si riflette anche nell’analisi dei top claims (i sinistri con un costo uguale o superiore ai 500.000 euro), in cui gli errori da parto occupano la prima posizione con il 25,7%, seguiti dagli errori chirurgici (21,7%) e diagnostici (21,4%).
 
Una sezione dedicata è stata riservata anche alle infezioni ospedaliere: un fenomeno frequente ed economicamente rilevante non solo per quanto riguarda il numero di sinistri, ma anche e soprattutto in relazione ai costi legati all’allungamento dei ricoveri e alle cure necessarie in seguito al loro presentarsi (con un liquidato medio di 101.500 euro, ben oltre la media di riferimento). Le specialità coinvolte appartengono nel 62% dei casi all’area chirurgica, con una diretta predominanza dei sinistri direttamente collegati agli interventi chirurgici, letali per il paziente in un caso su 5.
 
Analizzando i riscontri provenienti dalle unità operative, emerge infine come le unità più soggette a denunce siano Ortopedia e Traumatologia (20,3%), Chirurgia Generale (12,9%) e Pronto Soccorso (12,6%), seguite da Ostetricia e Ginecologia (10,9%): queste quattro unità rappresentano insieme poco più della metà del campione.
 
Indicatori di rischio
Il report fornisce infine un’indicazione del tasso di rischio, in sostanziale continuità rispetto alla scorsa edizione ma con un aumento dei costi rapportati all’organico aziendale: 6,9 sinistri ogni 100 medici, 2,8 ogni 100 infermieri e 1,1 ogni 1000 ricoveri, per valori assicurativi che si attestano sui 6.700 euro per medico, 2.790 euro per infermiere e 107 euro per ricovero.
 
Sanità privata
L’analisi è stata condotta considerando separatamente il campione delle case di cura e delle RSA. Relativamente alle case di cura, si evidenziano costi e frequenze inferiori alla sanità pubblica, con le maggiori differenze dovute alla diversa modalità di riservazione, che nel privato tende a escludere i costi a carico dei sanitari. Altri fattori che contribuiscono ad alimentare questo scostamento sono la dimensione inferiore delle case di cura rispetto agli ospedali pubblici, il minore ricorso al privato per la parte di ostetricia e la diversa complessità degli interventi effettuati. In particolare, il liquidato medio per le strutture private è pari a 72.000 € contro gli 81.500 € del pubblico.
 
Le case di cura sono state inoltre suddivise per classi di fatturato, sul quale è stato calcolato che il costo dei sinistri pesa, in generale, per l’1%.
 
L’analisi dedicata alle RSA mostra in queste strutture una prevalenza di procedimenti penali rispetto ai valori di riferimento (17% sul totale delle pratiche contro l’8,3% nelle case di cura private e il 5,3% nel pubblico), principalmente dovuta ai numerosi decessi che avvengono in tali strutture (30,4% contro 15,9% nelle altre strutture private e 13% nel pubblico). Tale dato è da interpretare anche alla luce della specifica tipologia di utenza che si rivolge alle RSA.

02 luglio 2020
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