Recovery Fund. Alla sanità servono più risorse da spendere bene

Recovery Fund. Alla sanità servono più risorse da spendere bene

Recovery Fund. Alla sanità servono più risorse da spendere bene

Gentile Direttore,
viviamo in una fase politica/sociale/economica caratterizzata dai disastri della pandemia; essa, a livello globale, ha inciso profondamente sul nostro vivere individuale e collettivo; sono aumentate le diseguaglianze, le fragilità, le nuove povertà e l’azione/reazione di molti nostri amministratori (nazionali e locali)  risultano alquanto inefficaci ed inopportuni.

Mi riferisco, ad esempio, al tema del “"Recovery Fund” (letteralmente Fondo di Recupero):  un saggio provvedimento del Consiglio europeo con lo scopo di aiutare gli Stati membri dell’Europa ad affrontare il post Covid. Il piano di aiuti mette a disposizione 672,5 miliardi di euro per i Paesi richiedenti (360 mld a prestiti, 312,5 a fondo perduto). L’Italia ha ottenuto la fetta più grande di questo fondo. Infatti potrà contare su 65,456 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto. Il 70% di queste risorse ovvero 44,724 miliardi, sarà destinato a progetti 2021-2022; il restante 30%, pari a  20,732 miliardi, ad impegni relativi al 2023.

Nel complesso il “budget” italiano è di circa 209 miliardi ripartiti in 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti. Se l’Italia presenterà il suo Pnrr ad inizio 2021 le risorse potranno iniziare ad arrivare già nella primavera prossima ma se la presentazione slitta ad aprile, è probabile che i fondi arrivino non prima del prossimo autunno.

Due gli aspetti incomprensibili:
1) lite all'interno del Governo con la minaccia addirittura di nuove elezioni;
2) la quota del Recovery Fund riservato alla sanità.

Tralascerei il primo per un risparmio di epiteti e mi soffermo, invece, sul secondo. A tal pro, la bozza del Governo datata 6 dicembre c.a. "Piano nazionale di Ripresa e Resilienza" al capitolo 2.6 (Salute) prevede un finanziamento di soli 9 miliardi euro, ovvero il 4,6% del fondo, cioè una cifra inspiegabile data la gravità e le conseguenze (ancora in atto) prodotte dalla “libera” circolazione del coronavirs e sue varianti.

Non mi soffermo sulle criticità (numerose) del Servizio socio-sanitario pubblico emerse in questi mesi; mi sembrava ragionevole e sensata la proposta del Ministero della Salute, nel settembre scorso, di assegnare 68 miliardi di euro finalizzati a progetti di potenziamento dei servizi di assistenza socio-sanitaria per la prevenzione, cura e riabilitazione.

Così come non è condivisibile, a mio avviso, l'ipotesi della Regione Veneto che nella delibera n.1529 del novembre scorso (Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza relativa alla canalizzazione del Ricovery Fund) assegna al capitolo sanità 2,91 miliardi (8,59%): cifra modesta in rapporto all'aumento dei bisogni di assistenza.

Il Piano individua 5 progetti riguardanti l’edilizia ospedaliera e il rinnovo/potenziamento della dotazione tecnologica sanitaria.

Ritengo siano ben altre sono le proposte di utilizzo dei fondi; ne elenco alcune:
1. un necessario piano di assunzione a tempo indeterminato di personale sanitario (così come previsto nella stessa DGR n.782/20;
2. il potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione;
3. un icremento delle attività inerenti alla medicina territoriale;
4. l'istituzione  delle Case della Salute con team multidisciplinari che intervengano anche a domicilio e funzionanti h.24;
5. il rilancio del servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro;
6. la sorveglianza di produzioni che comportano inquinanti tossico-nicivi per l'ambiente.
   – il pieno finanziamento dei Piani di Zona-servizi sociali in tutti gli ambiti di intervento: salute mentale, disabilità, dipendenze, anziani, famiglia, povertà/inclusione sociale.
   – il potenziamento dei servizi territoriale per la salute mentale;
   – il rilancio della Medicina di genere: consultori familiari adeguati ai nuovi bisogni di servizi rivolti alla donna (dall'adolescenza alla menopausa, alla terza età);
   – il superamento dell'attuale modello delle  Rsa (“cattedrali delle lungodegenze”) e la riconversione delle strutture attraverso la creazione di servizi alternativi.

Salvatore Lihard
Movimento per la difesa della sanità pubblica veneziana

Salvatore Lihard

07 Gennaio 2021

© Riproduzione riservata

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