Riforma sanitaria Lombardia. Una petizione popolare per fermarla

Riforma sanitaria Lombardia. Una petizione popolare per fermarla

Riforma sanitaria Lombardia. Una petizione popolare per fermarla
Promossa dal Coordinamento lombardo per il diritto alla salute - Campagna Dico 32, la petizione ha raccolto quasi 10 mila firme in 4 giorni. “La sanità lombarda necessita da anni di una revisione profonda”, ma la riforma Moratti/Fontana, per i promotori della petizione, “conferma la deriva rispetto ai principi della riforma sanitaria del 1978, di universalità, l'uguaglianza e l'equità, con un approccio ospedalocentrico e sbilanciato a favore delle strutture private”.

Sono già quasi 10.000 le firme raccolte a quattro giorni dal lancio dalla Petizione al Ministro della Salute affinché blocchi la “non-riforma” sanitaria della Lombardia: “Il riscontro immediato che abbiamo avuto con la nostra petizione ci conferma nella fondatezza delle nostre richieste e delle nostre preoccupazioni sul futuro della sanità lombarda e sul diritto alla salute dei cittadini, soprattutto delle fasce più deboli e svantaggiate: chiediamo che il Ministro Speranza restituisca al mittente la legge regionale 22/21 sulla cosiddetta riforma sanitaria Moratti/Fontana, in quanto in contrasto con le richieste dello stesso Ministro fatte tramite Agenas “, dichiarano in una nota Marco Caldiroli e Angelo Barbato a nome del Coordinamento Lombardo per il diritto alla salute – Campagna Dico 32, che hanno promosso la petizione

“La sanità lombarda – sottolineano Marco Caldiroli e Angelo Barbato – necessita da anni di una revisione profonda, per le ragioni da tempo denunciate, e che la pandemia ha fatto esplodere, con gravi conseguenze che tutti stiamo pagando". Occorre, per Caldiroli e Barbato, "disporne una revisione sostanziale: occorre ribaltare il modello proposto, che penalizza gravemente le fasce più deboli della popolazione i redditi più bassi”. Tuttavia la legge approvata, per i promotori della petizione, conferma “la deriva lombarda rispetto ai principi della riforma sanitaria del 1978, di universalità, l'uguaglianza e l'equità, con un approccio ospedalocentrico e sbilanciato a favore delle strutture private. Un modello definito “eccellente” ma fallimentare nell’affrontare la pandemia e nell’incrementare le lista d’attesa per chi non può pagare di tasca propria i servizi. Insistere su questa direzione, facendo finta di accogliere le indicazioni del PNRR sulla medicina territoriale, è un cattivo esempio per tutte le altre regioni : mostra dove potrà portare la “autonomia regionale differenziata”.
 
Le proposte del Coordinamento sono “un forte governo pubblico della sanità con una chiara programmazione; la medicina territoriale organizzata in bacini d’utenza limitati per rispondere in modo mirato ai problemi di salute dando priorità alla prevenzione della malattia e garantendo la partecipazione della cittadinanza; le Case e gli Ospedali di Comunità devono essere esclusivamente pubblici e finalizzati a risultati reali di salute e non su utili economici; le liste d’attesa devono essere trasparenti e il loro contenimento un obiettivo primario anche attraverso l’assunzione straordinaria di personale presso le strutture pubbliche; la libera professione all’interno delle strutture pubbliche va eliminata; le RSA devono essere parte integrante del servizio sanitario nazionale”.

13 Gennaio 2022

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