Il medico di famiglia e l’ircocervo

Il medico di famiglia e l’ircocervo

Il medico di famiglia e l’ircocervo

Gentile Direttore,
si sta profilando nel futuro della medicina di famiglia la nascita di un “ircocervo”, animale metà caprone metà cervo la cui figura è stata utilizzata da Benedetto Croce per indicare l’assurdità di mettere insieme liberismo e socialismo e recuperata in tempi più recenti da Berlusconi per aborrire l’alleanza innaturale tra Lega e Movimento 5 stelle, cosa che tra l’altro avvenne con i risultati che consociamo tutti.
 
Questa figura mitologica rende bene l’idea di cosa si sta mettendo in piedi per la medicina generale.
Da una parte abbiamo i sindacati (in primis il sindacato maggioritario) che vuole salvare ad ogni costo la convenzione, dall’altra le Regioni che vogliono condizioni di lavoro da dipendenza e così l’ircocervo è servito.
 
Il sindacato pur di non perdere la convenzione ha accettato negli anni lo snaturamento totale della nostra professione facendoci diventare impiegati/funzionari dello Stato e ora è pure disposto a digerire l’obbligo di un monte orario di 38 ore settimanali come da dipendenti ma senza le tutele della dipendenza.
 
Dall’altra parte lo Stato ha partorito una riforma che offre una casa della salute ogni 50.000 abitanti (diciamo la prossimità in persona) e decide che la soluzione di tutti i mali sta nel fatto che i medici di famiglia lavorano poco, tre ore al girono secondo il populismo televisivo più bieco, e quindi la soluzione sta nell’obbligarli a fare 38 ore.
Pensano davvero che il problema stia qui?
 
Molti di noi stanno facendo molte più di queste ore settimanali da molto tempo eppure arranchiamo, siamo sfiniti, non ce la facciamo a rispondere a tutte le richieste. Non è che forse ci sono stati assegnati compiti impropri?
Proprio in questi giorni un giornale della mia Regione titolava “La Regione striglia i medici. Sciopero? Facciano tamponi”
 
Davvero chi ci governa pensa che fare tamponi tutto il giorno, provvedimenti di quarantena, tracciamenti e certificati di guarigione sia il motivo per cui abbiamo scelto di intraprendere la professione medica? Davvero sono questi i compiti che ci identificano come medici? Queste attività meramente burocratiche ci stanno distogliendo dalla cura dei nostri pazienti e invece di sollevarci da qualche incombenza ce ne mettono sempre di più (vedi piani terapeutici prima per i Nao e adesso per i farmaci per il diabete: se sono farmaci che possiamo finalmente prescrivere perché non togliere i piani terapeutici? A che servono?).
 
Temo che le Regioni con la dipendenza intendano veramente trasformarci in loro funzionari, togliendoci ogni minima possibilità di autonomia, trasformandoci in poco più di operai specializzati.
 
Del resto ai sindacati, Fimmg in primis, interessa che venga mantenuto il rapporto di convenzione (che permette il mantenimento dell’Enpam e il controllo degli Ordini dei Medici) e non importa se la Convenzione risulta svuotata del suo contenuto
Non sarebbe arrivato il momento di fare una riflessione profonda su che medico vogliamo e che servizio pubblico siamo in grado di garantire?
E’ evidente che la semplice costruzione di qualche casa della comunità e di un aumento delle ore di lavoro non cambieranno di molto la situazione.
 
Penso sia doveroso chiederci se vogliamo ancora un medico di famiglia, un medico che si prenda cura della salute della famiglia dal più piccolo al più grande, se vogliamo un medico che arrivi a tutti e non lasci indietro nessuno (come sarebbe stato possibile vaccinare le persone più fragili, gli anziani allettati senza noi medici di famiglia?). Va fatta più che una riflessione sul rapporto ospedale territorio che da troppo tempo appare carente senza un indirizzo organico. Va recuperato il ruolo del distretto da troppo tempo definanziato e sotto organico, come del resto lo sono i Servizi di igiene e sanità pubblica (Sisp).
 
E’ un gioco al massacro quello a cui assistiamo, un gioco dove vengono attribuite ai sanitari le mancanze dovute ad anni di definanziamento del SSN.
Da medico di famiglia della profonda provincia credo di esprimere il sentire di molti colleghi nel dire che ci sentiamo umiliati e beffati da una politica che per salvare sé stessa scarica su chi lavora ben oltre le proprie forze il proprio fallimento.
In questo gioco delle parti l’interesse del cittadino non ha voce e in modo populistico si continua a far credere che nulla è cambiato e che il nostro SSN continua ad elargire servizi come prima quando è ormai evidente da Nord e Sud che le attese per visite sono diventate bibliche, gli interventi sono per lo più sospesi e se si vuole risposte bisogna ricorrere al privato.
 
Credo sia arrivato il momento di mettere da parte gli interessi personali e lavorare per il bene comune.
 
Ornella Mancin
Medico di medicina generale

Ornella Mancin

04 Febbraio 2022

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