Nursing Up: “Perché nei Ps gli incentivi solo per i medici?”

Nursing Up: “Perché nei Ps gli incentivi solo per i medici?”

Nursing Up: “Perché nei Ps gli incentivi solo per i medici?”
De Palma (Nursing Up): “Non solo il Piemonte, già il Veneto protagonista di una scelta poco felice, arrivando a pagare gli straordinari dei medici dei Ps fino a 100 euro l’ora, e lasciando agli infermieri le briciole. Non vorremmo che altre regioni adottassero provvedimenti simili”. A Torino, denunciano i sindacati: “Quale futuro per i 180 dipendenti impiegati nei centri vaccinali e mai indirizzati al ruolo?”.

“È doveroso accogliere e dare voce alla rabbia e al disappunto degli infermieri piemontesi, alle prese con la notizia, ennesimo paradosso messo in atto dalle nostre Regioni, di aumentare gli stipendi dei medici che lavorano nei pronto soccorsi, con incentivi economici che vanno dai 40 ai 100 euro l’ora, lasciando, almeno per il momento, con un pugno di mosche nelle mani, tutti gli altri operatori sanitari e i professionisti del comparto non medico”. A dichiararlo è Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up.

De Palma spiega come “non solo in Piemonte, già il Veneto si è reso protagonista di una scelta poco felice, arrivando a pagare gli straordinari dei medici dei pronto soccorsi fino a 100 euro l’ora, e lasciando agli infermieri le briciole di una indennità annuale di 1.300 euro. Non vorremmo che altre regioni, che vivono le medesime delicate situazioni, adottassero provvedimenti simili, profondamente lesivi per gli infermieri”.

“Quegli stessi infermieri – incalza De Palma – che, con la loro autonomia, con le loro competenze, non possono essere esclusi da un provvedimento chiave e continuare a essere vittime di una disparità di trattamento retributivo che, con la professione medica, ha raggiunto margini che non sono più tollerabili”.
“Solo pochi giorni fa – prosegue il presidente nazionale del Nursing Up – abbiamo portato all’attenzione della collettività, l’emergenza di una regione Piemonte che non è più in grado, in particolare negli ospedali di Torino e provincia, di affrontare il fabbisogno una mole di pazienti che diventa insostenibile proprio nei fine settimana, quando tra il Molinette, il Regina Margherita, e gli altri nosocomi della cintura torinese, le richieste di intervento aumentano a dismisura, dal momento che i medici di base vengono meno”.

I numeri infatti parlano chiaro: “nei week-end gli operatori sanitari dei pronto soccorsi piemontesi, vivono la realtà di un picco di pazienti che tocca, solo nei nosocomi cittadini, gli oltre mille accessi in meno di 24 ore”.

I maggiori sindacati dell’area infermieristica sono quindi intervenuti sul tema degli infermieri di famiglia: “Che fine hanno fatto gli infermieri di famiglia nell’Asl Città di Torino?”, è quello che si domandano il segretario sindacale dell’Asl Città di Torino, Fausto Russo, il segretario provinciale, Roberto Aleo, e il segretario Nursing Up Piemonte, Claudio Delli Carri, inviando una richiesta ufficiale di chiarimenti sull’attivazione dell’infermiere di Famiglia e di Comunità , ai vertici aziendali dell’Asl.

Si tratta di un progetto per cui sono stati già selezionati gli infermieri. “Quale futuro – si chiedono dal sindacato – si prospetta per i 180 dipendenti selezionati per questo ruolo, che hanno partecipato all’apposito avviso di mobilità interna del 2021, i quali dopo essere stati impiegati nei centri vaccinali non sono stati mai indirizzati al ruolo specifico di infermieri di famiglia e di comunità per il quale, tra l’altro, molti infermieri, non solo hanno partecipato al Corso regionale appositamente realizzato per questa figura, ma stanno frequentando anche il Master specifico dell’Università di Torino con un non indifferente esborso economico?”

“Attendiamo che ci sia data una spiegazione chiara, esaustiva e approfondita sulle ragioni che hanno portato fino ad oggi a non avere alcuna indicazione riguardo al progetto”, concludono Delli Carri, Aleo e Russo.

Lorenzo Proia

L.P.

20 Gennaio 2023

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