Parlare bene per agire bene: nursing (e non solo)

Parlare bene per agire bene: nursing (e non solo)

Parlare bene per agire bene: nursing (e non solo)

Gentile Direttore,
ringrazio questa testata per ospitare le nostre riflessioni come persone, come professionisti o altro. E ringrazio la collega Giuliana Morsiani per la lettera che porta al grande pubblico tematiche molto ricche. Mi chiedo se colpisca nel segno o rimanga una lettura edificante per noi addetti ai lavori.

Fa piacere ribadire che bisogna alfabetizzare la professione: sfonda una porta aperta. Io sono un sostenitore della nomenclatura standard delle prestazioni. «Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!» diceva Nanni Moretti. E bisogna abituarsi a categorizzare correttamente i concetti e le azioni per agire con logica. E questo sarà il primo passo verso l’integrazione con la sanità digitale: qui rammento il valido messaggio di Walter de Caro.

Quindi ben vengano le nomenclature NANDA-I, NOC, NIC…

Ma quanto capiscono gli altri professionisti di tutto ciò? Comunicare significa mettere in comune. Con le persone, coi professionisti o altro (anche l’intelligenza artificiale e le macchine, intendo).

Se lo scopo è quello di sensibilizzare un pubblico di professionisti sanitari digiuno di tematiche infermieristiche avanzate, dubito che si vada a segno subito snocciolando concetti così importanti ma non certo compresi o condivisi. Faccio un esempio pratico: molti conoscono alcune diagnosi del DSM, e qualcuno ha un’idea delle dimensioni che lo caratterizzano. Bene, ma questo solo dopo decenni, dopo che anche i fatti di vita e di cronaca hanno portato a “digerire” la questione a livello più ampio, uscendo dai referti specialistici psichiatrici. Non per nulla, ancor oggi nel mondo anglofono si parla di “Digest” per definire le pubblicazioni tascabili che portano a tutti un po’ di sapere. So che ha molti risvolti questo termine: quindi non banalizzo, ma il il concetto è che la materia va “digerita”.

L’infermieristica? Molti non l’hanno nemmeno assaggiata, e forse non l’hanno mai intesa.

Quindi posso immaginare lo sconcerto (nel laico) e anche una certa superficialità nel sanitario non infermiere (o infermiere refrattario alle evoluzioni) di fronte a importanti distinzioni fra Curing e Caring. La sospensione di giudizio non è il forte degli italiani, diciamocelo. Se si vuole andare a segno, forse, dovremmo dimostrare in pratica cosa valgono queste differenze nella nomenclatura, nei concetti e cosa vale veramente il nostro metaparadigma Persona-Salute-Ambiente-Nursing. Quotidianamente, comunicando coi risultati che ne vale la pena. Ma c’è tanto lavoro da fare per alfabetizzare, per “parlare bene, pensare bene e agire bene”. Dobbiamo colpire nel segno coi giusti stake-holders. Nessuno contesterebbe l’ambiente o la salute. Ma le persone non sempre comprendono chi sono e quanto valgono come persone (e non solo come pazienti)

E il Nursing? Pochi anni fa una specializzanda medico mi domandó: ma quindi siete laureati in “infermeria”? Celiando risposi “no, in sala macchine”. Benvenuti a bordo.

Ivan Favarin

Infermiere (dottore Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche)

Ivan Favarin

09 Marzo 2023

© Riproduzione riservata

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