Gentile Direttore,
in questi giorni finalmente i medici del SSN hanno organizzato, spesso insieme alle Associazioni dei pazienti, manifestazioni di protesta per sostenere e salvaguardare il servizio sanitario pubblico, minacciato dall’incuria della politica e dai molti tentativi di privatizzazione.
Gli esperti e i professionisti della sanità sono concordi nella difesa del servizio pubblico, senza cedimenti. Danno ragione di questa difesa i costi e i risultati dei servizi affidati ai privati, come in USA, la necessità di garantire a tutti i cittadini un diritto inalienabile quale la tutela della salute e il fatto che, privatizzando, si finisca col computare nel finanziamento del servizio anche il profitto dei privati, cioè i costi assicurativi e del cosiddetto welfare aziendale.
Colpisce quanto appaia difficile spiegare questioni così apparentemente elementari. E non solo ai cittadini, che dovrebbero capire facilmente il rischio di doversi impoverire per curarsi, ma, e più che altro, ai politici che sembrano affascinati dalle sirene del mercato quale soluzione unica dei mali del mondo.
Qualcuno ha qualche ragionevole speranza di intendersi meglio con un Governo sicuramente più vicino a posizioni liberiste di quanto sia stato possibile col precedente assetto politico?
Si torna allora a una vecchia questione, la necessità di esercitare una funzione pedagogica per spiegare perché, per il bene di tutti, la sanità debba essere pubblica. In questi giorni, nell’invasione mediatica della memoria berlusconiana, ricorre il tema del politico che ha fomentato gli istinti consumistici della gente, esaltando gli italici difetti invece che tentare di correggerli.
Penso che questa sia una chiave per comprendere perché i cittadini diano quasi per scontata l’esistenza del servizio sanitario, come di un misterioso miracolo, concesso da chi sa quale autorità, salvo lamentarsene, talora giustamente talora per troppe pretese.
Da un lato i cittadini fruiscono di un elevato livello di libertà individuale, anche in settori meno richiesti dalla maggioranza, mentre agguerrite minoranze lottano tuttora per incrementare il novero dei diritti esigibili; dall’altro sono stati imposti limiti burocratici fastidiosi e inutili alla fruizione dei servizi comuni.
Le piste ciclabili tutelano il diritto dei pochi monopattini ma rendono difficile il posteggio fomentando il costume del mettersi in doppia fila in dispregio del bene comune. Se il sistema frappone ostacoli nel tentativo di contenere la domanda o, peggio, comprime le prestazioni per disfunzione organizzativa, vedi liste d’attesa, tutto ciò viene percepito come ingiustizia.
Abbiamo reso talmente difficile la fruizione del servizio pubblico che la gente finisce col preferire la scorrevolezza del privato, anche a costo di pagare. Ma siccome pagare non vuole, allora si irrita e critica facendo il gioco di chi, surrettiziamente, insinua che l’affidamento ai privati offra vantaggi in termini di efficienza. E’ così che il pubblico finanzia il privato.
L’individualismo anarcoide ha sostituito la difesa dei beni comuni e ciascuno vuole quel che ritiene spettargli. In conclusione da un lato sussiste questa ipoteca comune, un servizio che nessuno vuole abolire, dall’altro il decisore politico persegue il consenso e, nello stesso tempo, è sensibile alle sirene del mercato.
Finora la sanità ha subito solo parzialmente gli effetti della globalizzazione, per lo più nel settore dei farmaci e dei vaccini. Molti segnali, per lo più legati all’uso della I.A., lasciano prevedere la transizione dalla imprenditorialità alla finanziarizzazione. L’assistenza sanitaria potrebbe diventare oggetto di redditizi investimenti globali.
Un’altra possibilità è quella che già tutti i professionisti della sanità praticano e cioè fare il proprio dovere al meglio anche al di là dei limiti del lavoro quotidiano. Ma ciò sarà sufficiente a evitare lo scadimento della sanità pubblica? E se questo Governo decidesse altrimenti, a favore di soluzioni privatistiche? Il peggior nemico dei diritti è l’indifferenza.
La sinistra e gli esperti segnalano rischi di crollo del sistema, il Governo e chi lo sostiene propongono rattoppi e rammendi: in attesa dell’assalto finale dei campioni della globalizzazione finanziaria.
Antonio Panti