Banche del latte umano donato: plauso e riflessioni

Banche del latte umano donato: plauso e riflessioni

Banche del latte umano donato: plauso e riflessioni

Gentile Direttore,
in occasione della Giornata Mondiale della Donazione del Latte Umano, il17 maggio scorso, Quotidiano Sanità ha dato il giusto rilievo a quanto prezioso sia il latte donato da altre donne quando la propria madre non ne abbia a sufficienza ed alla rilevanza strategica dello sviluppo di una rete nazionale di Banche del Latte Umano Donato (BLUD) per rispondere alle esigenze di salute dei neonati in particolare pretermine e di quelli in generale ad alto rischio.

Non può quindi che essere accolto con favore l’incremento in Italia delle BLUD, come testimoniato da La Stampa del 27 luglio u.s. che informava sull’attivazione di una BLUD al Policlinico Gemelli di Roma, ma induce perplessità la dichiarazione dell’esistenza di un contributo finanziario di alcune ditte produttrici di prodotti alimentari per l’infanzia.

La disponibilità di Latte Umano Donato è un must nell’assistenza in Neonatologia, tanto che in data 5 dicembre 2013 la Conferenza Stato Regioni ha sancito l’accordo “Linee di indirizzo nazionale per l’organizzazione e la gestione delle banche del latte umano donato nell’ambito della protezione, promozione e sostegno dell’allattamento al seno” (G.U. n. 32, 8 febbraio 2014).

Disporre di LUD significa ridurre l’incidenza di gravi patologie quali l’enterocolite necrotizzante del pretermine (NEC), riducendo per giunta in maniera significativa i costi sanitari, sociali e familiari.

Non vanno però ignorati neppure i costi di una BLUD per la fase di avviamento così come per una sua sostenibile gestione. La necessità di nuove BLUD andrebbe quindi sempre valutata ed inquadrata nell’ambito di una razionale distribuzione geografica. Infatti, in alcune aree d’Italia le BLUD risultano carenti, mentre in altre sono fin troppo addensate.

La pianificazione di cui c’è bisogno deve essere il frutto di un lavoro comune fra Assessorati alla Sanità e UTIN in modo che una BLUD possa funzionare in piena efficienza, raccogliendo e mettendo a disposizione il latte umano donato anche per neonati di altre UTIN prive di BLUD integrate a livello regionale o inter-regionale. Infatti, maggiore è il volume di produzione di LUD, maggiore è l’abbattimento dei costi gestionali della BLUD, minore il costo per litro di LUD prodotto.

Queste considerazioni hanno portato l’Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato (AIBLUD), il Tavolo Tecnico Allattamento (TAS) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) a stilare un documento sulle BLUD attualmente in revisione presso il Ministero della Salute.

Resta poi da capire perché – una volta stabilità la necessità di una nuova BLUD – un’Azienda Sanitaria invece di allocare i necessari fondi pubblici per l’acquisto delle apparecchiature indispensabili alla preparazione del latte umano donato, preferisca accettare il comodo contributo finanziario delle ditte produttrici di prodotti alimentari per l’infanzia. Quanto è appropriata da un punto di vista etico questa scelta amministrativa, in considerazione della nota competizione esistente fra latte umano/materno e formule lattee? Anche per evitare il sospetto di conflitti di interessi.

Riccardo Davanzo,
Presidente del Tavolo Tecnico Allattamento del Ministero della Salute (TAS);
Guido Moro,
Presidente dell’Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato (AIBLUD)

03 Agosto 2023

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