Parkinson. La dopamina potrebbe non essere l’unico neurotrasmettitore coinvolto

Parkinson. La dopamina potrebbe non essere l’unico neurotrasmettitore coinvolto

Parkinson. La dopamina potrebbe non essere l’unico neurotrasmettitore coinvolto
Gli stessi neuroni che producono dopamina, quando si attivano rilasciano anche un altro tipo di molecola, il neurotrasmettitore GABA, che ha la funzione di limitare l’attività neuronale. La scoperta fa vacillare le conoscenze sulla patologia, e i ricercatori si chiedono quale sia il ruolo di questa molecola sui sintomi.

Succede spesso, che quando si cura un paziente affetto da morbo di Parkinson, il trattamento standard funzioni solo per un periodo limitato di tempo. Nessuno aveva mai capito perché: una ricerca della Harvard Medical School pubblicata su Nature sembrerebbe aver dimostrato che il problema è che – contrariamente a quanto pensato fino ad oggi – potrebbe non essere solo il neurotrasmettitore dopamina, presente in quantità ridotte nelle persone affette da Parkinson, a dover giocare un ruolo fondamentale nella cura. Lo studio avrebbe infatti dimostrato come i neuroni preposti al rilascio di questa molecola producano normalmente anche un altro neurotrasmettitore, chiamato GABA, che ha invece la funzione di limitare l’iperattività neuronale.
 
Da un punto di vista biochimico le persone affette da Parkinson presentano nel cervello una quantità ridotta di dopamina, un neurotrasmettitore che permette di camminare e parlare. Nell’organismo umano, i neuroni che lo rilasciano si trovano nel corpo striato, una porzione dell’organo nervoso coinvolta nell’apprendimento e nel movimento: quando questi muoiono – come succede ai pazienti con la malattia neurodegenerativa – la capacità di muoversi facilmente si riduce. Attualmente, quindi, la terapia standard per queste persone è la somministrazione di precursori della dopamina, che poi l’organismo stesso trasforma nel neurotrasmettitore.
Tuttavia, quello che non si sapeva, è che oltre a questo, le stesse cellule producono anche un’altra molecola, chiamata GABA, che invece diminuisce l’attività neuronale. Tramite tecniche di optogenetica, una tecnica che consiste nella manipolazione genetica delle cellule per renderle sensibili alla luce, dopo aver attivato i neuroni della dopamina su alcuni ratti gli scienziati hanno esaminato gli effetti del suo rilascio. Di solito, in questi casi, si silenziano tutti gli altri neurotrasmettitori per privilegiare l’osservazione della dopamina, ma stavolta no, e il team ha deciso di osservare solo cosa accadesse in maniera più ‘naturale’.
 
Invece di assistere a un’attivazione del neurotrasmettitore dopamina, gli scienziati hanno così visto su modello murino una rapida inibizione dei neuroni striatali, ad effetto – appunto – del neurotrasmettitore GABA, che dopo ulteriori test è stato dimostrato provenire proprio dagli stessi neuroni dopaminergici. “A seguito di questi risultati ci siamo domandati se tutto il modello su cui è basata oggi la comprensione del morbo di Parkinson non fosse in qualche modo errato, o quantomeno non completo: quali dei sintomi sono dovuti effettivamente ai modificati livelli di dopamina nell’organismo di questi pazienti, e quali invece a quelli di GABA?”, ha spiegato Bernardo Sabatini, che ha condotto lo studio.
Per tentare di agire su GABA, gli scienziati hanno così cercato il ‘veicolo’ su cui questo viaggia, la proteina VGAT, e ne hanno silenziato il gene associato ad esso nei topi. Tuttavia, anche dopo questa manipolazione, si sono accorti che i neuroni continuavano a rilasciare il neurotrasmettitore: seppure non si sappia ancora come e perché, nel caso non fosse disponibile VGAT, GABA usava un altro trasportatore, chiamato VMAT, che di solito traghetta altre molecole tra cui anche la stessa dopamina. “Sembrava dunque che la dopamina fosse effettivamente solo un lato della medaglia”, ha commentato ancora il ricercatore.
 
“È una scoperta totalmente inaspettata”, ha detto anche Anatol Kreitzer, ricercatore al Gladstone Institute of Neurological Disease e all’Università della California di San Francisco, che non ha preso parte allo studio. “A un livello molecolare, nessuno si aspettava che i neuroni dopaminergici potessero rilasciare quantitativi significativi di GABA. Anche a livello funzionale, sorprende il fatto che un importante modulatore della plasticità del cervello possa rilasciare questo neurotrasmettitore. E questo fa nascere numerose domande su che ruolo GABA abbia nel Parkinson, nell’apprendimento o in altre malattie psichiatriche”. Domande cui oggi lo stesso team autore del lavoro su Nature sta tentando di rispondere, in una serie di altri esperimenti.

26 Ottobre 2012

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