“Encourage, Empower and Evolve”, la nuova frontiera della prevenzione cardiovascolare passa dalla diagnosi precoce della Malattia Renale Cronica

“Encourage, Empower and Evolve”, la nuova frontiera della prevenzione cardiovascolare passa dalla diagnosi precoce della Malattia Renale Cronica

“Encourage, Empower and Evolve”, la nuova frontiera della prevenzione cardiovascolare passa dalla diagnosi precoce della Malattia Renale Cronica

Al congresso "Encourage, Empower and Evolve" gli specialisti rilanciano la necessità di individuare precocemente la MRC  e intervenire tempestivamente con le nuove terapie per ridurre infarti, ictus e scompenso cardiaco

Per lungo tempo la malattia renale cronica è stata considerata prevalentemente una patologia che interessava i reni e che, nelle sue forme più avanzate, poteva portare alla dialisi. Oggi la conoscenza scientifica ha profondamente modificato questa visione. La Malattia Renale Cronica (MRC)è infatti riconosciuta come una condizione sistemica strettamente legata alla salute cardiovascolare e uno dei più importanti amplificatori del rischio di eventi come infarto, ictus e scompenso cardiaco. Nonostante questo, continua a essere ampiamente sottodiagnosticata: si stima che ne soffra una persona adulta su dieci e che circa il 90% dei pazienti non sappia di esserne affetto. Di questo si è discusso durante la quarta edizione di “Encourage, Empower and Evolve”, appuntamento scientifico di riferimento dedicato alla gestione integrata del paziente con sindrome cardiorenale-metabolica, che ha riunito a Cagliari cardiologi, internisti, nefrologi e medici di medicina generale. Un incontro dal quale è emerso un messaggio condiviso da tutti gli specialisti: la diagnosi precoce della malattia renale cronica rappresenta oggi una delle strategie più efficaci per migliorare la prognosi cardiovascolare e modificare la storia naturale della malattia grazie all’impiego tempestivo delle nuove terapie.

Una nuova cardiologia che guarda oltre il cuore

L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche stanno cambiando il modo di fare cardiologia. Il paziente cardiovascolare presenta sempre più frequentemente diabete, obesità, insufficienza renale e altre comorbilità che richiedono una visione complessiva della persona. “Stiamo vivendo un momento di grande trasformazione della cardiologia – spiega Michele Senni, direttore della Cardiologia 1 e del Dipartimento cardiovascolare dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo -. La cardiologia vista come una specialità organo-centrica deve cambiare”, aggiunge il direttore. Secondo Senni, l’allungamento dell’aspettativa di vita impone ai cardiologi di acquisire competenze sempre più integrate, che comprendano anche aspetti nefrologici, metabolici e diabetologici. In questo contesto il rene assume un ruolo strategico nella valutazione del rischio cardiovascolare. “Il rene diventa un centro di attenzione fondamentale”, sottolinea lo specialista, ricordando come la compromissione della funzione renale sia strettamente collegata agli esiti cardiovascolari e debba essere considerata parte integrante della valutazione clinica del paziente.

Una malattia diffusa ma ancora sottodiagnosticata

Se le conoscenze scientifiche sono ormai consolidate, resta ancora molto da fare sul fronte della diagnosi. Secondo Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC), il principale ostacolo è rappresentato dalla scarsa attenzione che la malattia renale cronica riceve nella pratica clinica quotidiana. “Bisogna sottolineare quanto sia diffuso il concetto di rischio cardiovascolare, ma manca ancora una solida cultura di riferimento per la malattia renale cronica”, osserva. Eppure identificarla è relativamente semplice. Bastano infatti due esami di routine: la misurazione del filtrato glomerulare stimato (eGFR), ottenuta con un normale prelievo di sangue, e il rapporto albumina-creatinina urinaria (uACR), rilevabile attraverso un semplice campione di urine. “Parliamo di valutazioni semplici – evidenza Perrone Filardi – poco costose e facilmente accessibili. La misurazione dell’albuminuria e del filtrato renale dovrebbe entrare nella pratica clinica con la stessa naturalezza con cui oggi misuriamo il colesterolo o la glicemia”. L’esecuzione sistematica di questi test nei soggetti a rischio – pazienti con diabete, ipertensione, obesità, dislipidemia o malattie cardiovascolari già note – consentirebbe infatti di individuare precocemente il danno renale e di affinare la stratificazione del rischio cardiovascolare.

Il territorio protagonista dello screening

Per intercettare la malattia nelle sue fasi iniziali, gli specialisti ritengono indispensabile rafforzare il coinvolgimento della medicina territoriale. Medici di famiglia e farmacie possono svolgere un ruolo determinante nell’identificazione precoce dei pazienti a rischio. “La farmacia dei servizi è un’opportunità straordinaria di screening – afferma Perrone Filardi -. È il punto più prossimo del Servizio sanitario ai cittadini e può diventare un presidio importante per l’identificazione delle malattie cardiovascolari, renali e metaboliche. La diffusione capillare delle farmacie sul territorio nazionale rappresenta infatti una risorsa preziosa per raggiungere anche le persone che raramente si rivolgono agli specialisti, favorendo una maggiore cultura della prevenzione e della diagnosi precoce.

Gli SGLT2-inibitori cambiano la storia della malattia

La disponibilità di nuove terapie rende ancora più importante individuare tempestivamente la MRC. Gli SGLT2-inibitori hanno infatti dimostrato di rallentare la progressione della malattia renale e ridurre significativamente il rischio di eventi cardiovascolari maggiori. Secondo gli specialisti, la loro efficacia è particolarmente evidente nei pazienti più anziani, che rappresentano una quota crescente della popolazione seguita dagli ambulatori cardiologici. “Non bisogna fermarsi al dato anagrafico – osserva Senni – . È necessaria una valutazione globale che tenga conto della fragilità, delle comorbilità e delle condizioni complessive del paziente”. Proprio negli anziani, sottolinea il cardiologo, queste terapie stanno offrendo risultati particolarmente incoraggianti. “Nei pazienti anziani questi nuovi farmaci trovano una delle loro indicazioni principali, con grandi risultati e grande soddisfazione”, afferma.

Intervenire prima per ridurre gli eventi cardiovascolari

La sfida, oggi, è passare da una medicina che interviene quando il danno è ormai avanzato a una medicina capace di riconoscere precocemente i segnali di rischio e agire prima che compaiano le complicanze. La malattia renale cronica rappresenta uno degli esempi più evidenti di questo cambiamento. Diagnosticarla attraverso esami semplici e a basso costo, inserirla stabilmente nei percorsi di screening dei pazienti cardiovascolari e avviare precocemente le terapie più efficaci significa non solo proteggere la funzione renale, ma soprattutto ridurre il rischio di eventi cardiovascolari e migliorare la sopravvivenza. Un obiettivo che richiede una maggiore integrazione tra specialisti e territorio, ma anche un cambiamento culturale: considerare il rene non come un organo separato dal cuore, ma come uno dei principali indicatori della salute cardiovascolare complessiva del paziente.

Isabella Faggiano

25 Maggio 2026

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