Carcinoma orale. Un antibiotico potrebbe curarlo

Carcinoma orale. Un antibiotico potrebbe curarlo

Carcinoma orale. Un antibiotico potrebbe curarlo
Non è da molto che sostanze antibatteriche usate per conservare il cibo sono studiate anche per altri usi. Uno studio statunitense dimostrerebbe che questo campo di ricerca ha potenzialità: la nisina, antibiotico usato negli alimenti, sarebbe capace di rallentare e addirittura fermare i tumori a cellule squamose di collo e testa.

Si tratta di un antibiotico, comunemente usato come conservante negli alimenti. Eppure una ricerca dell’Università del Michigan sembrerebbe aver dimostrato che è capace di rallentare la crescita di tumori della testa o del collo a cellule squamose, o addirittura bloccarla. Stiamo parlando della nisina, e lo studio che dimostrerebbe il risultato è stato pubblicato su Cancer Medicine. Il fatto che la sostanza sia stata dichiarata sicura decine di anni fa dalle agenzie del farmaco, renderebbe la scoperta molto promettente, poiché un eventuale uso clinico potrebbe essere approvato più rapidamente.
 
Agenti antibatterici come la nisina agiscono alterando le proprietà delle cellule batteriche per renderle innocue, ma è solo recentemente che gli scienziati hanno iniziato a testare queste sostanze anche su altri tipi di cellule, come quelle tumorali. Secondo questo studio, che guardava proprio all’uso di antimicrobici come antitumorali, la nisina rallenterebbe la proliferazione delle cellule malate, o ne causerebbe la morte, tramite l’attivazione di una proteina chiamata CHAC1. Sarebbe anche la prima volta che viene messo in luce il ruolo di questa molecola nella morte cellulare dei tessuti tumorali.
La proteina agirebbe creando pori nella membrana, che permetterebbero il più libero passaggio di calcio, che è un noto agente regolatore della morte e della sopravvivenza delle cellule. Gli scienziati tuttavia non sono ancora sicuri di come questo possa agire e innescare la distruzione del tumore. Inoltre, la nisina sembrerebbe agire esclusivamente sui tessuti malati, non intaccando quelli sani.
 
Il risultato – se dovesse venire confermato, cosa su cui gli scienziati sono comunque cauti – potrebbe portare dunque a possibili opzioni terapeutiche, per un cancro i cui tassi di sopravvivenza non sono migliorati negli ultimi decenni. “Le basse percentuali di sopravvivenza a cinque anni per il tumore alla bocca, ad esempio, sottolineano la necessità di trovare nuove terapie per trattare questo tipo di carcinoma”, ha spiegato Yvonne Kapila, autrice dello studio. “L’uso di piccoli agenti antibatterici come la nisina è sicuramente un approccio innovativo e promettente, in questo senso. Soprattutto perché è stata usata in maniera sicura sugli esseri umani per moltissimo tempo.”

02 Novembre 2012

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