Non chiamateli ‘supereroi’

Non chiamateli ‘supereroi’

Non chiamateli ‘supereroi’

Gentile direttore,
mi permetta una breve riflessione sugli innumerevoli episodi di violenza fisica e verbale che vengono perpetrati sempre più frequentemente nei confronti dei medici (categoria alla quale peraltro appartengo) e, più in generale, di tutti i professionisti che operano nel comparto della sanità.

Acclamati dalla gente durante il periodo della pandemia, pare che tutti abbiano perso improvvisamente i loro poteri di supereroi e, per questo, siano diventati particolarmente vulnerabili, spogliati del loro mantello magico che ha ripreso le sembianze di un semplice camice da lavoro.

Il concetto di fondo è che non si può essere supereroi “a tempo”: è come se Superman nel corso delle epoche storiche che si succedono talvolta perdesse la sua immagine di invincibilità e di forza: questo, naturalmente, non accade perché Superman è e rimarrà “sempre” nell’immaginario collettivo come uno dei più grandi supereroi, dotato di poteri che mette a disposizione dell’intera umanità.

E’ altrettanto vero che i medici, pur essendo una razza in via di estinzione, non sono giunti sulla Terra dal pianeta Krypton, non sono i protagonisti della striscia di un fumetto: pensate che, a dispetto del parere di qualcuno, sono esseri umani da sempre! Non possono pertanto incarnare dei supereroi semplicemente perché supereroi non sono, né mai lo saranno!

L’umanità in un momento di estrema difficoltà non ha potuto che affidarsi completamente alla scienza e la scienza ha subito risposto mettendosi immediatamente al servizio dell’umanità. Ma la scienza non è un termine astratto, sono gli uomini che la fanno progredire alternando successi ad inciampi e cadute che fanno parte dei limiti e delle debolezze umane. E medici ed operatori sanitari, che pure fanno parte di questo mondo, non possono fare eccezione.

Senza voler entrare nel merito dei disagi con i quali quotidianamente convivono nel loro lavoro, occorre considerare che i medici sono uomini esattamente come gli altri, che hanno nel cervello, nel cuore e nelle mani la responsabilità della vita altrui, ma che pur prodigandosi fino allo spasimo possono comunque qualche volta sbagliare; il vero errore è stato quello di aver aggiunto quel “super” alla parola “man”, un super che pesa, credetemi, come un macigno sotto il quale a volte si può rimanere schiacciati.

Fabrizio Anatra
Medico Pneumologo

20 Novembre 2023

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