Standard ospedalieri. Cassi (Cimo): “Occorre adeguare strutture ed organici”

Standard ospedalieri. Cassi (Cimo): “Occorre adeguare strutture ed organici”

Standard ospedalieri. Cassi (Cimo): “Occorre adeguare strutture ed organici”
Il problema centrale è adeguare strutture ed organici ad un nuovo modello organizzativo degli ospedali e, strettamente collegato a questo, ricreare una carriera professionale del medico e valorizzare le capacità professionali dell'èquipe in sintonia con l’introduzione di soglie di interventi e di risultati

Ho letto con molta attenzione l’articolo di Ivan Cavicchi sugli standard ospedalieri ed ho apprezzato particolarmente la parte in cui scrive che il problema centrale è adeguare strutture ed organici ad un nuovo modello organizzativo degli ospedali. È indubbio che in una Medicina sempre più multispecialistica e multiprofessionale il modello della 132/68 con una struttura rigida, divisa in reparti e servizi, non ha più ragione di esistere. Negli anni, poi, a questo modello è solo stato modificato il nome in strutture o unità operative semplici e complesse, e i dipartimenti non sono mai veramente diventati realtà, fermi ancora alla diatriba se devono essere strutturali o meno, se il capo dipartimento debba o meno mantenere la direzione di struttura.

Ci sono è vero, in alcuni Regioni, modelli organizzativi che prevedono letti assegnati per intensità assistenziale o dipartimentali, ma non essendo state adottate norme chiare sulle competenze e sulle responsabilità ed essendo rimaste in piedi le vecchie strutture operative, stanno creando problemi e conflitti che rischiano di oscurarne i vantaggi.

Il difetto principale del questo regolamento è quindi quello di fare riferimento ad un modello di Ospedale non più adeguato ai tempi. I livelli previsti però, non sono affatto la vecchia suddivisione, peraltro superata dalla fantasia delle programmazione regionali, che in questi anni hanno distribuito discipline di alte specialità in ospedali periferici ed hanno moltiplicato le strutture frammentando l’offerta per venire incontro a pressioni localistiche e clientelari. La gerarchizzazione degli ospedali prevista dal regolamento, invece, si fonda sulla effettiva messa in rete e sull’integrazione.

Capisco che non essendo state modificate le norme di riferimento, era assolutamente necessario dare indicazioni alla Regioni sulle linee della riorganizzazione, almeno per avere un modello unico nazionale e non la solita arlecchinata regionale. Era inoltre necessario dare standard di bacino per individuare le discipline (non i posti letto) per adempiere a quanto previsto dalla spending review che è ormai una legge dello stato. Ma concordo in pieno con quanto scrive Cavicchi “oggi senza un pensiero riformatore si riduce questa riforma ad una batteria di standard per tagliare l’assistenza ospedaliera nel nostro paese.”

Il problema centrale è infatti, adeguare strutture ed organici ad un nuovo modello organizzativo degli ospedali e strettamente collegato a questo, ricreare una carriera professionale del medico che preveda all’apice non solo il direttore di struttura gestionale, figura sempre più ad esaurimento, ma il capo di un equipe di professionisti. La ristrutturazione del sistema non può, infatti, portare ad un ulteriore appiattimento, ma deve valorizzare le capacità professionali in sintonia con l’introduzione di soglie di interventi e di risultati.

Un breve accenno finale ai rapporti tra le professioni. Rispetto al passato, le professioni sanitarie hanno acquisito un livello più alto di preparazione ed i Medici specialisti sono sempre meno ed operano ad un livello più alto di complessità. Ridefinire ruoli e competenze non è più rinviabile, anche per prevenire e regolamentare le fughe in avanti di molte Regioni. Occorre però anche qui mettere norme chiare a tutela della salute dei pazienti: le nuove competenze non possono degenerare in un’anarchia di responsabilità e in questo nuovo scenario la centralità del ruolo del Medico nella diagnosi e terapia non è in discussione, anche perché deriva dal suo percorso di studi, intenso e almeno tre volte più lungo di qualsiasi altra figura professionale sanitaria.

Riccardo Cassi
Presidente Cimo Asmd

 

Riccardo Cassi

20 Novembre 2012

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