La proposta di legge Schlein sulla sanità: ancora una visione miope della salute della popolazione

La proposta di legge Schlein sulla sanità: ancora una visione miope della salute della popolazione

La proposta di legge Schlein sulla sanità: ancora una visione miope della salute della popolazione

Gentile direttore,
non avremmo voluto intervenire sulla proposta di legge Schlein perché’ talmente riduttiva da apparire inadeguata per rappresentare un gruppo politico che ha gestito, pur all’ interno di una coalizione di governo, il sistema salute al tempo della più grande pandemia del dopoguerra. Un gruppo politico che peraltro non dovrebbe esimersi da una sincera autocritica per avere contribuito negli anni a ridurre il finanziamento del SSN.

Nonostante i limiti evidenti di una tale proposta, il dibattito che ne è scaturito e le audizioni in corso sulla medesima ci induce ad intervenire nuovamente per ribadire l’essenzialità innanzitutto di una visione, di un’idea, di un progetto di SSN che appare totalmente assente nella proposta del Partito democratico

La mancanza di uno sguardo progettuale

Senza questo sguardo progettuale e concreto, che abbiamo declinato più volte e derivante dai cambiamenti demografici, epidemiologici, tecnologici e climatici, la proposta della Schlein appare meramente schiacciata su strategie finanziarie.

Una scelta che la rende debole e perdente in partenza, pur riconoscendo che senza risorse adeguate, continuative e sistematiche, recuperate dall’ evasione fiscale e aggiungiamo noi dagli indecenti extra profitti di questi anni, non si garantisce e non si migliora nulla.

Le disuguaglianze di salute, le disuguaglianze all’accesso, la farraginosità del nostro sistema che non parla al proprio interno o ricorre a linguaggi differenti e discordanti richiedono una nuova Governance indispensabile per una concreta ed effettiva esigibilità del diritto fondamentale salute. E qualsiasi proposta di riforma o di modifica sostanziale del SSN deve porsi e contemplare questa dimensione.

La necessità di una nuova governance globale

Una governance riformata che deve interessare globalmente i vari livelli di articolazione del nostro Servizio Sanitario: quello superiore dei rapporti tra Ministero salute e MEF nella gestione delle risorse e dei rapporti tra stato e regioni; quello intermedio con il superamento dell’attuale neo-centralismo regionale che schiaccia il ruolo dei comuni nella programmazione emarginandoli totalmente; quello dei professionisti, restituendo loro onore e dignità oggi sotto il tacco di un modello aziendalistico autoritario.

Il diritto alla salute è per noi qualche cosa che si costruisce a livello strutturale ma anche a quello sovrastrutturale e culturale.

Un modello culturale e organizzativo alternativo

È nostra convinzione, infatti, che non bastano servizi più o meno in filiera se i professionisti ad essi preposti non hanno chiaro l’orizzonte entro il quale si devono muovere e orientare. Così come non bastano risorse se i cittadini non hanno neanche più il medico di base, e non sanno dove andare per ottenere i servizi di cui necessitano

Ciò che serve immediatamente dunque, oltre a strutture territoriali con livelli diversi di competenze (case della comunità, consultori, servizi domiciliari, ecc.) è una interlocuzione forte e chiara con i singoli cittadini e le collettività dei diversi territori che deve essere garantita dalla presenza di operatori di comunità. Attività che dovrà essere affiancata da azioni di promozione della salute e di coinvolgimento attivo dei diversi attori nella programmazione e soprattutto nella valutazione dei risultati ottenuti.

Le rinunce alle cure, la povertà sanitaria, l’uso improprio di risorse, i tempi infiniti di attesa, non derivano semplicemente da un mal funzionamento od una eccessiva onerosità del sistema, che pure esiste, ma anche da una non adeguata cultura della salute, da una letteracy che non corrisponde ai reali bisogni di salute derivanti da cambiamenti globali e interconnessi (one health). Ciò non vale solo per i cittadini ma anche per i professionisti della salute che sono formati e “aggiornati” su modelli e quadri nosologici che andrebbero aggiornati oltre che integrati con saperi che non si limitano a guardare un copro malato ma un individuo che non gode di piena salute e che interagisce con un sistema sociale fattore di molti rischi di salute.

Serve dunque un nuovo modello organizzativo basato sulla implementazione delle reti cliniche e del lavoro in team degli operatori attraverso coerenti adeguamenti contrattuali.

L’auspicio di una proposta aperta alla discussione

La mancanza di un riferimento esplicito alla promozione della salute e all’integrazione delle risorse di un Territorio, un modello di salute contemporaneo, sono tutti ulteriori elementi di miopia della proposta in discussione. Quale è il modello di programmazione e di valutazione sotteso? Per quale salute?

Ciò che dobbiamo ricostruire è un Ssn pubblico, adeguatamente finanziato che guarda al presente ma in particolare al futuro, capace di adeguarsi alle diverse e molteplici transizioni quale garanzia di diritti esigibili per i cittadini.

Un SSN che ormai costituisce un diritto di cittadinanza inalienabile è una risorsa economica e culturale imprescindibile per un Paese che si pensa allineato con il resto del mondo occidentale.

La proposta di legge in discussione non solo sembra non avere presente ciò che sta succedendo nel nostro Paese in termini di bisogni di salute, ma anche non avere tratto insegnamenti dalla pandemia da COVID 19 e fatto ancora più grave di non conoscere ciò che molti amministratori locali hanno positivamente implementato a partire dalle cure domiciliari e le giuste richieste degli operatori che fuggono dal lavoro pubblico in cui non si riconoscono più

Ci auguriamo che quanto proposto sia solo l’inizio di un processo più ampio e non una “proposta pre-elettorale” priva di contenuti qualificanti.

Roberto Polillo
Mara Tognetti

17 Maggio 2024

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