I problemi dei Centri di salute mentale non sono nella semplificazione dell’accesso 

I problemi dei Centri di salute mentale non sono nella semplificazione dell’accesso 

I problemi dei Centri di salute mentale non sono nella semplificazione dell’accesso 

Gentile Direttore,
la proposta formulata nella Lettera al Direttore sulla semplificazione dell’accesso al Centri di Salute Mentale come facile soluzione al problema delle tante richieste al Pronto Soccorso per motivi psichiatrici, necessita mio parere di qualche chiarimento.

Il primo è la entità degli accessi per motivi psichiatrici. Nel 2022 sono stati registrati circa 18 milioni di accessi al Pronto Soccorso di cui, a quanto riferiscono i dati SISM, solo 550.00 fanno riferimento a diagnosi di disturbi mentali. Si tratta del 3% del totale, sicuramente importante, ma certo non responsabile delle problematiche di intasamento dei Pronti Soccorso.

Il secondo è che la psichiatria, come da varie norme (ad esempio il DPCM 18/07/2000), è, insieme a odontoiatria, ostetricia-ginecologia, pediatria, psichiatria e neuropsichiatria infantile, una specialità ad accesso diretto, cioè senza obbligatoria impegnativa da parte del MMG. Varie indicazioni normative regionali hanno specificato che le indicazioni della necessaria presenza di una prescrizione SSR, che indichi regole di esenzione e di pagamento, e valga a fini di rendicontazione gestionale, può essere risolta attraverso prescrizione fatta dallo stesso specialista in struttura, sostanzialmente una autoprescrizione da parte della struttura curante.

Varie normative regionali rafforzano questo concetto, indicando anzi che allo specialista compete direttamente tutta la gestione della continuazione della cura, dagli esami richiesti fino alla organizzazione e formalizzazione dei successivi appuntamenti.

E’ vero che numerose strutture chiedono impegnative da parte del MMG, ma questo non mi risulta richiesto dalle norme esistenti e può essere inteso come un concetto indicativo ma non normativo, che dovrebbe essere finalizzato eventualmente ad un coinvolgimento nella cura del MMG, essenziale in salute mentale (e direi non solo…).

Purtroppo quindi non c’è sburocratizzazione che possa facilitare l’accesso ai CSM.

Il terzo punto è che faccio un po’ fatica ad individuare nel DM 77/2022 una pietra miliare nella salute mentale in Italia ed il documento che ha finalmente posto il Centro di Salute Mentale al centro dei Sevizi di Salute Mentale. E questo non solo perché di fatto non mi pare che abbia fino ad ora avuto attuazione, o perché abbia dei criteri di calcolo del personale ampiamente discutibili rispetto a standard ottimali proprio per una psichiatria del territorio, ma soprattutto perché tutta la normativa precedente, dalla Legge 180/78 ai due Progetti Obiettivi Nazionali, fino ai vari progetti Obiettivo Regionali ed alle Linee di Indirizzo Ministeriali, ha ribadito da sempre (e meglio), la centralità dell’intervento sul territorio ed il ruolo dei CSM.

I problemi sono altri, e sono quelli relativi a quanto i CSM siano affettivamente attrattivi per una utenza che finisce in strutture tuttora circondate da stigma, dove è difficile fare trattamenti personalizzati ed in tempi e con modalità adeguate alle varie patologie. Sono quelli di come le varie indicazioni sono state declinate a livello di risorse, costringendo i servizi, per pura povertà di personale, ad arroccarsi in SPDC, a riempire le Comunità, ed a limitare orari ed interventi nei CSM, trasformandoli spesso in puri ambulatori.

E’ questo progressivo impoverimento che ha limitato, non solo la possibilità di intervenire sulla urgenza per orari ridotti e poco personale, ma anche una piena gestione delle situazioni che prevenga e limiti le situazioni che richiedono interventi urgenti.

In questo senso ritengo che l’accesso dei pazienti psichiatrici al Pronto Soccorso, più che un problema del Pronto Soccorso, sia un problema dei Servizi di Salute mentale, nel senso di un forte indicatore di come questi realmente funzionano, al di là di quello che viene raccontato da ASL e Regioni.

Ma questo è un problema di risorse ed organizzazione, su cui dubito possa intervenire una scomparsa di un obbligo burocratico che, ben vedere, formalmente nemmeno esiste.

Andrea Angelozzi
Psichiatra

27 Giugno 2024

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