Non si può e non si deve morire di pertosse. Il governo rafforzi le campagne di vaccinazione

Non si può e non si deve morire di pertosse. Il governo rafforzi le campagne di vaccinazione

Non si può e non si deve morire di pertosse. Il governo rafforzi le campagne di vaccinazione

Gentile direttore,
Rocco aveva 24 giorni di vita, era un neonato splendido con tutta la vita davanti. E, vi assicuro, oggi usare il passato prossimo parlando di lui fa davvero male. Ma occorre purtroppo farlo perché Rocco non c’è più: è morto di pertosse a fine ottobre.

Di pertosse, sì. Una malattia infettiva di cui si moriva nell’Ottocento e nei primi del Novecento e di cui si era riusciti, in Italia, ad annullare virtualmente la mortalità grazie alla vaccinazione, oggi rialza invece la testa e ci presenta un conto salatissimo: tre decessi nel 2024. Tutti bambini. Una situazione seria e grave. La pertosse è una malattia respiratoria infettiva che può avere conseguenze gravi, soprattutto nei neonati. E in questo, la cosa assurda è che nonostante la sua gravità essa sia prevenibile al 100% con un semplice vaccino sicuro ed efficace, somministrato nei primi mesi di vita o, ancora meglio, durante la gravidanza. Il vaccino prenatale permette infatti alle madri di trasferire gli anticorpi al feto, proteggendo i bambini nei primi mesi di vita, quando sono più vulnerabili.

Eppure, nonostante questa prevenzione non sia solo semplice, ma anche sicura perché ormai storica (il vaccino ha più di un secolo di vita: il primo fu inventato nel 1912), i numeri in Italia sono come detto preoccupanti. Peggio ancora: sono in crescita. Nei primi sei mesi del 2024, infatti, oltre quindici neonati ricoverati in terapia intensiva e i tre purtroppo deceduti, si sono registrati 110 casi di pertosse. Il numero dei ricoveri nell’ultimo anno ha raggiunto un drammatico +800%.

Sono cifre tanto crude quanto tragiche, perché dietro di esse ci sono storie di vite spezzate e di famiglie devastate.

Ma dietro questa tragedia c’è un fil rouge. C’è un meccanismo sistemico che ha reso ricoveri e decessi un problema di dimensioni gigantesche: quello che ci dice che il 95% delle madri di questi neonati non era vaccinata e che l’80% di loro non aveva mai ricevuto informazioni adeguate sulla possibilità e sull’importanza del vaccino prenatale. Ecco allora il punto: qui c’è un vuoto informativo che non è affatto casuale, bensì il prodotto da un lato di un sistema sanitario che non riesce più a raggiungere tutte le famiglie, mentre dall’altro di un clima culturale avvelenato dalla disinformazione. Un processo, quest’ultimo, che va avanti ormai da anni e che specialmente in pandemia è letteralmente esploso, arrecando danni gravissimi al nostro Paese e alla salute delle persone.

La vaccinazione, da strumento di protezione collettiva, da conquista e meraviglia della scienza e del progresso, è infatti diventata bersaglio di attacchi strumentali da parte di politici che, per mero calcolo elettorale, hanno seminato diffidenza verso medici e infermieri, alimentando un clima di sospetto verso i vaccini. Politici che hanno dato grande spazio, visibilità e importanza a un fenomeno, quello del complottistismo no-vax – che fino a qualche decennio fa era più di nicchia, guardato con sospetto e ilarità dalla maggioranza delle persone – garantendone così una rapida e ampia crescita, avendo avuto in questo “l’accortezza” di farlo in un momento storico delicatissimo, quello della pandemia da Covid-19. Ghiotta occasione, perché come ben ricordiamo quella pandemia portò purtroppo in dote una crisi economica e sociale: terreno fertilissimo per il complottismo.

A quella politica con “p” minuscola dobbiamo allora chieder conto della situazione di diffidenza – se non addirittura odio – nei confronti tanto del personale sanitario quanto della scienza. Per qualche voto in più, si è messa a rischio la vita delle persone. È allora nostro compito invertire nuovamente la marcia e farlo tramite consapevolezza, informazione e una decisa fermezza delle nostre affermazioni, la prima delle quali è che di pertosse non si può morire. Non si deve morire. E che le istituzioni hanno il dovere di reagire con urgenza per sanare questa situazione.

Il Governo deve rafforzare le campagne di vaccinazione, assicurare che ogni donna incinta riceva informazioni chiare e accessibili e rendere il vaccino prenatale una priorità assoluta. Ripartiamo allora da qui, da un principio cardine: che nel 2024, con tutte le conoscenze e gli strumenti a disposizione, è inaccettabile che un bambino perda la vita per una malattia prevenibile.

Rocco meritava un futuro, come ogni bambino.

Marco Furfaro
Capogruppo PD in Commissione Affari Sociali della Camera

Marco Furfaro

22 Novembre 2024

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