Lombardia. Fimp: “Inaccettabile negare assistenza a figli immigrati irregolari”

Lombardia. Fimp: “Inaccettabile negare assistenza a figli immigrati irregolari”

Lombardia. Fimp: “Inaccettabile negare assistenza a figli immigrati irregolari”
La Federazione italiana medici pediatri interviene sulle recenti polemiche e sottolinea che la scelta della Regione Lombardia "non è giuridicamente e soprattutto eticamente sostenibile". E aggiungono: "Ci sentiamo chiamati in causa in prima persona per rivendicare il diritto di questi bambini".

"Non è giuridicamente e soprattutto eticamente possibile consentire che i figli degli immigrati irregolari non possano essere iscritti negli elenchi dei pediatri di famiglia". E' la presa di posizione della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) in riferimento "alla decisione della Regione Lombardia di non consentire l'assistenza dei pediatri di famiglia ai figli di immigrati irregolari".

La situazione determina "una grave disuguaglianza – attacca una nota – potenzialmente rischiosa per la salute di questi piccoli migranti". La Fimp fa riferimento, come fonti normative in materia, alla dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, approvata nel 1959 dall'assemblea Generale delle Nazioni Unite e revisionata nel 1989, con la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia. Testi che affermano, sottolinea la nota, che "ogni bambino senza discriminazione alcuna deve godere degli stessi diritti, compreso il diritto alla tutela sanitaria".
 
I pediatri ricordano inoltre che "l'accordo Stato-Regioni del 20 dicembre 2012 ha definito nuove modalità interpretative per l'assistenza ai migranti irregolari, compresa l'assistenza dei medici di medicina generale e dei pediatri di famiglia. Alcune regioni hanno già legiferato in materia, mentre in Lombardia questo diritto è stato negato". Per la Fimp "assicurare le condizioni perché i bambini migranti crescano e si sviluppino nel migliore dei modi è un imperativo etico, e l’assistenza pediatrica è parte integrante e irrinunciabile di questo processo che ci chiama tutti in causa. Ci sentiamo chiamati in causa in prima persona per dare voce e rivendicare, aldilà di qualunque colore politico, il diritto dei piccoli migranti irregolari ad usufruire – conclude la nota –  dell’assistenza pediatrica primaria". 

05 Luglio 2013

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