Gentile direttore,
la stampa generalista, e non solo quella, saccheggia continuamente i dati dell’OCSE, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (o OECD che dir si voglia), per denunciare giustamente i deficit strutturali della sanità italiana (a partire dal finanziamento basso, dai bassi livelli di retribuzione dei suoi professionisti e dalla carenza di infermieri). Questi resoconti trascurano quasi sempre di trattare e interpretare i dati sui livelli qualitativi della performance del nostro Ssn e su altre dimensioni di analisi che sono meno sconfortanti o almeno non del tutto sconfortanti. E soprattutto trascurano alcuni dati che ci potrebbero aiutare a ragionare sulle scelte da fare per la difesa del nostro Ssn.
E’ quello che vorrei provare a fare utilizzando l’ultima edizione di Health at a glance, quella del 2024 dedicata ai Paesi Europei, pubblicazione annuale curata appunto dall’OCSE. Dal sito del Ministero della Economia e delle Finanze ricavo che l’Ocse, che ha sede a Parigi, conta attualmente 36 paesi membri tra cui i 27 dell’Unione Europea. Il rapporto Health at a glance (la salute in uno sguardo) ha diverse sezioni di cui le prime due dedicate ad un argomento speciale (quest’anno dedicate alla politica del personale e all’invecchiamento in salute) e altre sei dedicate agli indicatori sanitari con il seguente ordine: stato di salute, fattori di rischio, spesa sanitaria e finanziamento, efficacia, accessibilità e resilienza. Del Rapporto c’è una sintesi in italiano, mentre sempre in italiano c’è il profilo 2023 della “salute” nel nostro paese frutto del lavoro congiunto dell’OCSE e dell’European Observatory on Health Systems and Policies, in collaborazione con la Commissione europea.
Con questi riferimenti ognuno può andare a leggere la situazione italiana in confronto a quella degli altri paesi incrociando diverse tipologie di indicatori. Io farò la cosa più semplice incrociando alcuni dati sulle risorse (finanziamento e accessibilità) con alcuni indicatori di salute e di efficacia. In particolare citerò gli indicatori che mi sembra caratterizzino di più le quattro dimensioni messe a confronto. Solo di un indicatore riporterò la figura, mentre di molti altri citerò il numero in modo che gli interessati possano andare a recuperarla.
Per quanto riguarda gli indicatori di spesa e finanziamento, essi depongono costantemente per una situazione italiana peggiore rispetto ai paesi della Unione Europea (UE), il cui dato medio compare sempre nelle elaborazioni dell’OCSE. Ciò vale ad esempio per (di regola i dati sono quelli 2022 o dell’anno più vicino):
- la spesa sanitaria pro capite in cui il dato dell’Italia è di 2.947 euro contro i 3.533 della media UE (Figura 5.1);
- la spesa sanitaria rispetto al Prodotto Interno Lordo (Figura 5.3), in cui il dato dell’Italia di 8,8% è decisamente ridotto rispetto al dato medio UE (10,4%);
- la percentuale della spesa sanitaria pubblica sul totale della spesa pubblica con un dato italiano del 12% rispetto al 15% del dato medio UE (Figura 5.6).
Anche per gli indicatori di accessibilità la situazione italiana è spesso “peggiore” di quella della media UE. A parte la maggiore disponibilità di medici (ormai più che altro un ricordo visto che come dimostra la Figura 7.9 siamo allineati alla media UE con 4,2 medici ogni 1000 abitanti), questo vale ad esempio per (salto il trattamento economico di medici e infermieri trattati di recente qui su Qs sia per quanto riguarda gli infermieri che per quanto riguarda i medici ):
- il numero di infermieri ogni 1000 abitanti (Figura 7.15) con 6,5 infermieri in Italia e 8,4 nella UE;
- il rapporto infermieri/medici (Figura 7.16) con un dato italiano di 1,5 e un dato UE di 2,2);
- il numero di posti letto ospedalieri ogni 1000 abitanti (Figura 7.21) con un dato italiano di 3,1 contro i 4,7 della UE;
- il numero di posti letto intensivi ogni 1000 abitanti (Figura 8.4) con un dato italiano di 10,3 e un dato UE di 18,4;
- il numero di esami fatti con RM, TC e PET ogni 1000 abitanti (Figura 7.19) con un dato italiano di 193 e un dato UE di 247).
Passiamo adesso agli indicatori di salute in cui, almeno per alcuni e soprattutto per alcuni molto “pesanti”, il dato italiano è migliore, in alcuni casi molto migliore, di quello della media UE. Ciò vale ad esempio per la attesa di vita alla nascita e la attesa di vita in buona salute alla nascita di cui rispettivamente alle Figure 3.1 (dato 2023) e 3.3. Per la attesa di vita alla nascita l’Italia è al secondo posto dopo la Spagna mentre per la attesa di vita in buona salute il dato italiano per le donne è di 67,8 anni (dato UE di 62,8 anni), mentre per gli uomini è di 67,1 (dato UE di 62,4).
Se passiamo agli indicatori di efficacia, sicuramente il dato che più colpisce (almeno a me) è quello della mortalità evitabile (Figura 6.2 riportata anche qui) in cui l’Italia nel 2021 è al secondo posto come mortalità per cause prevenibili e all’ottavo come mortalità per cause trattabili. In entrami i casi il dato italiano è molto migliore del dato medio UE: 128 contro 201 per la mortalità per cause prevenibili e 64 verso 93 per la mortalità per cause trattabili. I dati italiani sono poi molto buoni per quanto riguarda la ospedalizzazione evitabile come nel caso del diabete (Figura 6.10) con un tasso di ospedalizzazione di 31 ogni 100.000 abitanti contro i 105 della media UE.
Proviamo adesso ad unire alcuni puntini. I dati dell’OCSE documentano alcuni fatti noti e molto preoccupanti come il sottofinanziamento relativo della sanità pubblica italiana, la carenza di personale e il suo inadeguato trattamento economico. I dati sulla salute degli italiani sono invece più confortanti evidenziando che il modello del Ssn con una attenzione e risorse distribuite “abbastanza bene” sui tre macrolivelli assistenziali (prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera) funziona, “nonostante” il basso numero di posti letto ospedalieri e la apparente ridotta disponibilità di tecnologie pesanti. Ma soprattutto i dati OCSE documentano gli effetti della onda lunga in Italia di una attenzione, in parte “spontanea”, alla prevenzione. Ma ci sono importanti scricchiolii a questo proposito, come il bassissimo punteggio che prendono sulla prevenzione molte Regioni in sede di monitoraggio dei LEA, con 7 tra Regioni e Province inadempienti nel 2022.
Ma che sulla prevenzione stiamo perdendo colpi ce lo dice anche il rapporto OCSE. Ad esempio:
- nelle morti premature da inquinamento atmosferico da polveri sottili (Figura 6.10) con 105 decessi ogni 100.000 abitanti nel 2021 siamo molto superiori alla media UE;
- come percentuale di adulti che svolge una attività di almeno 150 minuti la settimana (Figura 4.18) siamo coi dati 2019 agli ultimi posti nella UE (19% contro il 32% della UE) e lo stesso vale per le ragazze e i ragazzi di 11 e 15 anni che nelle rispettive classifiche sono nel 2022 all’ultimo posto nella UE (Figura 4.16) come percentuale di soggetti che fanno la attività fisica raccomandata dall’OMS per la loro età;
- per le vaccinazioni contro morbillo ed epatite B (dati 2023, Figura 6.3) siamo sotto la media UE;
- per tutti e 3 gli screening dei tumori (mammella, cervice e colon retto) siamo sotto la media UE (Figure 6.5, 6.6 e 6.7).
In compenso abbiamo in Italia una iniziativa al giorno sull’approccio One Health, approccio che o si trasforma in risorse e progetti o rimane buono solo per le parate istituzionali come l’ultimo G7 Salute.
Forse una rilettura di Health at a glance Europe 2024 che vada al di là delle Figure sulle risorse che mancano e sugli stipendi troppo bassi (cose importantissime e da sanare ovviamente) ci può aiutare a (ri)trovare la strada giusta per far tornare il Ssn ai suoi principi ispiratori, tra cui spiccavano il ruolo della prevenzione e della epidemiologia, quest’ultima ormai ridotta al ruolo di Cenerentola nelle attenzioni ministeriali, regionali e aziendali.
Figura 1 Tassi standardizzati ogni 100.000 abitanti sotto i 75 anni di mortalità evitabile nei paesi OCSE nel 2021

Claudio Maria Maffei