Payback farmaceutico. Istituto Bruno Leoni: un orrore regolatorio. Quando la toppa è peggiore del buco

Payback farmaceutico. Istituto Bruno Leoni: un orrore regolatorio. Quando la toppa è peggiore del buco

Payback farmaceutico. Istituto Bruno Leoni: un orrore regolatorio. Quando la toppa è peggiore del buco
Se Regione Lombardia contesta solo la retroattività della norma, vale la pena osservare che nella sostanza essa ridurrà gli incentivi per le regioni a contenere la spesa farmaceutica. Invece che premiare le regioni virtuose con gli scostamenti più bassi, in questo sistema sanitario in affanno e in cerca di rastrellare risorse ovunque possibile, si riesce solo ad applicare toppe dove emergono buchi. Più sfori, più vieni rimborsato. Tanto pagano le aziende

“Lo scorso dicembre, la Conferenza Stato-Regioni approvava un decreto attuativo del Ministero della Salute, emanato di concerto con il Mef, che rende retroattivi i criteri di riparto del payback introdotti dalla legge 189/2024, applicandoli anche all’anno precedente alla sua entrata in vigore. Due voti contrari: Lombardia e Lazio. Regione Lombardia ha ora presentato un ricorso al TAR del Lazio per contestare la retroattività della norma”. A ricordarlo è un’analisi dell’Istituto Bruno Leoni.

“Il payback farmaceutico è un meccanismo che pone a carico delle aziende farmaceutiche il 50% degli scostamenti dal tetto alla spesa farmaceutica fissato a inizio anno. I nuovi criteri di ripartizione del payback prevedono che tali importi debbano essere distribuiti tra le regioni non solo in base alla popolazione – come avvenuto finora – ma anche in base agli effettivi scostamenti regionali. In particolare, il riparto ora avverrà “al 50 per cento secondo il criterio pro capite e al 50 per cento variabile in proporzione ai rispettivi superamenti dei tetti di spesa”. In altre parole, si rimborseranno importi più elevati alle regioni con sforamenti più elevati, seppur con dei limiti definiti da “soglie massime” e “soglie minime” di ripartizione”.

“Ci troviamo di fronte a un caso esemplare di orrore regolatorio. Già di per sé, il payback genera incertezza tra gli operatori del settore farmaceutico, forzati ad accantonare risorse in vista di un indeterminabile scostamento da ripianare. E l’incertezza, si sa, è nemica degli investimenti. Ora l’incertezza viene trasferita anche ai regolatori regionali, che sperimentano cambi retroattivi nei criteri di ripartizione. Non a caso, nel contestare questo cambio retroattivo dei criteri, Regione Lombardia lamenta il venir meno di elementi cardine nella pianificazione finanziaria della regione. Con i nuovi criteri, la quota di payback riconosciuta alla regione per il 2023 passerebbe da 277,4 milioni di euro a 146,7 milioni, con una perdita di circa 130,7 milioni. Oltre alla Lombardia, nel 2023 le regioni più penalizzate sarebbero Veneto (21 milioni), Sicilia (19 milioni) e Lazio (10 milioni), mentre le regioni a guadagnarci di più sarebbero Campania (51 milioni), Emilia Romagna (30 milioni) e Sardegna (21 milioni). Se Regione Lombardia contesta solo la retroattività della norma, vale la pena osservare che nella sostanza essa ridurrà gli incentivi per le regioni a contenere la spesa farmaceutica. Invece che premiare le regioni virtuose con gli scostamenti più bassi, in questo sistema sanitario in affanno e in cerca di rastrellare risorse ovunque possibile, si riesce solo ad applicare toppe dove emergono buchi. Più sfori, più vieni rimborsato. Tanto pagano le aziende“.

02 Aprile 2025

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