Semplificazione terapeutica in cardiologia: strategia chiave per migliorare scarsa aderenza e qualità di vita

Semplificazione terapeutica in cardiologia: strategia chiave per migliorare scarsa aderenza e qualità di vita

Semplificazione terapeutica in cardiologia: strategia chiave per migliorare scarsa aderenza e qualità di vita
“Take prevention easy”. L’approccio preventivo deve diventare una missione condivisa tra ospedale e territorio, una filosofia di presa in carico del paziente cronico. Il punto sull’argomento durante l’Impact Factor “Semplificazione terapeutica in cardiologia: una strategia vincente”.

Nel corso dell’ultima puntata di Impact Factor, il format di approfondimento medico-scientifico realizzato da Homnya, si è discusso di uno dei temi centrali della cardiologia moderna: la semplificazione dello schema terapeutico nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare. Un argomento di rilevante attualità, che vede nella polipillola e nelle terapie di combinazione uno strumento cruciale per migliorare l’aderenza alla terapia e la qualità di vita del paziente. A parlarne sono stati la dottoressa Laura Casalino, Presidente di ARCA Liguria, e il dottor Federico Nardi, Direttore del Dipartimento Medico dell’ASL di Alessandria.

Polipillola: efficacia e aderenza terapeutica
La semplificazione, concretizzata spesso nell’utilizzo della polipillola, risulta essere un approccio supportato anche dalle linee guida ESC 2024 e avvalorato da studi clinici robusti. Come spiegato da Laura Casalino, si tratta di uno strumento efficace e sicuro che consente di contrastare quella che oggi è riconosciuta come un fattore di rischio occulto: la bassa aderenza alla terapia.

Come indicato nello studio SECURE, che riporta un dato preso da un precedente lavoro del 2016, ha proseguito la Presidente Arca Liguria, l’utilizzo della polipillola ha dimostrato una riduzione del 27% del rischio cardiovascolare rispetto alla terapia estemporanea. Questo risultato è attribuibile principalmente a una migliore aderenza terapeutica, che nello studio citato raggiungeva il 74% dopo 24 mesi, contro il poco più del 60% del gruppo con terapia tradizionale.

Inoltre, il livello di soddisfazione dei pazienti trattati con questa modalità era nettamente superiore, elemento non trascurabile in un’ottica di long-term management della patologia cronica.

Da un punto di vista puramente clinico, ha sottolineato Federico Nardi, migliorando l’aderenza alla terapia migliora, di conseguenza, la persistenza, la prognosi e, dunque, la qualità di vita del paziente stesso. Come ricordato dal clinico, anche lo studio Nettuno, retrospettivo e osservazionale su circa 6.500 pazienti, ha portato dati a supporto dell’utilizzo della polipillola evidenziando come il suo impiego sia associato ad una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori (MACE) del 22-24%. Un dato che conferma la direzione tracciata anche dalle linee guida ESC 2024.

Ospedale – territorio: barriere e potenzialità
Il discorso si fa però più complesso in ambito ospedaliero. Nardi ha ricordato che uno dei limiti all’adozione della polipillola in questo contesto è l’impossibilità di personalizzare le terapie in fase acuta: molti pazienti necessitano infatti di un aggiustamento graduale e individuale dei dosaggi. Tuttavia, in fase di dimissione, le combinazioni fisse rappresentano una concreta opportunità per facilitare la continuità terapeutica sul territorio.

E proprio il passaggio dall’ospedale al territorio è stato un altro tema centrale. Casalino ha infatti sottolineato l’importanza di rendere ogni visita ambulatoriale un’opportunità per ottimizzare la terapia. Solo 40-50% dei pazienti ipertesi che assume terapia raggiunge i valori pressori target. Questo dimostra quanto l’eccessiva complessità degli schemi terapeutici possa compromettere il raggiungimento degli obiettivi clinici. La semplificazione della terapia e l’ottimizzazione delle prescrizioni sono quindi strumenti indispensabili per colmare questa “emorragia” terapeutica.

“Take prevention easy”, semplificare ma facendo una buona prevenzione
Entrambi i relatori concordano sul fatto che semplificare lo schema terapeutico può migliorare in modo sostanziale la qualità della vita del paziente e l’adesione. L’approccio preventivo – primario e/o secondario – deve diventare una missione condivisa tra ospedale e territorio, con un dialogo clinico continuo e orientato al paziente. La semplificazione, quindi, non è solo una strategia farmacologica, ma una filosofia di presa in carico del paziente cronico.

M.C.

M.C.

30 Maggio 2025

© Riproduzione riservata

Il Piano sanitario nazionale e non sociosanitario: il segno di un errore politico originario
Il Piano sanitario nazionale e non sociosanitario: il segno di un errore politico originario

Vi è qualcosa di profondamente rivelatore nel fatto che, dopo quasi vent’anni di assenza programmatoria, lo Stato torni finalmente a dotarsi di un Piano nazionale per il Servizio sanitario e...

Malattie croniche, l’Ocse divide l’Europa in sette profili di rischio. Italia nel gruppo dei Paesi più anziani con alto peso dei tumori
Malattie croniche, l’Ocse divide l’Europa in sette profili di rischio. Italia nel gruppo dei Paesi più anziani con alto peso dei tumori

Le malattie non trasmissibili restano il principale banco di prova per i sistemi sanitari europei. Tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete di tipo 2 continuano infatti a rappresentare...

Italia sempre più anziana e diseguale. Multicronicità per 12,8 milioni di persone, ma le risorse sanitarie non seguono i reali bisogni. La fotografia nel nuovo Rapporto annuale Istat
Italia sempre più anziana e diseguale. Multicronicità per 12,8 milioni di persone, ma le risorse sanitarie non seguono i reali bisogni. La fotografia nel nuovo Rapporto annuale Istat

L’Italia non è soltanto un Paese che invecchia. È un Paese in cui l’invecchiamento rischia di trasformarsi sempre di più in una frattura sanitaria e sociale. Da una parte anziani...

Prima della cura ci sono le liste d’attesa: per 7 professionisti su 10 sono il primo ostacolo all’accesso. E così è boom di pazienti che si rivolgono al privato. La survey di Quotidiano Sanità
Prima della cura ci sono le liste d’attesa: per 7 professionisti su 10 sono il primo ostacolo all’accesso. E così è boom di pazienti che si rivolgono al privato. La survey di Quotidiano Sanità

Parte da un tema centrale per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale il ciclo di survey di Quotidiano Sanità, realizzate dal team Market Research di Homnya. La prima indagine, dedicata all’accesso alle cure,...