Concentrare i pazienti in un Comune: provocazione (amara) per far contare la salute mentale 

Concentrare i pazienti in un Comune: provocazione (amara) per far contare la salute mentale 

Concentrare i pazienti in un Comune: provocazione (amara) per far contare la salute mentale 

Gentile Direttore,

con la consueta tempestività Qs ha reso disponibile con una presentazione il Nuovo Piano Nazionale Salute Mentale 2020-2025 che ha già ricevuto i primi commenti critici come quello di Andrea Angelozzi , che mi è parso come sempre molto interessante. Lascio a chi si occupa specificamente di salute mentale il compito di entrare nel merito dei suoi contenuti, per limitarmi a qualche considerazione sui motivi per cui lo stato dei servizi nell’area della salute mentale nella stragrande maggioranza delle Regioni rimarrà anche con questo Piano desolatamente al di sotto dei bisogni dei pazienti e delle loro famiglie.

La sintesi del mio intervento è semplice: alla politica che prende le decisioni nelle Regioni della salute mentale interessa poco perché la popolazione interessata non è elettoralmente significativa. Corollario a questa prima affermazione è che per lo stesso motivo il livello centrale non fa nulla perché questo non avvenga. Del resto questo è in generale il destino nel Ssn di tutte le condizioni croniche ad alto assorbimento potenziale di risorse umane e minore assorbimento di risorse edilizie e tecnologiche come ad esempio le demenze. Come spesso faccio utilizzerò l’esempio della Regione Marche, Regione mediana per definizione la cui sanità (purtroppo) conosco benissimo.

Il carico di sofferenze associato ai problemi di salute mentale non ci provo nemmeno a descriverlo, tanto lo possiamo dare per scontato e tanto è tema delicato per la drammaticità del vissuto da parte di chi lo subisce. Si tratta di un carico infinitamente superiore a quello delle liste di attesa per le prestazioni ambulatoriali su cui si concentra in modo quasi compulsivo l’attenzione dei cittadini e dei media e quindi della politica compresa quella al governo (quest’ultima con “zero idee” come direbbe Mourinho). Pensare che stiamo parlando di problemi che in base ai dati dell’ultimo Rapporto Salute Mentale disponibile (quello 2024 coi dati 2023) interessa un numero elevatissimo di cittadini e di famiglie: 854.000 utenti a carico dei Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) di cui quasi 14.000 nelle Marche. Ma ovviamente si tratta di una popolazione dispersa in un numero elevatissimo di Comuni (nelle Marche 225).

Questa dispersione di un bisogno così urgente e rilevante rende questi cittadini con le loro famiglie lontanissimi dalle preoccupazioni dei politici comuni, che appunto sono tali anche perché si interessano quasi esclusivamente dei loro Comuni, quelli del loro bacino elettorale. Questo fenomeno è clamorosamente evidente nelle Marche (per quest’anno l’Ohio d’Italia come spiego in questo intervento) dove è in corso una campagna elettorale che rende evidenti gli orientamenti delle coalizioni in campo, a partire da quelli della coalizione di centrodestra attualmente al governo. Mai, ripeto mai, alla salute mentale è dedicata una inaugurazione o celebrazione di un cantiere o di una tecnologia o di un Servizio mentre la Regione Marche è ormai ai primi posti come numero di ospedali con Pronto Soccorso o RMN pro capite, con una quantità di impegni che sale vertiginosamente nel bacini elettorali dell’Assessore alla Salute e dell’Assessore ai lavori Pubblici, rispettivamente ex Sindaci di un Comune di circa 9.450 abitanti e di un Comune di circa 5.740 abitanti, molti meno dei 14.000 utenti dei DSM delle Marche. Per aumentare il numero di inaugurazioni nelle Marche ci si è inventati il Punto Salute, un “campioncino” delle Case della Comunità che eroga qualche prestazione in telemedicina e che è previsto in 70 sedi locali. Per aumentare il numero di prestazioni si è poi molto spinto nelle Marche per la Farmacia dei Servizi.

Purtroppo ai DSM poco si adatta questo modello di sanità tutto centrato sugli aspetti strutturali (edilizi e tecnologici) e sugli aspetti prestazionali, avendo bisogno più di qualunque altro settore di personale e di percorsi di presa in carico. In un quadro così ai DSM delle Marche rimarranno solo le briciole mentre i Comuni dei due Assessori stanno beneficiando di investimenti totalmente disallineati sia rispetto alle norme (per me il DM 70 è tale) che rispetto a qualunque considerazione di buon governo come due sale operatorie nuove per lo svolgimento di attività di chirurgia complessa e di un Pronto Soccorso in un ospedale che non ha al momento funzionanti posti letto per acuti ed è vicino ad una struttura con DEA.

Purtroppo il livello centrale ha rispetto a queste politiche regionali un atteggiamento compiacente avvallando ad esempio i programmi di edilizia sanitaria e di aggiornamento tecnologico che ho appena sommariamente descritto. Se poi aggiungiamo che con il PNRR è stata fatta la scelta di investire solo su strutture e tecnologie si può capire come non ci sia futuro per i DSM di quelle Regioni come le Marche in cui la politica usa le risorse pubbliche per finanziare la propria campagna elettorale a botte di Reparti di Pediatria riaperti pur senza Punto Nascita, di nuovi Pronto Soccorso aperti pur avendo in sofferenza quelli operativi e di nuove tecnologie avanzate pur in presenza di un sottoutilizzo di quelle già disponibili.

Insomma, bisogna creare il Sindaco dei DSM, quello dei servizi per le demenze, quello dei servizi di neuropsichiatra infantile, quello delle disabilità gravi, ecc. Allora, forse, ci sarà qualche speranza anche per i marchigiani (e, immagino, per i cittadini di molte altre Regioni) con bisogni tanto gravi quanto dispersi.

Claudio Maria Maffei

Claudio Maria Maffei

18 Luglio 2025

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