Gentile Direttore,
pochi giorni fa è uscita su Qs la notizia che secondo la Corte di Appello di Milano le rette delle RSA per i malati di Alzheimer devono essere interamente a carico dello Stato. Il potenziale impatto economico di questa sentenza è facilmente ricavabile dal dato di fonte Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, che lo stesso articolo cita, di 1 milione di persone che in Italia soffre di malattie neurodegenerative, di cui circa 600.000 affette da Alzheimer, attorno a cui ruotano quasi 3 milioni di familiari e caregiver, “spesso lasciati soli a gestire un carico assistenziale, emotivo e soprattutto economico sempre più insostenibile.”
Questo carico rischia di aumentare ancora data la progressiva tendenza a una Italia con famiglie sempre più piccole con anziani sempre più soli (vedi l’articolo di pochi giorni fa su Qs sull’Italia che “si svuota”). Sappiamo anche che l’economia italiana subirà nei prossimi anni l’impatto molto negativo dei dazi imposti dalla politica di Trump (almeno così ho capito). Da queste tre linee di tendenza (coinvolgimento del Ssn nella copertura intera dei costi delle RSA Alzheimer, inverno demografico e capricci di Trump) ne dovrebbe venire fuori una scelta decisa del governo nazionale e dei governi regionali verso un potenziamento della risposta territoriale ai bisogni della popolazione, ma mentre su questo tutti a dichiarazioni convergono nei fatti non è così, o almeno non è così nella stragrande maggioranza del Paese. Non distragga il dato Agenas sulla assistenza domiciliare negli anziani che aumenta riportato ieri su Qs, un dato che va interpretato alla luce del numero ridotto e in diminuzione del numero di ore di Assistenza Domiciliare Integrata per singolo caso (14 nel 2023 secondo l’Annuario Statistico del Ssn e 15 nel 2019 in base alla stessa fonte).
Mi viene ancora una volta in aiuto la buona conoscenza diretta della situazione delle Marche, la Regione che va attualmente considerata benchmark da un punto di vista politico visto che è governata dalla prima coalizione di centrodestra a trazione Fratelli d’Italia che ha strappato una Regione allo storico dominio del centrosinistra. Tanto benchmark da poter essere considerata alle prossime elezioni regionali l’Ohio d’Italia. Ho già più volte ricordato qui su Qs (l’ultima volta pochi giorni fa) la forte spinta della Regione Marche al mantenimento e persino rafforzamento della frammentazione della rete ospedaliera pubblica, che trova espressione in un programma di edilizia sanitaria che fa letteralmente strame del DM 70 con la copertura del livello centrale. A fronte della esuberanza della offerta ospedaliera la offerta di posti letto residenziali per anziani e in particolare di posti letto residenziali di pazienti con demenza è drammaticamente carente. Dalle elaborazioni del Gruppo Solidarietà su dati forniti dalla Regione emerge come a inizio 2023 nelle residenze sociosanitarie delle Marche fossero 2.587 le persone con demenza ricoverate (in totale il 41% nei posti convenzionati) a fronte di 649 posti specificatamente dedicati. Il 34% (1.938 persone) era ricoverato in posti non dedicati. Ma il dato sostanziale è ancora più pesante: non più della metà dei posti indicati erano effettivi e nella rilevazione regionale erano indicate quante persone con demenza vivevano in residenze per autosufficienti e nei posti non convenzionati (se ne possono stimare altre 700). A distanza di due anni la situazione non si è sostanzialmente modificata nonostante nel frattempo sia uscito il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale. In pratica gli effetti della sentenza della Corte di Appello di Milano sarebbero molto attenuati nelle Marche perché … le RSA Alzheimer sono poche. Ma anche in questo caso i dati ufficiali sulla residenzialità per anziani (come nel caso della assistenza domiciliare agli anziani passata nelle Marche da 17 ore per caso a 9, ma in compenso aumentata come numero di casi trattati del 111,6%) sarebbero confortanti visto che nel Monitoraggio Ministeriale dei LEA con gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia non risulterebbero criticità al riguardo nell’ultima relazione di dettaglio disponibile.
Ma ovviamente le Marche, Regione benchmark da un punto di vista politico e Regione mediana da tanti altri punti di vista, non sono la sola Regione ad avere una grave carenza di risposta territoriale ai bisogni della popolazione anziana, popolazione che cresce e che è sempre più sola. Semmai colpisce il fatto che nelle Marche ci sia anche l’unico Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico che si occupa di anziani in Italia, e cioè l’INRCA. Del suo coinvolgimento nelle politiche regionali per gli anziani (e quindi per tutti) non c’è traccia, ma in compenso all’INRCA … (oggi esagero coi punti sospensivi) stanno rifacendo l’Ospedale. A rappresentare plasticamente (come si dice oggi) la vittoria nelle Marche dell’ospedale sul territorio c’è anche la scelta per il nuovo ospedale di Pesaro di una sede da cui per fargli spazio sono state letteralmente sloggiate per essere demolite delle strutture socio-assistenziali territoriali di proprietà tra cui una RSA anziani “modello” e una Cittadella della Salute Mentale. In particolare, dove si trova la RSA Tomasello ci sarà un parcheggio di un ospedale. Ovviamente per le attività sloggiate da strutture di proprietà si dovrà ricorrere, presumo, a strutture da affittare. Davvero una storia esemplare.
Ma uno si chiede: queste scelte di politica sanitaria chi le valida? Non lo possono certo fare i cittadini quando votano, visto che nell’opinione comune un ospedale nuovo vale molto di più di una RSA per anziani e di una Cittadella della salute mentale. Purtroppo la public health literacy (ovvero la capacità di interpretare e fare le scelte di sanità pubblica) tra i cittadini è ad oggi scarsa, ma quella di tecnici e politici non dovrebbe compensare a Pesaro, Ancona e Roma?
Claudio Maria Maffei