Reato o sintomo, pubblicato studio sulla sottile linea tra infermità mentale e responsabilità

Reato o sintomo, pubblicato studio sulla sottile linea tra infermità mentale e responsabilità

Reato o sintomo, pubblicato studio sulla sottile linea tra infermità mentale e responsabilità
Lo studio, firmato da un team multidisciplinare della Asl Roma 2 e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - Policlinico Gemelli Irccs, fa luce sul confine tra malattia mentale e responsabilità penale e propone l’adozione di strumenti diagnostici avanzati, interviste cliniche approfondite, e un modello basato sul continuum sintomatologico, più che su categorie diagnostiche rigide

Qual è il confine tra malattia mentale e responsabilità penale?
Una recente pubblicazione scientifica apparsa sulla rivista Medicine, Science and the Law esplora le profonde trasformazioni della giustizia penale italiana in seguito alla storica sentenza della Corte di Cassazione sul caso Raso (2005).

Lo studio, firmato da un team multidisciplinare del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 2 e del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico Gemelli Irccs, fa luce su uno dei temi più complessi del diritto: il confine tra malattia mentale e responsabilità penale.

Il caso Raso – in cui un uomo affetto da disturbo paranoide di personalità uccise il suo vicino dopo anni di liti condominiali – ha segnato un punto di svolta: la Cassazione ha stabilito che anche i disturbi della personalità, se gravi e connessi causalmente al reato, possono escludere o diminuire la responsabilità penale. Il tradizionale approccio medico, che limitava l’infermità di mente a patologie psichiatriche “organiche”, è stato superato da una visione più giuridico-funzionale.

La pubblicazione evidenzia dati significativi:
– Le assoluzioni per vizio di mente sono aumentate notevolmente dal 2005 a oggi.
– Le misure di sicurezza negli ultimi 20 anni sono cresciute del 90%, con un impatto forte su strutture psichiatriche già sovraccariche, e a partire dal 2014 sulle liste di attesa nelle REMS.
– In molti casi, si è assistito a una medicalizzazione della devianza, con diagnosi strumentalizzate a fini processuali.

l lavoro richiama l’attenzione sul rischio di derive soggettive e decisioni arbitrarie: la diagnosi psichiatrica, da sola, non basta. È necessario valutare se e come il disturbo abbia compromesso la capacità di intendere e volere al momento del fatto, e se il reato possa essere considerato un “sintomo” della patologia.

Lo studio propone infine l’adozione di strumenti diagnostici avanzati, interviste cliniche approfondite, e un modello basato sul continuum sintomatologico, più che su categorie diagnostiche rigide.

Nel solco della riforma Basaglia e nel rispetto dell’art. 27 della Costituzione, lo studio invita a ripensare il sistema delle misure di sicurezza, promuovendo un approccio più equilibrato tra cura, responsabilità e garanzie per la collettività.

05 Agosto 2025

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