Medici manager. Separare le funzioni gestionali da quelle assistenziali

Medici manager. Separare le funzioni gestionali da quelle assistenziali

Medici manager. Separare le funzioni gestionali da quelle assistenziali
Abbiamo creato un sistema ibrido che con un sol colpo ha squalificato entrambi gli ambiti: quello gestionale e quello assistenziale. Per questo va raccolta la sfida lanciata da Riccardo Cassi. Apriamo una discussione, ma abbandoniamo quelle posizioni corporative di tipo medico-centrico

Riccardo Cassi, Presidente nazionale della CIMO ASMD, pone con chiarezza un problema che il sindacalismo medico ha per troppo tempo tenuto trascurato o negato e che ora i processi di ristrutturazione, che stanno investendo la totalità dei servizi sanitari regionali, sta facendo emergere con grande evidenza.
 
Sempre più il direttore di struttura complessa o il capo dipartimento va incontro a “una sovraesposizione perché investito di un livello di responsabilità troppo elevato legato agli assetti organizzativi decisi a tavolino da altri” e sempre meno può assumere “una leadership professionale che per la sua natura deve potere essere esercitata nella stessa sede e non più frammentata su più preside lontani tra loro”
Per superare tele condizione Cassi ritiene indispensabile una “rivisitazione della figura professionale del medico troppo spinta oggi verso competenze gestionali e sempre meno verso competenze professionali”.
Ritengo che quello posto da Cassi sia la “questione” su cui dovremmo interrogarci tutti e ricordo come tale problematica fosse già stata posta ai tempi della discussione e firma del CCNL dell’area medica del 2000.
 
Allora la posizione delle OOSS mediche era quella di legare indissolubilmente il ruolo gestionale con quello professionale, mentre l’idea che io posi al tavolo di discussione fu quella di separare tali funzioni in quanto già da allora ritenevo che queste attività fossero diverse e di fatto tra loro incompatibili.
Le funzioni gestionali richiedono una formazione specifica di tipo universitario che non può essere surrogata da uno dei tanti corsi a pagamento presenti sul mercato. Una formazione e ancora di più una pratica di tipo organizzativo-gestionale che allontana inevitabilmente dalla clinica. E dunque per accedere a tali funzioni la laurea in medicina non fornisce competenze specifiche o di tipo “riservato” e conseguentemente non può essere considerata l’unico o il migliore requisito di accesso al ruolo.
 
Servirebbe al contrario definire un percorso di studi “vero” una specializzazione ad accesso multiplo ( dalla laurea in scienze infermieristiche e/o altre professioni sanitarie alla sociologia sanitaria alla biologia etc ) in cui si acquisiscono delle competenze nella sociologia dell’organizzazione e dell’economia sanitaria e che naturalmente non hanno più diretta connessione con l’assistenza al malato propriamente detta.
In altre parole bisognerebbe sancire una volta per tutte una linea di separazione tra gestione ed assistenza. Questo ovviamente non vuol dire che il nuovo “gestore” del dipartimento o delle UOC aggregate possa agire in solitudine o slegato da ogni implicazione di tipo clinico assistenziale. Il ruolo e la funzione del consiglio di dipartimento sarebbe quello di mettere al centro le esigenze e le necessità assistenziali, di fornire quel know how che è tipico del medico, lasciando ad altri la scelta delle modalità operative migliori per ottenere il migliore uso delle risorse.
 
Abbiamo creato un sistema ibrido che con un sol colpo ha squalificato entrambi gli ambiti: quello gestionale e quello assistenziale. E’ forse ora giunto il momento di rimediare e per questo colgo la sfida lanciata da Cassi. Apriamo una discussione, ma abbandoniamo quelle posizioni corporative di tipo medico-centrico che hanno impedito di trovare una soluzione credibile al problema.
 
Roberto Polillo

Roberto Polillo

30 Gennaio 2013

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