Manovra. Per coprire le misure sul farmaco occorre aumentare il Fondo sanitario di 700 mln. E poi meno vincoli e maggiori possibilità di spesa per medici e infermieri. Le proposte di modifica delle Regioni

Manovra. Per coprire le misure sul farmaco occorre aumentare il Fondo sanitario di 700 mln. E poi meno vincoli e maggiori possibilità di spesa per medici e infermieri. Le proposte di modifica delle Regioni

Manovra. Per coprire le misure sul farmaco occorre aumentare il Fondo sanitario di 700 mln. E poi meno vincoli e maggiori possibilità di spesa per medici e infermieri. Le proposte di modifica delle Regioni
Le Regioni hanno presentato un pacchetto di emendamenti alla Manovra chiedendo più flessibilità nell'uso dei fondi sanitari e lo sblocco delle assunzioni per far fronte all'emergenza personale. Il piano prevede anche l'uso dei dati sanitari per prevenzione e l'agevolazione fiscale sugli straordinari degli infermieri. Obiettivo: superare i troppi vincoli e rispondere alle nuove esigenze, dagli screening oncologici alle vaccinazioni. E poi chiedono risorse per coprire le misure sulla farmaceutica. GLI EMENDAMENTI

Arrivano le proposte di modifica delle Regioni sulla sanità. Servono “maggiori spazi di flessibilità nella destinazione dei fondi stanziati”. Si “riconosce il grande sforzo fatto dal Governo per l’incremento del Fondo Sanitario Nazionale”, ma sottolineano che “una parte rilevante delle risorse, oltre 1,450 miliardi, risulta già vincolata agli obiettivi di piano e ai rinnovi del contratto nazionale del personale. Questo preclude la possibilità per le Regioni di venire incontro alla specificità dei bisogni sanitari dei singoli territori”.

La prima richiesta delle Regioni punta dritto al cuore del problema: la mancanza di libertà nel gestire i soldi. A cominciare dall’articolo 67 comma 2 che prevede uno stanziamento 100 milioni di euro per il 2026 e 183 per il 2027 per l’aumento delle tariffe della specialistica e protesica e che le Regioni chiedono di cancellare

Stesso discorso per l’articolo 63 comma 5 in cui vengono stanziate risorse aggiuntive (206 milioni di euro per l’anno 2026, 17 milioni di euro per l’anno 2027 e 60 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2029) per l’incremento delle disponibilità per il perseguimento degli obiettivi sanitari di carattere prioritario e di rilievo nazionale. Per le Regioni “il fondo destinato agli obiettivi di piano ha già una dotazione di 1 miliardo di euro. Poiché le attività relative alla prevenzione beneficeranno anche di ulteriori e consistenti risorse, non si ritiene opportuno che tale fondo venga ulteriormente incrementato”.

Se c’è un tema che attraversa tutto il documento è l’emergenza personale. All’articolo 64 le Regioni suonano un campanello d’allarme: i centri vaccinali sono in crisi. Quindici Regioni su venti non raggiungono gli obiettivi minimi per le vaccinazioni dei bambini. E il problema non è solo il Covid: le coperture per l’Hpv crollano al 2% per i maschi over 24, serve personale formato per i vaccini dei viaggiatori (encefalite da zecche, dengue) e per gestire l’arrivo del nuovo anticorpo monoclonale contro il virus respiratorio sinciziale nei neonati.

La soluzione? Permettere alle Regioni di usare fino al 10% dei fondi per le vaccinazioni proprio per assumere personale, scavalcando i blocchi alla spesa che oggi lo impediscono.

Ma non finisce qui. Sempre all’articolo 64, propongono di usare il 30% dei fondi per la prevenzione per pagare straordinari e prestazioni aggiuntive al personale esistente, tassandoli con un’aliquota agevolata al 15%. Servono medici e infermieri per potenziare gli screening oncologici, dove il divario Nord-Sud è ancora una ferita aperta: al Sud solo il 18% delle persone fa lo screening per il tumore al colon, contro una media nazionale già bassa (33%) e un obiettivo del 50%.

Per trattenere gli infermieri, già troppo pochi e pagati meno che nel resto d’Europa, l’emendamento all’articolo 69-ter chiede di estendere a tutti i loro straordinari la tassazione agevolata al 5%, già prevista per alcune voci.

Con il nuovo articolo 64-bis le Regioni chiedono il via libera a usare tutti i dati sanitari in loro possesso – dalle ricette, agli screening, ai ricoveri – per fare “stratificazione del rischio”. In pratica, per individuare i cittadini più fragili e con maggiori probabilità di ammalarsi, per prendersene cura prima che sia troppo tardi. Il tutto senza dover chiedere il permesso a ogni persona, perché si tratterebbe di un’attività di interesse pubblico, come già avviene in altri paesi europei. Una svolta verso una sanità più predittiva e personalizzata.

Si chiede inoltre di scrivere nero su bianco il principio di sostituibilità tra farmaco originale e biosimilare, per spingere una volta per tutte l’uso di questi ultimi e tagliare la spesa. Si propone di dematerializzare le ricette per i celiaci, creando un unico elenco nazionale dei prodotti, per combattere le lungaggini burocratiche.

E sempre sul farmaco arriva una grossa richiesta di risorse. Per le Regioni “l’innalzamento dei tetti di spesa per gli acquisti diretti comportano 350 mln di minori entrate; l’abolizione del payback dell’1,83% comportano 166 mln di minori entrate e l’abolizione dell’ulteriore sconto del 5% per alcuni farmaci (la minore entrata non è quantificata anche se le stime parlano di 150 mln ndr.)”. e per questo chiedono che queste cifre vengano coperte dal Governo con “risorse aggiuntive rispetto a quelle previste per il FSN”. Insomma quasi 700mln.

Sul fronte dei dispositivi medici, si chiede di modificare il meccanismo del payback, alleggerendo il peso sulle piccole e medie imprese che riforniscono le Asl, per non metterle in difficoltà.

Infine, le Regioni chiedono un fondo da 50 milioni di euro l’anno per far fronte agli indennizzi per i danni da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati. Una spesa che, dopo l’estensione della legge 210 anche al vaccino anti-Covid, è destinata a crescere e che grava interamente sui bilanci regionali.

13 Novembre 2025

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