Aiom, Sigmo e Omg: “Ecco le ricette per vincere il tumore all’ovaio”
E’ la prima volta che in Italia le società scientifiche si uniscono per elaborare un lavoro di questo genere. Lo studio ha definito – sul modello della breast unit per il cancro alla mammella – una serie di indicatori per i centri di riferimento sulla neoplasia dell’ovaio: è, per esempio, sempre necessaria la presenza di una squadra multidisciplinare che operi nella massima collaborazione tra i suoi componenti. “Il problema della comunicazione è infatti centrale – sottolineano le tre società – Ben il 63% degli oncologi e il 32% dei ginecologi ritengono che il livello di cooperazione non sia sufficiente. Per l’86% di loro, una collaborazione continua è determinante per definire percorsi guidati e codificati uniformemente in tutta la Penisola. Non possiamo perdere altro tempo, soprattutto ora che dopo quindici anni disponiamo di nuove terapie, purtroppo ancora in attesa di approvazione nel nostro Paese”. Il documento è già stato consegnato alle istituzioni sanitarie del Paese, “anche se – aggiungono i tre presidenti – inizieremo a diffonderlo ai nostri soci affinché possa diventare operativo a tutti gli effetti”.
I numeri sono eloquenti: il cancro dell’ovaio rappresenta il 3% del totale delle neoplasie femminili, il decimo più diffuso tra le donne, ma rientra tra le prime 5 cause di morte per tumore nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni. A causa proprio della sintomatologia tardiva e senza segni specifici, circa 4 pazienti su 5 presentano alla diagnosi una malattia in fase molto avanzata. Ed è proprio questa dinamica a condizionare negativamente la prognosi della patologia: solo il 41% delle donne colpito da un tumore dell’ovaio nella prima metà degli anni 2000 risulta ancora in vita a 5 anni dalla diagnosi. “Grazie al nostro lavoro riusciremo nel tempo ad agire in maniera sempre più efficace sul tumore – concludono i presidenti – sia dal punto di vista clinico-terapeutico, che dell’assistenza sul territorio”.
04 Febbraio 2013
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