Paziente ucciso da un altro paziente in reparto di Psichiatria. “L’assassino era pericoloso e in attesa di trasferimento in Rems”

Paziente ucciso da un altro paziente in reparto di Psichiatria. “L’assassino era pericoloso e in attesa di trasferimento in Rems”

Paziente ucciso da un altro paziente in reparto di Psichiatria. “L’assassino era pericoloso e in attesa di trasferimento in Rems”

“È urgente una seria riforma della legge 81 del 2014 come già suggerito anche dalla Corte costituzionale. Ai Ministri della Sanità e della Giustizia chiediamo di avviare un percorso di riforma della legge che possa portare a garantire cura e sicurezza” hanno scritto Bondi e Cerveri, presidenti del Coordinamento nazionale Servizi Psichiatrici di diagnosi e cura

“Il 21 di gennaio del 2026 un’altra persona è morta, un altro paziente in attesa di Rems ricoverato in un reparto di Psichiatria commette un omicidio. Come 3 anni fa a Pisa. Allora morì la Dr.ssa Barbara Capovani, psichiatra colpita ferocemente al cranio, oggi a Rieti è toccato ad Antonino Domenico Martinelli, una persona di 72 anni ricoverata nel reparto sbagliato, che ha scelto di stare male nel periodo sbagliato.  Due eventi molto simili, un reparto ospedaliero di psichiatria costretto a trattenere individui pericolosi socialmente, senza tutele, senza risorse dedicate, senza possibilità di garantire cure e di fornire sicurezza a pazienti e operatori”.

È quanto denunciano in una lettera aperta i presidenti del Coordinamento Nazionale Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, Emi Bondi e Giancarlo Cerveri che chiedononal Ministro della Sanità ed al Ministro della Giustizia “di avviare un percorso di riforma della legge che ha chiuso gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari che possa portare a garantire cura e sicurezza”. 

I presidenti Bondi e Cerveri denunciano con forza la condizione di insicurezza strutturale che caratterizza i reparti di psichiatria, luoghi in cui la paura è quotidiana per pazienti e operatori, ma raramente denunciata perché percepita come inutile. I gravi fatti di cronaca sono pochi, ma il clima di minaccia costante è diffuso e ignorato, al punto da rendere quasi ordinaria la compresenza, negli stessi reparti, di pazienti fragili e di soggetti autori di reati gravissimi, senza adeguate tutele per la sicurezza pubblica e per le persone in cura. In questo contesto, chi è ricoverato per sofferenza psichica si trova esposto a ulteriori rischi, mentre gli operatori sanitari finiscono per lavorare stabilmente in una condizione di paura.

Richiamando i dati ministeriali, sottolineano che i reparti di psichiatria sono quelli a più alto rischio di aggressione all’interno degli ospedali, senza che ciò abbia prodotto cambiamenti concreti. Dopo ogni tragedia, spiegano, l’attenzione si concentra su singole responsabilità o su aspetti marginali, mentre manca la volontà di affrontare il problema in modo strutturale, nonostante le soluzioni richiedano un impegno collettivo.

I presidenti evidenziano poi come la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, pur fondata su una legge giusta, sia stata attuata scaricando sui servizi di salute mentale persone provenienti da percorsi di detenzione e cura senza valutarne l’impatto sul sistema sanitario, sulla sicurezza dei pazienti non autori di reato e su quella dei lavoratori. Medici, infermieri e altri professionisti sono stati così lasciati senza strumenti adeguati ad affrontare situazioni di elevata complessità e pericolosità.

Nel confronto con altri Paesi europei, Bondi e Cerveri ricordano come Germania, Gran Bretagna e altri Stati abbiano superato il modello degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari creando strutture dedicate ai soggetti autori di reato con gravi patologie psichiatriche, in grado di garantire cure appropriate, umanità di trattamento e sicurezza. In Italia, invece, mancano dati certi sul numero di persone in attesa o collocate nelle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza e sui soggetti socialmente pericolosi presenti sul territorio.

Alla luce di questa situazione, Bondi e Cerveri ribadiscono l’urgenza di una riforma della legge 81 del 2014, come indicato anche dalla Corte Costituzionale, sottolineando la necessità di una risposta ampia e strutturata a un problema di dimensione nazionale. Come “Società Scientifica siamo disponibili a fornire proposte e strategie d’azione” concludono.

23 Gennaio 2026

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