La Card (Confederazione Associazione Regionale dei Distretti) interviene sul tema della sostenibilità del Ssn e rilancia quanto elaborato nel documento approvato all’unanimità dal Consiglio Nazionale lo scorso dicembre: “Dare ‘centralità’ al distretto sanitario. Non tanto per deospedalizzare quanto per riospitalizzare il territorio”.
Ma l’analisi della Card parte prima da un’analisi dello scenario globale della sanità italiana di cui difende il valore del sistema pubblico che “mostra performance superiori a quelli di tipo privato-assicurativo, in termini di resa e di spesa”. Critica l’associazione poi per quanto riguarda ad ulteriori tagli al Fsn: “Decurtarne ulteriormente i fondi significa strozzarlo, anche dove prevale efficienza”.
Ma per evitare che i nuovi bisogni di salute dei cittadini dovuti ai mutamento demografici ed epidemiologici (cronicità, allungamento della vita media, non autosufficienze) travolgano il sistema, la ricetta della Card è quella proprio di potenziare il ruolo del Distretto sanitario e di puntare dritto verso una medicina evidence based, proattiva e integrata. Oltre le premesse, alla base del progetto vi è il fatto che per l’associazione in Italia “sono molto pochi in Italia i ‘grandi ospedali’, di riferimento ad alta specializzazione con elevata attrazione su scala nazionale, tali da meritare gestione autonoma in Aziende separate”. Per cui “è conveniente inserire gli altri ospedali nelle Aziende Sanitarie territoriali,così da raccordarne il lavoro con quello dei distretti, da facilitare la continuità delle cure, le collaborazioni, il migliore equilibrio tra offerta/produzione in linea con le evidenze epidemiologiche locali, il progresso professionale e l’integrazione trans-specialistica, l’ottimizzazione della ripartizione delle risorse tra territorio ed ospedale, l’assenza di duplicazioni delle tecnostrutture aziendali”.
Distretto, quindi, come punto di riferimento nel nuovo contesto delle cure primarie. Ma l’associazione, entra anche nel merito della proposta, a partire dall’assistenza ambulatoriale, che dovrebbe vedere una “sostanziale revisione della medicina generale: da improntare non tanto all’aumento dell’offerta oraria ma al lavoro di proattività, e non più solo di attesa, con forme innovative di aggregazioni-associazioni governate dal distretto”. Un progetto che secondo la Card potrebbe portare un “vantaggio per i pazienti e un impatto positivo sul funzionamento dei Pronto Soccorsi andrebbero ben oltre a quanto ottenibile dalle azioni previste nel recente ‘Decreto Balduzzi’”.
Altro pilastro della ricetta Card è sul potenziamento dell’assistenza domiciliare. “La sua produzione o committenza va posta unicamente in capo al distretto, che deve concretizzare questo livello essenziale di assistenza (LEA) con il rispetto di uno standard di apertura 24 ore-die/7 gg settimana, a presenza congiunta di medici ed infermieri, di tecnologie per l’home care, ovunque nel Paese, così da assicurare cure a casa anche complesse, realmente alternative al ricovero e/o all’istituzionalizzazione”.
Infine, altro caposaldo si può identificare in un più intenso sviluppo dell’assistenza residenziale e semiresidenziale. Da realizzare attraverso la creazione di “strutture intermedie riabilitative-sanitarie “a misura d’uomo”, a regia e/o gestione diretta distrettuale, anche da riconversione di presidi ospedalieri (non fatiscenti), poste in continuità con l’assistenza domiciliare, in primis per persone anziane o non autonome/disabili.