Sud, una svolta silenziosa: Campania e Puglia provano a riscrivere la politica sanitaria

Sud, una svolta silenziosa: Campania e Puglia provano a riscrivere la politica sanitaria

Sud, una svolta silenziosa: Campania e Puglia provano a riscrivere la politica sanitaria

Le nuove giunte di Campania e Puglia segnano una discontinuità storica, gestendo la sanità non più come merce di scambio politico ma come pilastro del welfare, con un'attenzione all'efficienza e all'assistenza territoriale.

Il Mezzogiorno sta vivendo una fase politica inedita. Dopo decenni in cui la percezione prevalente era quella di un Sud amministrato come “proprietà politica privata”, impermeabile alla contendibilità e poco sensibile alla domanda di servizi proveniente dai cittadini, le ultime due elezioni regionali sembrano aver introdotto un principio diverso: il Mezzogiorno torna ai meridionali.

I risultati in Campania e Puglia — citate in mero ordine alfabetico — hanno evidenziato una rottura con il passato. I due nuovi presidenti sono stati scelti da elettorati stanchi del notabilato regionale, ma non disponibili a sostituirlo con il dilettantismo politico o con formule anti-istituzionali. Hanno premiato invece candidati percepiti come dotati di credibilità amministrativa, senso delle istituzioni e capacità di costruire un’offerta politica coerente, tanto da cancellare l’idea delle Regioni meridionali come retaggio di qualcuno.

A consolidare questa impressione è arrivata la composizione delle giunte e, soprattutto, la distribuzione delle deleghe. La sanità — tradizionale tallone d’Achille delle amministrazioni meridionali e voce decisiva dei bilanci regionali — è stata trattata come un terreno non più contendibile dalle logiche di scambio, ma come pilastro del welfare e banco di prova della reputazione politica. È divenuta terreno di sfida, lavorando nell’ottica di riportare l’offerta ospedaliera, da trofeo da vendere, a soluzione residuale. In tutto questo la Corte costituzionale, con recente sentenza n. 4 del 22 gennaio scorso, fornisce l’occasione giusta: basta tagliare i nastri di ciò che non occorre e si cominci a portare la salute a casa delle persone.

Napoli e dintorni
In Campania, Roberto Fico ha scelto di trattenere per sé le deleghe alla sanità, al bilancio e ai fondi nazionali ed europei. È un segnale di accentramento funzionale, che punta a costruire una strategia unitaria del welfare assistenziale, senza fratture tra programmazione finanziaria, riparto delle risorse e gestione dei servizi. Nel programma presentato in Consiglio regionale il presidente ha posto l’accento sulla ricostruzione di una sanità campana ancora segnata dall’uscita prematura dal commissariamento, da squilibri territoriali storici e da un sistema ospedaliero che va ripensato alla luce dell’assistenza territoriale post-PNRR.

Bari e Taranto in un binomio salvifico
Diverso ma molto rilevante è l’approccio pugliese. Antonio Decaro ha affidato le deleghe alla sanità a Donato Pentassuglia, figura di comprovata esperienza istituzionale, chiamato a lavorare in stretto raccordo con il vicepresidente Cristian Casilli sul capitolo del welfare sociosanitario. La priorità dichiarata è l’integrazione tra servizi sociali e sanitari, un obiettivo previsto da anni nei piani nazionali ma raramente attuato nel Mezzogiorno. La Puglia potrebbe così diventare laboratorio naturale di questo passaggio, favorita dalla sua conformazione territoriale e dal consolidamento della rete distrettuale, facilitata dall’essere il “granaio d’Italia” nel senso del suo essere la regione complessivamente più pianeggiante del Paese.

Uno start per il primato
Le due giunte condividono una scelta poco appariscente ma simbolicamente forte: il tecnologico sicuro, il recupero del “buon usato” politico e un nuovo da assoluta fiducia, da onestà non solo intellettuale piena. Insomma, un pieno di pregi, di competenze tecniche e istituzionali in grado di sostenere la macchina regionale senza retoriche salvifiche. È una cesura netta con la politica oratoria, talvolta magniloquente e scarsamente operativa, che ha segnato la stagione precedente.

Il perché di cotanto entusiasmo? Perché offre una lezione di aspettativa concreta: la lezione che il resto del Sud potrebbe trarre da questo passaggio riguarda la selezione delle priorità reali. Collocare sanità, assistenza territoriale, gestione delle risorse, tutela dei ceti fragili e capacità deliberativa basata sui saperi — Einaudi docet — al centro dell’azione amministrativa equivale a compiere un salto nella modernità delle politiche pubbliche. Significa assumere che l’efficienza non è nemica della coesione sociale, ma sua condizione necessaria a portata di mano delle sponde del Mediterraneo.

Se questa “crociata” — per molti aspetti epocale — avrà successo, Campania e Puglia potrebbero divenire due “nazioni regionali” in grado di trainare non solo il Mezzogiorno ma l’intero Paese. Sarebbe un fatto raro nella storia recente: un Sud che non chiede, ma produce modelli; e un Nord che osserva, studia e, forse, apprende.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

27 Gennaio 2026

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