Quello strano e pericoloso passaggio del ddl delega sugli ospedali di comunità

Quello strano e pericoloso passaggio del ddl delega sugli ospedali di comunità

Quello strano e pericoloso passaggio del ddl delega sugli ospedali di comunità

Il disegno di legge rischia di snaturare gli Ospedali di Comunità trasformandoli in un'appendice dei Pronto Soccorso. Ciò sposta risorse verso logiche ospedaliere invece di potenziare il territorio per anziani e cronici, risolvendo la vera causa del sovraffollamento.

Uno dei passaggi del ddl delega sulla rete ospedaliera più oscuri è quello in cui si cita l’ospedale di comunità. Siamo all’art.2 comma e) dove si propone di “implementare l’appropriatezza dell’offerta ospedaliera anche attraverso la definizione di standard minimi per le attività di ricovero, articolati per area di attività e per ambito territoriale di riferimento, definiti e implementati in coerenza con la disciplina in materia di ospedale di comunità, contemplato nel richiamato decreto del Ministro della salute del 23 maggio 2022, n. 77 secondo la relativa disciplina di cui all’intesa tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome del 20 febbraio 2020”. Non finirò mai di parlar male della forma oltre che del contenuto di questo ddl che raggiunge livelli forse ineguagliabili di incomprensibilità.

La interpretazione di questo passaggio del ddl in assenza di un documento che lo illustri è, credo, al di sopra delle umane possibilità. Certamente al di sopra delle mie. Ma una recente vicenda marchigiana mi fa intuire una pericolosa possibile interpretazione di quel passaggio. Il neo Assessore alla Salute della Regione Marche Paolo Calcinaro va in giro sostenendo che gli ospedali di comunità daranno quando completati e attivati sollievo ai Pronto Soccorso attualmente in difficoltà per il sovraccarico di pazienti che non si riescono a ricoverare perché altri non si riescono a dimettere. In qualche circostanza è arrivato a ipotizzare che in qualche modo possa essere lo stesso Pronto Soccorso a governare gli accessi agli Ospedali di Comunità.  Questo problema del boarding dei Pronto Soccorso ovviamente c’è ed è drammaticamente vero come episodi drammatici come quello accaduto qualche settimana fa in un ospedale delle Marche (leggere qui) . L’idea che però siano gli ospedali di comunità la soluzione a questo problema è illogico e rischia di snaturare il ruolo stesso degli Ospedali di Comunità. La causa maggiore del boarding dei Pronto Soccorso è notoriamente legata alla carenza di offerta di servizi territoriali alla popolazione anziana con pluripatologia. In una indagine di qualche anno fa di una Società Scientifica dei medici di medicina interna (FADOI) emerse che “i ricoveri nei reparti di medicina interna sono circa un milione l’anno e che almeno la metà di questi sono di over 70. Ben più del 50% di questi prolunga mediamente di una settimana il ricovero oltre le necessità sanitarie: in tutto sarebbero 2,1 milioni le giornate di degenza in eccesso legate a questo fenomeno in Italia”. Ma un analogo discorso potrebbe essere fatto per i pazienti che dovrebbero essere presi in carico dalla rete dei servizi che si occupano di cure palliative e dalla rete dei servizi per la salute mentale. Nel caso delle Marche questa carenza si esprime come segue:

– attualmente l’offerta di assistenza domiciliare nelle Marche è scarsa come numero di ore offerte e disomogenea. Inoltre, oggi, solo 6 distretti su 13 garantiscono l’attività domiciliare 7 giorni su 7, anche se quasi tutti i distretti garantiscono una reperibilità diurna nel sabato pomeriggio e nelle domeniche.  Nessun distretto garantisce invece eventuali prestazioni notturne in caso di bisogno;

– a livello residenziale le residenze sanitarie assistenziali (RSA) e le residenze protette (RP) assommano nelle Marche circa 6500 posti letto di cui la gran parte (circa 5000) sono nelle residenze protette. La distribuzione geografica di questi posti letto è enormemente variabile e non governata. Si può stimare in base alle liste di attesa in diverse migliaia il numero di posti letto residenziali che mancano e va ricordato che gli standard assistenziali che garantisconosono bassi. Il Gruppo Solidarietà ha stimato qualche mese fa che complessivamente le persone in lista di attesa sono 7.650 (1.015 nelle RSA, 6.635 nelle RP). Un numero largamente superiore sia ai posti convenzionati (stimabili in 6.000/6.200) che autorizzati (circa 7.400). La carenza è particolarmente forte per i posti letto per persone con demenza, carenza che si estende ai centri diurni per queste persone.

Allo stesso tempo l’offerta ospedaliera nelle Marche è frammentata, esuberante ed irrispettosa degli standard del DM 70 sia in termini di posti letto che di numero di ospedali. Nell’ultimo Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale si riporta che le Marche hanno previsto molti più posti letto per acuti della stragrande maggioranza delle Regioni (3,3 ogni 1.000 abitanti contro i 3 da DM 70),  gran parte dei quali sono pubblici. I posti letto di post acuzie (riabilitazione e lungodegenza) sono invece nella media nazionale (0,6 ogni 1.000 abitanti) e prevalgono quelli privati che sono il doppio di quelli pubblici. Il problema nelle Marche non è nel numero di posti letto previsti, ma nel numero di quelli che funzionano e in come funzionano. Inoltre vi è il problema dei posti letto di lungodegenza post acuzie che nelle Marche sono lontani dai grandi ospedali, sono spesso solo sulla carta e sono spesso gestiti da privati. Gli ospedali con DEA sono invece 13 contro i 10 da DM 70.

Il problema nelle Marche è dunque spostare risorse e posti letto dalla rete ospedaliera per acuti al territorio. Ma questo è politicamente impegnativo e in controtendenza con la politica della Giunta di centrodestra che governa le Marche. Allora vengono buoni per dare sollievo ai Pronto Soccorso i posti letto degli Ospedali di Comunità (a regime nelle Marche poco più di 200 di quelli attualmente già a disposizione) e viene buono il collegamento con quel passaggio del ddl delega che rimanda al DM 77 e all’Accordo Stato Regioni. Mentre nel primo si dice che negli ospedali di comunità l’accesso può essere proposto dal medico di Pronto Soccorso, nel secondo si dice che può avvenire “anche direttamente dal Pronto Soccorso, previo accordo con la struttura secondo modalità fissate dalle Regioni.”

La pericolosità del comma del ddl delega che cita gli ospedali di comunità sta proprio qui: la possibilità che ai drammatici problemi dei Pronto Soccorso le Regioni rispondano con una gestione ospedaliera del territorio. L’opposto, cioè, di quello che dovrebbe avvenire.

Claudio Maria Maffei

Claudio Maria Maffei

09 Febbraio 2026

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