La rete dei Servizi di Salute Mentale in Italia è articolata e diffusa su tutto il territorio nazionale ma presenta forti criticità, dal sottofinanziamento, con un investimento pro capite tra i più bassi in Europa, alle carenze di personale, inferiore di quasi il 30% rispetto agli standard. Criticità che si accentuano in alcune regioni, soprattutto del Mezzogiorno. Lo afferma il terzo rapporto del Gruppo di Lavoro su equità e salute nelle Regioni dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato oggi sul sito dell’Iss.
Il rapporto è il terzo prodotto dal Gruppo, istituito dal presidente dell’Iss Rocco Bellantone, dopo quelli sulle cure oncologiche e le malattie cardiovascolari. “La pubblicazione di questo rapporto coincide con il varo di un piano strutturato di finanziamenti previsto dall’ultima manovra economica che rappresentano, dopo tanto tempo, un primo segnale concreto di attenzione verso questi problemi, e anche con il recente varo di un Piano Nazionale dedicato a questo tema– afferma Bellantone – In questo nuovo contesto, perciò, questa analisi può diventare oggi uno strumento utile per orientare in modo più mirato le politiche e gli interventi futuri nel campo della salute mentale che ci auguriamo possano sempre più consolidarsi”.
I ricercatori hanno utilizzato i dati presenti negli allegati ai Rapporti del Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM). Nello specifico il documento prende in esame i file di dati dei nove Rapporti Salute Mentale del Ministero della Salute disponibili, dal 2015 al 2023, sulla base dei quali sono stati selezionati alcuni indicatori ritenuti utili e potenzialmente discriminativi per valutare le differenze interregionali e il loro andamento nel tempo in termini di dotazione di strutture e di attività del sistema di cura per la salute mentale in Italia. La stesura del rapporto si è avvalsa anche di contributi dei Rapporti sui dati del SISM pubblicati dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP), ed in particolare dall’ultimo di questi.
Ecco i dati principali emersi dall’indagine
– Il costo pro-capite è scarsamente variato negli anni se si considerano gli estremi dell’intero intervallo temporale (-2.6% nel 2023 rispetto al 2015). Nel 2023 si attesta su 71,9 euro a persona, un costo paragonabile, sebbene al ribasso, a quello del 2015 di 73,8 euro a persona. La macroarea geografica con una proporzione maggiore di Regioni che presentano andamenti stabilmente nel tempo al di sotto di quello nazionale è il Sud Italia (in particolare con le Regioni Molise, Campania, Calabria e Basilicata). L’investimento, nel 2023, varia da un valore minimo di 36,0 euro per la Campania ad un massimo di 98,5 euro della Sicilia. Prevalentemente le Regioni al di sotto del primo terzile, con valori più bassi, sono del Sud Italia.
– Il valore nazionale del personale del DSM va da 58,3 per 100.000 nell’anno 2015 a 58,2 per 100.000 nel 2023. Nel 2023 la dotazione complessiva di personale è inferiore di quasi il 30% rispetto agli standard definiti da Agenas alla fine del 2022. Anche in questo caso è presente variabilità geografica, con le Regioni del Nord che si collocano in un range di valori più elevati rispetto al Centro e al Sud Italia e Isole.
– Nel 2023 rispetto al 2022, la prevalenza trattata, cioè la percentuale di popolazione che ha almeno una visita durante l’anno, è aumentata del 10% e, rispetto al 2020, del 18%, arrivando a 169,5 pazienti per 100mila abitanti. Una criticità perdurante nei servizi specialistici di salute mentale è rappresentata dal fatto che essi assistono all’incirca l’1,6-1,7% della popolazione (prevalenza trattata), a fronte di un numero fino a quasi 10 volte superiore di persone che ogni anno soffrono di disturbi mentali. A questo si aggiunge l’ulteriore criticità rappresentata dalla variabilità interregionale e geografica, per cui, nel complesso, il Centro e il Sud Italia mostrano negli anni tassi di prevalenza trattata tendenzialmente più bassi rispetto a quelli del Nord.
– A partire dal 2017 (fino al 2023) diminuiscono le strutture psichiatriche territoriali (-18,5%) e le strutture psichiatriche residenziali (-13%) e, dal 2020, le strutture psichiatriche semiresidenziali (-12,5%). A carico delle strutture psichiatriche semiresidenziali, si registrano pure una graduale complessiva diminuzione, a partire dal 2021, dei posti (-10%) e, dal 2015, più marcatamente, degli utenti presenti (-35% nel 2023 vs. 2015). La correlazione positiva osservata tra tasso di strutture psichiatriche semiresidenziali e tasso di dotazione complessiva di personale dei Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) suggerisce che le Regioni con minore dotazione di personale tendono ad avere al contempo un minore numero di strutture semiresidenziali. Nell’analisi della correlazione condotta, la Regione Calabria appare particolarmente penalizzata con contemporaneamente i valori più bassi di personale e di strutture semiresidenziali.
– Il numero dei posti letto ospedalieri per ricoveri psichiatrici acuti (degenza ordinaria e day hospital) è costantemente tra i più bassi al mondo (l’Italia ne ha 0,1 per 1.000 abitanti, mentre la mediana dei Paesi OCSE è 0,64 per 1.000). Le Regioni del Sud Italia, la Sardegna e le Regioni del Centro Italia complessivamente mostrano nel tempo valori più bassi rispetto alle Regioni del Nord Italia (tranne il Friuli-Venezia Giulia). L’andamento nazionale delle dimissioni di utenti dai reparti psichiatrici di strutture pubbliche e private in regime ordinario è in diminuzione dal 2020 (nell’ultimo biennio: -14% rispetto a 2015-2019). Tutte le regioni del Sud Italia e la Sardegna mostrano dal 2018 valori costantemente al di sotto del dato nazionale. La correlazione positiva osservata tra disponibilità di posti letto ospedalieri e tasso di dimissioni da reparti psichiatrici suggerisce che il tasso di ospedalizzazione è innanzitutto correlato alla disponibilità di posti letto, come dire che l’offerta determina la domanda.
– L’andamento nazionale nel tempo del tasso di utenti trattati con antipsicotici in regime convenzionato appare in crescita. La crescita lineare (dal 2015 al 2023: + 63%) è connotata geograficamente, con valori più bassi nelle Regioni del Nord e del Centro Italia e valori più alti nelle Regioni del Sud e nelle Isole. L’analisi delle correlazioni condotte sui dati del 2023, ha mostrato che il tasso di utenti trattati con antipsicotici in regime convenzionato e erogati in distribuzione diretta è correlato negativamente con il tasso di prestazioni psichiatriche per utente erogate in strutture psichiatriche. Il tasso di utenti trattati con antipsicotici è anche correlato negativamente con la dotazione di personale. In attesa di ulteriori analisi che confermino un’associazione causale, questi risultati possono far ipotizzare che una più accentuata scarsità di risorse di personale nelle Regioni possa comportare una minore disponibilità di interventi psicosociali, riabilitativi e psicoeducativi, con conseguente maggiore adozione di prescrizioni di antipsicotici come una delle poche opzioni terapeutiche disponibili. Va segnalato che gli interventi psicosociali, riabilitativi e psicoeducativi, sono stati fortemente raccomandati dal documento appena pubblicato dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), riguardante le politiche da adottare per affrontare le disuguaglianze di accesso all’assistenza e alle cure in tema di salute mentale.