“Quanto è accaduto è inaccettabile e attendiamo di verificare le responsabilità. Detto ciò, ribadisco che la sicurezza delle cure è un impegno costante a tutti i livelli, cioè ministero, Regioni, aziende sanitarie e ospedaliere, per garantire che ogni paziente riceva sempre la migliore assistenza con il minimo rischio di danno alla salute”. Così il ministro della Salute Orazio Schillaci ha commentato, in un’intervista su Repubblica, il caso del bambino di due anni e mezzo trapiantato con un cuore danneggiato all’ospedale Monaldi di Napoli.
“Ho dato disposizione di inviare gli ispettori – ha aggiunto – perché i controlli sulla sicurezza dei pazienti sono uno dei compiti prioritari del ministero. Ci troviamo di fronte a un caso particolarmente grave e anche noi facciamo la nostra parte per verificare cosa sia accaduto”.
Il Centro Nazionale Trapianti è un’eccellenza italiana e la piattaforma nazionale che gestisce i candidati per trapianto è amministrata con la massima trasparenza, come tiene a ribadire anche il ministro. “Ricordo che le attività di prelievo, conservazione, trasporto e trapianto di organi sono disciplinate da procedure estremamente stringenti e in continuo aggiornamento – ha confermato Schillaci –. L’ultima revisione è stata formalizzata con un accordo in Conferenza Stato-Regioni lo scorso luglio. Dobbiamo accertare che i protocolli siano stati rispettati o se c’è stata qualche mancanza in una o più fasi della donazione e del trapianto in questione”.
“Purtroppo – ha concluso – il rischio zero non esiste, in nessun ambito della medicina. I trapianti sembrano quasi diventati interventi chirurgici di routine perché, fortunatamente, se ne realizza un numero più alto rispetto al passato, ma comportano procedure ad elevatissima complessità, nelle quali, nonostante l’alta competenza garantita dai professionisti dei nostri centri, il rischio di insuccesso è da tenere in considerazione”.
Intervistato anche da RaiNews24, il ministro Schillaci ha aggiunto: “La sanità pubblica italiana è un’eccellenza e dobbiamo far sì che i cittadini continuino ad averne fiducia e che chi compie un atto così nobile, come quello di donare un organo, sappia che quell’organo verrà usato nel miglior modo possibile per salvare vite, come è accaduto fino a oggi”.
Cosa è successo durante il primo trapianto di cuore?
Lo scorso 23 dicembre, al Monaldi è arrivato dall’ospedale San Maurizio di Bolzano un cuore destinato al bimbo per il trapianto. Il cuore avrebbe viaggiato – secondo quanto riferisce Ansa – all’interno di un comune contenitore di plastica. A cui si aggiungerebbe l’uso di ghiaccio secco, invece che di ghiaccio normale, la cui temperatura tocca i -80° e potrebbe essere stata all’origine del danneggiamento dell’organo. Contenitore e contenuto sono stati sequestrati dai Nas di Trento e Napoli per un’ispezione approfondita.
All’arrivo al Monaldi, il trapianto è stato effettuato sul bambino. Probabilmente – come suggerito dal prof. Mauro Rinaldi, direttore di Cardiochirurgia a Le Molinette di Torino, interpellato da SkyTg24 – perché “non c’era altra scelta”. Il bambino sarebbe stato già in condizione di circolazione extracorporea Cec e “probabilmente era già stato espiantato il proprio cuore, in attesa di effettuare a stretto giro il trapianto del nuovo”. Non procedere con l’operazione sarebbe significato che “il bimbo non sarebbe uscito vivo dalla sala operatoria”.
Al momento il bambino è ricoverato al Monaldi in condizioni molto gravi, in terapia intensiva è attaccato all’ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation), una macchina che sostituisce il cuore tramite circolazione extracorporea del sangue. Presenta un’emorragia cerebrale in corso, mostrata dalla Tac. È stata inoltre diagnosticata la presenza di un’infezione attiva non controllata da batterio pseudomonas, a cui si aggiunge l’insufficienza multiorgano avanzata che include polmoni, fegato e reni.
Una nuova operazione sul bambino: si susseguono i pareri
Gli specialisti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, contattati dall’avvocato della famiglia del bambino Francesco Petruzzi, per una valutazione sul caso si sono espressi con una perizia di tre pagine. “Allo stato attuale non si ravvisano indicazioni” per procedere a un nuovo trapianto di cuore, si legge. “Il paziente presentacontroindicazioni contingenti maggiori” e un quadro di “condizioni sistemiche incompatibili con un trapianto simultaneo combinato e a fattori clinici prognostici altamente sfavorevoli per ritrapianto precoce”.
A sostenere che il bambino sia invece rioperabile è l’equipe del Monaldi e, nello specifico, il medico che ha eseguito l’operazione, come specificato dall’avvocato della famiglia del bambino. L’ospedale ha mantenuto il nome del bambino in lista d’attesa per un nuovo cuore dal giorno dell’intervento. Lo scorso venerdì, il ministro della Salute Orazio Schillaci è intervenuto puntualizzando che il bimbo era il primo del suo gruppo sanguigno nella lista trapianti.
A che punto sono le indagini?
Al momento, la procura di Napoli ha aperto un fascicolo e le persone iscritte al registro degli indagati sono sei: tutti i componenti dell’equipe del Monaldi di Napoli, compresi i paramedici. Il reato ipotizzato è quello di lesioni colpose. Gli accertamenti si stanno concentrando sulle modalità di trasferimento, sulla conformità dei contenitori e sul materiale utilizzato per mantenere il cuore vivo. La procura insieme ai Nas di Napoli e Trento ha acquisito tutta la documentazione del bambino e sequestrato i materiali. Anche il ministero della Salute ha disposto l’invio di ispettori ministeriali in entrambi gli ospedali coinvolti.