Kennedy contro gli esperti (e i germi): cronache dalla nuova frontiera della sanità americana

Kennedy contro gli esperti (e i germi): cronache dalla nuova frontiera della sanità americana

Kennedy contro gli esperti (e i germi): cronache dalla nuova frontiera della sanità americana

Il Segretario alla Salute Usa attacca gli esperti, equiparando la fiducia nella scienza al totalitarismo, e rilancia con provocazioni sui germi che fanno discutere. Tra crociate anti-élite e uscite surreali, la sanità americana imbocca una strada sempre più paradossale.

Robert Kennedy Jr., Segretario alla Salute degli Stati Uniti, ha deciso di rilanciare. Stavolta non contro un virus o una lobby farmaceutica. Contro gli esperti.

Nei giorni scorsi ha messo in guardia i cittadini con parole che non hanno bisogno di traduzione: “Fidarsi degli esperti non è una caratteristica della democrazia, né della scienza. È una caratteristica della religione e del totalitarismo”. Una frase che riesce nell’impresa di trasformare virologi, epidemiologi e ricercatori in una sorta di clero sanitario con ambizioni dittatoriali.

La crociata non è nuova, ma l’intensità sì. Non siamo più di fronte a quel “uno vale uno” che per qualche stagione ha animato le piazze digitali – e non solo – italiane. Qui si compie un passo ulteriore: non solo tutte le opinioni valgono allo stesso modo, ma di chi ha studiato anni, accumulato esperienza, pubblicato ricerche, dovremmo addirittura diffidare. L’esperienza come sospetto, il curriculum come aggravante.

È una rivoluzione copernicana: se devi salire su un aereo, poco cambia che alla cloche ci sia un comandante con migliaia di ore di volo o un geometra con molta passione per le altitudini. Anzi, diffida del comandante. Troppa esperienza potrebbe nascondere pulsioni autoritarie.

Non pago, Kennedy ha poi arricchito il dibattito sanitario con un ricordo personale destinato a entrare nei manuali di igiene: “Non bisogna aver paura dei germi. Non ne ho paura. Una volta sniffavo cocaina da sopra la tavoletta del water”.

Un inno alla resilienza immunitaria che ridefinisce il concetto stesso di prevenzione. Finora il massimo dell’audacia sanitaria era il suggerimento, in certi ambienti, di far contrarre il morbillo ai bambini per “fortificarli”. Ora si apre una nuova frontiera: l’educazione immunologica per via di sanitari pubblici. Chissà se nel prossimo piano nazionale per la salute comparirà un capitolo sulle virtù pedagogiche delle toilette.

C’è però una coerenza interna in questo percorso. Se la scienza rischia di diventare religione, allora la contaminazione diventa atto di libertà. Se l’esperto è sospetto, il germe è un compagno di viaggio. È l’Idiocracy che smette di essere una profezia cinematografica e diventa prassi di governo.

E forse, col senno di poi, assumono un significato diverso certe accuse di “dittatura sanitaria” gridate negli anni della pandemia. Forse non avevamo compreso fino in fondo quale elemento dei “sanitari” fosse davvero sotto accusa.

Resta una domanda semplice: in un Paese che’ affida la salute pubblica a chi invita a diffidare degli esperti e a non temere i germi, chi dovrebbe temere chi?

Giovanni Rodriquez

16 Febbraio 2026

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