La Riforma del Ssn e il ruolo culturale del Fisioterapista

La Riforma del Ssn e il ruolo culturale del Fisioterapista

La Riforma del Ssn e il ruolo culturale del Fisioterapista

Gentile Direttore, il Ssn necessita di una profonda riforma, un rinnovamento che ormai non può più essere rimandato. Negli ultimi anni, la consapevolezza dei problemi strutturali della sanità italiana è diventata sempre più diffusa tra gli addetti ai lavori..

Gentile Direttore,
il Servizio Sanitario Nazionale necessita di una profonda riforma, un rinnovamento che ormai non può più essere rimandato. Negli ultimi anni, la consapevolezza dei problemi strutturali della sanità italiana è diventata sempre più diffusa tra gli addetti ai lavori. Tuttavia, il modo in cui si affronta la questione rischia di essere fuorviante. Pur riconoscendo l’importanza della proposta di legge per la Riforma delle Professioni Sanitarie, bisogna ricordare che la normativa segue, o al massimo si adegua, ai cambiamenti della società. Ma cosa guida realmente questo cambiamento? La risposta risiede nella cultura. Se non si modifica la cultura sanitaria del Paese, ogni intervento politico rischia di essere sterile, se non addirittura fonte di maggiore confusione e ambiguità.

È necessario ripartire dai fondamentali: informare, raccontare, rivelare. In Italia, molti sono ancora prigionieri del preconcetto che il Medico sia l’unica fonte di cura. Da fisioterapista specializzato, è essenziale descrivere come questo dogma sia un ostacolo costante ai tentativi di progresso. Pochi operatori sanitari, anche tra i più informati, sono consapevoli che il fisioterapista non si occupa solo di recupero funzionale dopo traumi o malattie, ma cura anche specifiche patologie.

Il profilo professionale definito dal D.M. 741/1994 chiarisce che il fisioterapista interviene in autonomia o in collaborazione con altri professionisti per prevenzione, cura e riabilitazione, nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali, sia congenite che acquisite. L’articolo 2 della L. 251/2000 aggiunge che gli operatori dell’area della riabilitazione svolgono attività di prevenzione, cura, riabilitazione e valutazione funzionale in autonomia, sia per i singoli individui che per la collettività, secondo le competenze previste dai rispettivi profili professionali.

Nonostante sia tutto chiaro, la normativa prevede ancora che il fisioterapista operi in riferimento alla diagnosi del medico, in funzione del contesto culturale di trentadue anni fa. Difatti all’epoca, la diagnosi era prerogativa esclusiva della professione medica. Tuttavia, con il tempo, le professioni sanitarie si sono evolute: il fisioterapista di oggi si distingue per il livello di specializzazione, acquisito tramite Master Universitari di primo livello, come sancito dalla Legge 43/2006.

In particolare, l’ambito muscolo-scheletrico (MSK) è riconosciuto a livello internazionale come il settore in cui i fisioterapisti hanno raggiunto la massima expertise, come dimostra la vasta letteratura scientifica in materia. Uno studio della Fondazione Gimbe pubblicato il 28 novembre 2024 ha evidenziato, con solide prove, che i fisioterapisti specialisti MSK sono in grado di gestire in autonomia e sicurezza tutte le fasi del processo clinico-assistenziale. La revisione ha analizzato i Paesi europei come Regno Unito, Olanda e Svezia, dove l’accesso diretto al fisioterapista è ormai consolidato: il paziente può rivolgersi direttamente al fisioterapista senza prescrizione medica.

In Italia, il questionario “Una mappatura della libera professione tra i fisioterapisti italiani” pubblicato sempre nel 2024 dalla società Fisioscience ha mostrato che ben 473 fisioterapisti partecipanti erano specialisti MSK. Dalla lettura dello studio Gimbe emerge chiaramente che i fisioterapisti sono una fonte di cura affidabile ed efficace. Infatti, i fisioterapisti MSK padroneggiano le procedure di screening e diagnosi differenziale, fondamentali per indirizzare il paziente al medico quando i segni e sintomi non rientrano nell’ambito fisioterapico.

Lo studio evidenzia come l’accesso diretto al fisioterapista sia non solo sicuro, ma anche efficace, grazie alla capacità del professionista specialista di elaborare una diagnosi precisa e autonoma. Questo processo diagnostico rappresenta un elemento imprescindibile: solo attraverso una valutazione clinica accurata, il fisioterapista può individuare la natura del disturbo, impostare una strategia terapeutica mirata e costruire un piano di trattamento su misura per il paziente. Qualora il fisioterapista non fosse autorizzato o formato per formulare una diagnosi, il rischio sarebbe di procedere senza punti di riferimento, esponendo il paziente a interventi non adeguati, privi di logica sanitaria e potenzialmente pericolosi.

L’autonomia diagnostica del fisioterapista non è solo un diritto, ma una responsabilità che garantisce sicurezza e qualità nell’assistenza, evitando scelte terapeutiche casuali o dannose. In definitiva, la capacità del fisioterapista specialista di valutare e diagnosticare permette di progettare interventi terapeutici efficaci, offrendo al paziente un percorso di cura fondato sulla competenza e sull’evidenza scientifica. Questo approccio, come dimostrato dalle esperienze nei Paesi europei più avanzati, è la chiave per garantire risultati clinici ottimali e ridurre i rischi legati a trattamenti non appropriati. Da questa riflessione nasce una lezione fondamentale per rivoluzionare l’immagine culturale del fisioterapista in Italia, avvicinandosi ai modelli internazionali più avanzati. Il fisioterapista specialista MSK possiede competenze nella clinica della Medicina Muscolo-Scheletrica ed è in grado di formulare una diagnosi coerente con la propria valutazione.

Occorre quindi abbattere le barriere ideologiche e affrontare la ristrutturazione del SSN con pragmatismo, riconoscendo il fisioterapista MSK come una valida fonte di cura per numerose patologie dell’apparato locomotore e nervoso. Oggi migliaia di cittadini necessitano di cure fisioterapiche e meritano professionisti responsabili e affidabili. Il cambiamento è ormai indispensabile: solo una collaborazione tra professionisti della salute che si considerano alla pari, e non subordinati per motivi culturali superati, permetterà di affrontare le future sfide. Riformare le professioni sanitarie significa anche avere il coraggio di discutere con onestà di diagnosi, prescrizioni, imaging, e di riconoscere che questi ambiti possano diventare patrimonio culturale anche dei fisioterapisti.

Le soluzioni sono molteplici e tutte ugualmente necessarie: dalla revisione del profilo professionale del fisioterapista, alla creazione di lauree magistrali a indirizzo clinico specialistico, passando per corsi di formazione avanzata promossi dall’Ordine Nazionale. È tempo di risvegliare le professioni sanitarie dal torpore in cui si trovano da oltre venticinque anni, riconoscendo che il fisioterapista può essere il protagonista di un nuovo corso storico per la cultura sanitaria italiana. Solo così si potrà liberare appieno il potenziale di una professione capace di offrire molto di più ai cittadini.

Dott. Simone Lobascio
Fisioterapista Specialista in Ambito Muscolo-Scheletrico

BIBLIOGRAFIA

  1. Accesso diretto alle prestazioni di fisioterapia: evidenze scientifiche e riferimenti normativi. Fondazione GIMBE: Bologna, novembre 2024
  2. “Osservatorio Fisioscience, Una mappatura della libera professione tra i fisioterapisti italiani, 2024” Fisioscience s.r.l. Società Benefit, 20 gennaio 2025
Simone Lobascio

17 Febbraio 2026

© Riproduzione riservata

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