Il coraggio di riconoscere il Dirigente delle Professioni Sanitarie: perché serve una nuova governance

Il coraggio di riconoscere il Dirigente delle Professioni Sanitarie: perché serve una nuova governance

Il coraggio di riconoscere il Dirigente delle Professioni Sanitarie: perché serve una nuova governance

Gentile direttore, ho letto con grande interesse gli interventi pubblicati su Lettere al Direttore, che ringrazio per aver riportato al centro del dibattito una riforma rimasta incompiuta per oltre vent’anni: quella della dirigenza delle professioni sanitarie

Gentile direttore,
ho letto con grande interesse gli interventi pubblicati su Lettere al Direttore, che ringrazio per aver riportato al centro del dibattito una riforma rimasta incompiuta per oltre vent’anni: quella della dirigenza delle professioni sanitarie. Una riforma che, pur prevista dalla normativa, non ha mai trovato piena attuazione né sul piano contrattuale né su quello organizzativo, generando una frattura che oggi rischia di compromettere la sostenibilità stessa del SSN.

Alle analisi precedenti (vedi lettera di Barbara Porcelli), che condividiamo pienamente, desidero aggiungere un elemento spesso sottovalutato ma decisivo: senza una collocazione chiara e strutturata della Dirigenza delle Professioni Sanitarie all’interno del CCNL dell’Area Dirigenza Sanitaria, ogni tentativo di riorganizzazione rischia di rimanere un esercizio teorico.

L’impianto normativo è rimasto a metà. La legge 502/1992 non poteva prevedere l’evoluzione delle professioni sanitarie, allora ancora prive di autonomia, responsabilità, formazione universitaria e percorsi dirigenziali. Successivamente, la legge 43/2006 – pur istituendo formalmente la dirigenza delle professioni sanitarie – non è mai stata integrata nella cornice della 502/1992 né nei modelli organizzativi aziendali, lasciando la Direzione delle Professioni Sanitarie in una posizione di riconoscimento “a metà”: prevista dalla legge, ma non pienamente inserita nella governance strategica.

Questa bipolarità gestionale rappresenta una criticità sistemica. La Direzione delle Professioni Sanitarie governa di fatto la quasi totalità del personale del comparto, presidia i processi assistenziali, misura la qualità, controlla la produzione e garantisce la continuità operativa. Eppure, sul piano formale, il personale del comparto continua a essere gerarchicamente assegnato ai Direttori di UOC, generando ambiguità, inefficienze e un costante disallineamento tra responsabilità esercitate e responsabilità riconosciute.

Oggi, ancora di più, il DM 77/2022 rende urgente ciò che per anni è stato rinviato. La nuova organizzazione territoriale, l’integrazione multiprofessionale e lo skill mix richiedono una governance assistenziale forte, autonoma e pienamente legittimata.

Il nodo contrattuale va sciolto: non ha più ragione di esistere che solo la Dirigenza delle Professioni Sanitarie sia priva dell’indennità di esclusività, priva del pieno riconoscimento della specificità, spesso non integrata nella valutazione strategica e non sempre riconosciuta gerarchicamente come titolare della gestione del comparto. Una condizione che compromette lo sviluppo delle professioni sanitarie e impedisce la piena valorizzazione degli incarichi professionali e delle competenze avanzate, già previste dal CCNL Comparto ma troppo spesso non applicate o scarsamente spendibili, in particolare nelle aree tecniche e assistenziali.

È proprio qui che si innesta il valore della riforma: il riconoscimento della Dirigenza delle Professioni Sanitarie non è un privilegio, ma un moltiplicatore di valore per tutti i professionisti, perché consente di implementare e completare le strategie aziendali attraverso una valutazione organizzativa, professionale e autonoma, oggi spesso impossibile da esercitare in assenza di un pieno riconoscimento dirigenziale. Solo così gli incarichi professionali previsti dal CCNL Comparto possono diventare realmente esigibili e spendibili lungo tutta la piramide professionale, dai dirigenti agli incarichi di funzione fino ai TSLB e alle professioni tecniche e assistenziali.

In definitiva, la riforma della 502/92 e l’integrazione della Dirigenza delle Professioni Sanitarie nella governance non sono un beneficio per pochi, ma un investimento per l’intero sistema: permettono di valorizzare le competenze, rendere effettivi gli incarichi, rafforzare i percorsi professionali e costruire un modello organizzativo coerente con le sfide attuali.

Per questo, in vista del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale Quadro (CCNQ) 2025–2027, è necessario affrontare finalmente questa riforma: non per rivendicare privilegi, ma per garantire la sostenibilità del SSN e la coerenza della sua governance.

Gruppo C. Actus TSLB

Gruppo C. Actus TSLB

19 Febbraio 2026

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