Gentile Direttore, pochi giorni fa Cimo ha inviato un documento al Gruppo di lavoro per l’integrazione Ssn-Università, istituito presso il Ministero dell’Università e della Ricerca, chiedendo di prevedere, nelle procedure di conferimento degli incarichi apicali nelle Aou e negli Irccs, una procedura pubblica comparativa obbligatoria per tutti, universitari e dipendenti del Ssn, al fine di ridurre le asimmetrie tra personale universitario e personale ospedaliero.
Se infatti i dipendenti devono superare un concorso per poter accedere alla direzione delle strutture apicali, gli universitari vengono nominati dal Direttore generale d’intesa con il Rettore senza esperimento delle procedure concorsuali.
Tale modello alimenta percezioni di iniquità, conflitti tra professionisti e difficoltà nell’integrare in modo equilibrato assistenza, didattica e ricerca. Da qui la proposta di armonizzare le procedure, prendendo come riferimento l’impianto previsto per le strutture complesse del Ssn: commissioni con criteri predeterminati, graduatorie trasparenti e obbligo di motivazione comparativa.
Per arrivare a tale obiettivo, ritengo possano essere percorse due strade. La prima, che è senz’altro la soluzione più immediatamente praticabile poiché non necessita di modifiche legislative, prevede l’estensione nelle Aou della disciplina prevista per il Ssn per gli incarichi di direzione di Struttura Complessa: una commissione composta dal Direttore sanitario e da tre direttori di Struttura Complessa sorteggiati dall’elenco nazionale con il compito di formare la graduatoria o individuare la terna degli idonei con criteri e pesi predeterminati; a tale commissione andrebbe aggiunto un meccanismo paritario A-D-R (assistenza, didattica e ricerca), composto da due membri dell’Università e due del SSN, che verifichi i requisiti minimi A-D-R e valuti il Piano di mandato A-D-R. In questo modo si garantirebbe anche la rappresentanza del Ssn nella scelta dei ruoli apicali, tema non affrontato dal Ddl 2735 che riforma le procedure di chiamata universitarie lasciando però la valutazione in capo a commissioni composte da professori.
Il principio cardine è che la commissione resta l’unico organo titolato a stabilire l’ordine di merito. Il Comitato paritario non può ribaltare la graduatoria, ma può intervenire sulla “nominabilità” del candidato, verificando il possesso di requisiti minimi legati alla didattica, alla rete formativa, alla qualità e sicurezza delle cure e, ove pertinente, alla ricerca clinica.
Lo stesso schema verrebbe applicato agli Irccs, preservando la commissione prevista dalla legge ma affiancandole un Comitato paritario “mission” che verifichi requisiti minimi predeterminati (Good Clinical Practice, qualità dati, capacità di conduzione/attenzione trials, registri, ecc.).
La seconda ipotesi, ben più ambiziosa e senz’altro preferibile, prevede invece una modifica normativa per istituire commissioni paritetiche Università-Ospedale con cinque membri, due designati dall’Università, due dall’area ospedaliera e un presidente (Direttore sanitario nelle Aou, Direttore scientifico negli Irccs).
In questo modello, la parità sarebbe strutturale fin dalla fase valutativa, superando alla radice il “dualismo” tra canali accademici e sanitari. Una riforma di questo tipo richiederebbe però un intervento legislativo di coordinamento tra le norme che regolano Ssn, Aou e Irccs.
In entrambe le soluzioni, un capitolo centrale è quello dei conflitti di interesse: si propone di introdurre incompatibilità automatiche per commissari che abbiano co-pubblicazioni recenti e rapporti di ricerca o relazioni economiche rilevanti con i candidati, oltre a obblighi di dichiarazione pubblica e sostituzione automatica in caso di conflitto.
Altro punto qualificante è la motivazione comparativa dell’atto finale: andrebbe spiegato in modo puntuale perché il candidato prescelto è preferibile agli altri idonei, richiamando criteri, punteggi e obiettivi di mandato, anche per ridurre il contenzioso.
La raccomandazione operativa è di avviare subito la prima alternativa come “standard minimo nazionale”, così da garantire che anche nelle AOU e negli IRCCS la selezione degli incarichi apicali segua criteri di imparzialità e trasparenza analoghi a quelli del SSN. In parallelo, si potrebbe lavorare alla riforma più ampia delle commissioni paritetiche.
La posta in gioco è l’equilibrio tra assistenza, didattica e ricerca in strutture che rappresentano l’asse portante dell’integrazione tra università e sanità pubblica. Uniformare le regole di selezione significa rafforzare la credibilità del sistema e garantire che i vertici clinico-gestionali siano scelti con procedure chiare, comparabili e percepite come eque da tutte le componenti.
Sergio Barbieri
Vicepresidente Cimo