L’allarme dai settori Pharma e Cosmesi: “Ripulire le acque europee potrebbe costare fino a 5 volte di più di quanto stimato, commessi errori”

L’allarme dai settori Pharma e Cosmesi: “Ripulire le acque europee potrebbe costare fino a 5 volte di più di quanto stimato, commessi errori”

L’allarme dai settori Pharma e Cosmesi: “Ripulire le acque europee potrebbe costare fino a 5 volte di più di quanto stimato, commessi errori”

I rappresentanti del settore farmaceutico e cosmetico (Cosmetics Europe, EFPIA, AESPG e Medicines for Europe) chiedono ai ministri dell'Economia di instere per uno "stop the clock" con la Commissione Europea per fermare l’attuazione del programma EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) secondo la Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (UWWTD) e di rivederlo. I costi sarebbero troppo sproporzionati. 

I rappresentanti dei settori cosmetici e farmaceutici europei, Cosmetics Europe, EFPIA, AESPG e Medicines for Europe, chiedono ai ministri dell’Economia di rivolgersi alla Commissione Europea per fermare l’attuazione del programma EPR (Responsabilità Estesa del Produttore).  secondo la Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (UWWTD) e di rivederlo.

Se non sarà messa in atto un’analisi scientifica solida, l’Europa potrebbe danneggiare fortemente le aziende, l’accessibilità ai farmaci e creare delle interruzione nella catena di approvvigionamento. Inoltre, si rischia di influenzare negativamente l’attrattiva europea per gli investimenti e la competitività complessiva di due dei settori più importanti del paese.

Nella sua forma attuale, la Direttiva sul trattamento delle acque reflue, costringe le aziende ad affrontare costi sproporzionati, imprevedibili e non correlati al loro reale impatto sull’inquinamento idrico. La causa sta nell’uso di dati scientifici errati nell’identificazione di settori ritenuti responsabili dei microinquinanti nello schema EPR.

La Direttiva adottata, continuano i rappresentanti dei settori, non incentiva lo sviluppo di prodotti più ecologici da parte di nessun settore non coperto dalla Direttiva o ritenuto responsabile del proprio inquinamento idrico. Migliaia di PMI del settore cosmetico e aziende del settore farmaceutico saranno così esposte a oneri finanziari e amministrativi sproporzionati, minacciando la loro competitività e quella dell’UE nel suo complesso.

Le aziende che operano nel settore farmaceutico infatti hanno prezzi fissi, dunque devono assorbire tutti i costi creati dalla Direttiva e questo potrebbe influire sulla continua fornitura e disponibilità di medicinali per milioni di pazienti.

Le prove addotte contro l’EPR

Tra le prove addotte, in primis sono stati segnalati gli errori riportati nei dati della Commissione Europea che mostrano come il contributo del settore farmaceutico e cosmetico al carico tossico nelle acque reflue urbane sia stato molto sopravvalutato.

I quattro principali farmaci nella lista utilizzata dalla Commissione sono stati considerati come costituiti del 58% di tutto il carico tossico in tutti i settori industriali, ma sulla base dei dati di laboratorio richiesti dall’EMA per le valutazioni del rischio ambientale, costituirebbero meno dell’1%.

Per il settore cosmetico, invece, la Valutazione d’Impatto della Commissione ha assegnato erroneamente l’uso di sostanze invece vietate nei cosmetici (ad esempio, dietossilato di nonilfenolo), di sostanze non utilizzate nei cosmetici (ad esempio, permetrina) e di sostanze ubiquitarie assegnate esclusivamente ai cosmetici (ad esempio, acido palmitico), portando a una sovrastima di almeno 15 volte.

Sono stati inoltre messi in luce una serie di gravi problemi metodologici, segnalati da un’analisi indipendente di RSA, tra cui una sovrastima delle concentrazioni di acque reflue, con estrapolazioni che non riflettevano i valori effettivamente misurati e un’assegnazione eccessivamente semplicistica delle sostanze a un singolo settore.

Infine, la Commissione ha stimato i costi per aggiornare il trattamento quaternario a livello UE fino a 1,4 miliardi di euro all’anno fino al 2045 che invece, secondo le statistiche nazionali, sarebbe tre o cinque volte più alto in alcuni Stati membri, creando una grave incertezza sui costi. In alcuni casi i costi potrebbero arrivare oltre i 7 miliardi di euro all’anno.

I rappresentanti dei settori farmaceutico e cosmetico parlano di un accanimento da parte del programma EPR della Direttiva Acque Reflue senza giustificazioni, per il principio “Polluter Pays” (chi inquina, paga). “I requisiti finanziari imposti all’industria per raggiungere gli obiettivi ambientali devono essere giustificati scientificamente – spiegano – proporzionati e basati su evidenze, soprattutto in un momento in cui l’UE cerca di rafforzare la propria base industriale e ridurre gli oneri normativi”.

“Le nostre industrie hanno ripetutamente condiviso le prove descritte in questo documento e non è stata intrapresa alcuna azione. Pertanto, introdurre una clausola ‘Stop the Clock’ sulle disposizioni relative all’EPR dell’UWWTD è una salvaguardia necessaria per la competitività. Esortiamo i Ministri dell’Economia a chiedere alla Commissione di sospendere l’attuazione, condurre studi scientifici adeguati e solidi e valutano l’impatto reale delle evidenze sui settori interessati e sugli altri settori coinvolti, oltre a sostenere la revisione della Direttiva” concludono.

26 Febbraio 2026

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