Vivere con la distrofia di Duchenne in Italia: nuove terapie potrebbero cambiare radicalmente la qualità di vita

Vivere con la distrofia di Duchenne in Italia: nuove terapie potrebbero cambiare radicalmente la qualità di vita

Vivere con la distrofia di Duchenne in Italia: nuove terapie potrebbero cambiare radicalmente la qualità di vita

In occasione della “Conferenza Internazionale sulla distrofia muscolare di Duchenne e Becker”, tenutasi a Roma dal 27 febbraio al 1 marzo 2026, abbiamo discusso dello stato dell’arte delle terapie per la DMD con il prof. Eugenio Maria Mercuri, il prof. Luca Bello e Filippo Buccella (Parent Project). Grandi speranze per un farmaco che non riduce la crescita e non rallenta la pubertà, a differenza degli steroidi tradizionali. 

Nuove terapie e una gestione sempre più multidisciplinare della patologia, sono stati questi i temi che hanno riunito clinici, ricercatori, aziende, stakeholder e famiglie alla 23esima Conferenza Internazionale sulla distrofia muscolare di Duchenne e Becker a Roma. Dal 2003 la Conferenza è un’occasione di confronto che l’Associazione Parent Project, attiva dal 1996, organizza per aprire nuove opportunità di aggiornamento, educazione e miglioramento delle terapie per i pazienti con DMD e i loro caregiver.

La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è la forma genetica più grave di distrofinopatia, ovvero una patologia causata dalla carenza della proteina muscolare “distrofina”. È caratterizzata da una degenerazione progressiva dei muscoli scheletrici, lisci e cardiaci, che potrà lentamente a problemi di deambulazione, perdita di autonomia fino alla completa immobilità.

L’iter diagnostico nella distrofia muscolare di Duchenne

La diagnosi si realizza nei primi anni di età, come ci spiega il professor Eugenio Maria Mercuri, neuropsichiatra infantile del Dipartimento di Scienze della salute della donna e del bambino del Policlinico Universitario Agostino Gemelli. “L’iter diagnostico in genere prevede un sospetto sulla base di dati clinici che in molti casi sono legati al fatto che i bambini hanno qualche difficoltà nell’alzarsi da terra, un po’ di ritardo nell’acquisire la deambulazione” chiarisce.

“In molti casi in Italia però – spiega ancora Mercuri – ci sono dei riscontri occasionali di alcuni enzimi nel sangue che sono elevati, come le transaminasi, che poi portano a fare un esame delle creatina chinasi che sono più specifiche per un danno muscolare. Quando questo succede, la diagnosi viene anticipata. Abbiamo a volte bambini che in assenza di segni clinici, vengono riconosciuti soltanto in base al sospetto dell’elevata presenza di questi enzimi e si procede poi all’indagine genetica e conferma della diagnosi”.

Il grande progresso nell’iter di diagnosi e di terapia ha portato i pazienti con Duchenne a migliorare sensibilmente le loro aspettative di vita. “Quando io ho iniziato a lavorare per questa malattia tanti anni fa – conferma il prof. Mercuri – questa malattia aveva una sopravvivenza molto limitata. I bambini perdevano la capacità di camminare già all’età di sette otto anni. Tutti questi tempi adesso sono praticamente raddoppiati”.

“Il traguardo 40 anni è molto realistico per i nostri pazienti quando non ci sono complicanze previste. Un valore imprescindibile è soprattutto la salute cardiaca, che ha un ruolo chiave nel determinare la sopravvivenza”, specifica il professor Luca Bello, neurologo del Dipartimento di Neuroscienze e la Clinica Neurologica dell’Azienda Ospedale-Università Padova. “Forse il singolo provvedimento, che più di tutto ha prolungato la vita – specifica – è stata la possibilità di ventilare meccanicamente il paziente in maniera non invasiva e, quando necessario, anche in maniera invasiva”.

Adolescenza ed età adulta: una gestione nuova della DMD per pazienti e caregiver

La malattia si rallenta, ma non si arresta. La progressiva distruzione del tessuto muscolare nella DMD crea quindi la necessità di una presa in carico dei pazienti sempre più intensa con l’approssimarsi dell’adolescenza prima e dell’età adulta poi. Il bimbo con DMD sarà sempre più autonomo dell’adulto, che dovrà affrontare la perdita graduale delle proprie capacità motorie e muscolari. I genitori e i caregiver dei ragazzi con DMD, in questo, conoscono l’importanza del supporto psicologico e di una gestione che non dimentichi l’aspetto, spesso doloroso, della socialità.

“Oggi la vita dei pazienti con DMD è aperta oltre l’adolescenza e anche all’età adulta e quindi cambia drasticamente per loro. Perché se, da una parte, sicuramente hanno più aspettativa di vita e soprattutto i primi anni sono molto più tranquilli e gestibili, dall’altra parte invece inizia il periodo difficile dell’adolescenza, nei quali la socializzazione è ancora estremamente importante” conferma Filippo Buccella, fondatore di Parent Project Aps e genitore di un ragazzo con DMD.

Buccella definisce il ruolo del caregiver un “affiancamento silenzioso”, dopo il dolore della diagnosi. “Noi dobbiamo semplicemente essere degli strumenti per poter permettere ai nostri figli di godere una vita piena di opportunità” prosegue. “Il ruolo del caregiver, soprattutto in Italia, è fondamentale perché ancora non abbiamo un’assistenza strutturata che prenda in carico la famiglia. Dal momento in cui viene comunicata la diagnosi e fino all’età adulta, aiutando poi anche i ragazzi stessi ad avere un’età adulta indipendente”, ricorda ancora il fondatore di Parent Project, ed è proprio così che è nata l’idea di fare rete in un’associazione che fosse di supporto alle famiglie che affrontano questa consapevolezza giorno per giorno.

Farmaci e trattamento della Duchenne

Per la DMD non c’è una cura risolutiva, il trattamento è multidisciplinare e mira a un rallentamento dei sintomi che permetta un miglioramento della qualità di vita. Finora, alla fisioterapia sono stati sempre affiancati i glucocorticoidi, somministrati sin dalla prima infanzia, per preservare la forza muscolare e prolungare il più possibile la deambulazione e la funzione cardiaca/polmonare. Sebbene efficaci, questi farmaci sono accompagnati da vari effetti collaterali non sempre trascurabili.

“Per anni abbiamo somministrato gli steroidi convenzionali – conferma il prof. Mercuri –. Perché gli effetti benefici hanno sempre superato quelli collaterali, che c’erano soprattutto a lungo termine, a livello dell’osso della crescita. I bambini mostrano una pubertà ritardata che provoca anche molto disagio a livello emotivo”. Tra i principali effetti secondari ci sono infatti il ritardo nella crescita e nello sviluppo puberale, l’aumento di peso e i problemi metabolici, l’osteoporosi e la fragilità ossea, danni alla salute oculare e il caratteristico aspetto “cushingoide”, con viso arrotondato.

Di pochi giorni fa l’annuncio di Aifa dell’accordo sulla rimborsabilità di givinostat, un inibitore dell’istone deacetilasi (HDAC), che ne modula l’attività deregolata nel muscolo distrofico. L’attenzione sui nuovi trattamenti per DMD tranquillizza le famiglie dopo la decisione della Commissione europea di marzo 2025 di non rinnovare l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata dell’ataluren per la stessa indicazione terapeutica, a causa di un rapporto benefici/rischi negativo.

Nuovi farmaci per la DMD: meno effetti collaterali e migliore qualità di vita

Per contrastare gli importanti effetti collaterali e proporre alternative farmacologiche più sostenibili, negli ultimi anni le aziende farmaceutiche hanno investito su farmaci diversi dagli steroidi.Ancora in attesa di negoziazione di prezzo o rimborso Ssn, c’è il vamorolone, approvato dall’Agenzia italiana del Farmaco nel dicembre 2024, i cui risultati, inclusi nello studio “Guardian”, sono stati illustrati durante la Conferenza dal prof. Bello.

Vamorolone è progettato per esplicare un’attività antinfiammatoria pari a quella dei glucocorticoidi ma senza i problemi di sicurezza tipici di questa classe di medicinali. I dati presentati hanno mostrato che, a differenza dei glucocorticoidi, non limita la crescita, non ha effetti negativi sul metabolismo osseo e mostra un’incidenza di cataratta inferiore.

“Il vamorolone riduce fortemente molti effetti collaterali tipici degli sterodi – conferma Mercuri –. Ha un effetto meno negativo sull’osso, con meno casi di fratture anche vertebrali e non rallenta la crescita. I dati ottenuti dimostrano che  l’efficacia è simile a quello degli steroidi convenzionali senza averne però molti degli effetti collaterali”.

Al momento, in Italia, non è ancora possibile per i pazienti accedere al vamorolone, fino a quando le negoziazioni con Aifa per prezzo e rimborsabilità non saranno concluse. “I pazienti che penso abbiano più urgenza di accedere a un farmaco come vamorolone sono quelli in età evolutiva e coloro che, nella fase deambulatoria della malattia, hanno un rischio di frattura elevato o magari hanno già avuto delle fratture vertebrali o delle ossa lunghe e necessitano di un farmaco corticosteroideo che mantenga la forza muscolare senza causare altro danno alle ossa” conferma il prof. Bello. “Le famiglie e i clinici sperano di averlo al più presto accessibile e rimborsabile per poter trattare i pazienti, prima di tutto quelli selezionati, che hanno più bisogno di accedere a una terapia come questa” conclude.

Per il prof. Mercuri, l’arrivo del vamorolone tra le terapie a disposizione in Italia significherà anche un miglioramento della salute psicologica dei pazienti. “A parte l’impatto medico – conferma – farà davvero una differenza sull’impatto emotivo. Vedo tantissimi ragazzi, tra i 13 e i 16 anni, in sofferenza per il fatto di essere molto più bassi dei loro coetanei o di non avere segni di pubertà”.

“Il settore delle malattie rare è un settore sfortunato – conclude Buccella –, nel quale è difficile che ci sia qualcuno che decide di investire. Invece questi risultati portano nuove forze e nuova energia a questo settore di ricerca. Ogni nuovo trattamento che si aggiunge al mosaico di strumenti che abbiamo oggi è fondamentale, perché aggiunge qualità di vita alla vita dei nostri figli ed è l’unica cosa che in questo momento noi inseguiamo”.

Gloria Frezza

02 Marzo 2026

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