L’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) è un diritto “ancora non garantito” in Sicilia. Lo denuncia la segreteria regionale della Cgil, che sull’ultima relazione del ministero sull’applicazione della Legge 194 commenta: “Mancanza di dati delle strutture ospedaliere, carenza di medici non obiettori, carico di lavoro eccessivo in alcuni casi per i non obiettori presenti: resta immutata la situazione in Sicilia sull’attuazione delle norme sulla tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza”. “La realtà – scrivono in una nota Gabriella Messina, segretaria confederale della Cgil Sicilia ed Elvira Morana, responsabile del sindacato per le politiche di genere – è che continua ad emergere la consapevole inerzia del Governo regionale nel garantire un diritto fondamentale alle donne”.
Le due esponenti della Cgil ricordano che in una audizione lo scorso 5 novembre “l’assessora Faraoni aveva detto che la questione dei medici non obiettori sarebbe stata affrontata con la programmazione. Ci chiediamo quale programmazione sia possibile – sottolineano -in assenza di una analisi compiuta. Chiediamo che in proposito venga a riferire in Commissione”.
Dalla relazione si evince anche un aumento del ricorso all’ivg da parte delle minorenni, con 177 casi rilevato, “cosa che rende evidente- affermano Messina e Morana- la necessita’ di migliorare e aumentare i servizi dei Consultori e l’educazione affettiva e l’informazione mirata sugli anticoncezionali nelle scuole. Anche questi sono temi da affrontare con celerità”.
“Dalla relazione – osserva ancora il sindacato – si ricava che il Ministero ha dovuto sopperire alla mancanza di dati con la lettura delle schede di dimissione. Che manca la lettura aggiornata su ben 19 strutture per le quali si è fatto riferimento ai dati del 2021. In 4 strutture il servizio è stato garantito nonostante l’assenza di medici non obiettori ma questo viene solo dichiarato senza che ci siano dati, mentre in una struttura resta alto il carico di lavoro”.
Una lettura della situazione che viene però smentita dall’assessore alla Salute, Daniela Faraoni. “Il Servizio sanitario regionale – precisa l’assessore – riconosce e garantisce il diritto della donna all’interruzione volontaria della gravidanza, seppure questa resti l’estrema ratio in un percorso di accompagnamento nella scelta della funzione genitoriale. Le strutture a questo scopo deputate sono presenti in tutto il territorio della Sicilia e certamente il ricorso al trattamento farmacologico ha reso meno diffusa la necessità dell’intervento chirurgico e di conseguenza ha ridotto l’impatto dell’obiezione di coscienza tra il personale sanitario”, aggiunge Faraoni, in risposta alla Cgil Sicilia.
“Su questo tema non c’è nessuna inerzia da parte del governo regionale che lavora con grande impegno per offrire ai cittadini un servizio sanitario più efficiente – aggiunge l’assessore – Tutte le aziende sanitarie dell’Isola hanno attivato i percorsi previsti dalla programmazione regionale, con strutture dedicate a cui i consultori familiari fanno riferimento, così come hanno avviato le procedure per l’assunzione di personale medico; le nuove terapie farmacologiche, peraltro, hanno consentito di superare anche difficoltà strutturali legate alla presenza di medici non obiettori. L’organizzazione è funzionante e il territorio regionale garantisce le necessità rappresentate”.
“Quello delle gravidanze delle minori è un problema sociale su cui tutte le istituzioni devono tenere alto il livello di attenzione: noi siamo pronti a fare la nostra parte con la fitta rete dei consultori familiari”, conclude Faraoni.