“Lavorando tutti insieme, guardando le opportunità offerte dalla tecnologia, ripensando i processi assistenziali, valorizzando i dati sanitari, potremo avere un futuro più connesso, ma soprattutto una salute migliore per tutti i cittadini europei”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo oggi alla seconda edizione del Data Summit, “Dati sanitari e intelligenza artificiale: al Senato il confronto europeo sulla governance dei dati della salute “, promosso dal presidente della Commissione Affari Sociali, Francesco Zaffini. “Un evento che pone alla nostra attenzione una delle sfide più importanti che sta affrontando l’Europa in quella che è l’era della digitalizzazione sanitaria”, ha detto Schillaci.
Per il ministro, lo spazio europeo dei dati “è sicuramente un progetto strategico, ambizioso, punta a trasformare radicalmente la gestione dei dati sanitari, apre la strada ad un’Europa più integrata, più connessa, dove le informazioni sanitarie possano fluire liberamente e in modo protetto tra gli Stati membri. Questo va a beneficio soprattutto dei pazienti, ma anche dei professionisti di questo settore. Non è solo una digitalizzazione, è la costruzione di un vero ecosistema europeo dei dati sanitari che si basa su interoperabilità, sulla sicurezza e sulla fiducia”.
Con lo spazio europeo dei dati sanitari, infatti, si crea “un quadro comune che consente da una parte ai cittadini di accedere e condividere i propri dati anche oltre le frontiere dei singoli Stati e, dall’altro, di valorizzare questi dati in forma sicura per fini di interesse pubblico, di programmazione, di sostegno alle politiche, alla ricerca scientifica”.
Schillaci si è detto “fortemente convinto del valore anche economico dei dati sanitari”, un valore “insostituibile” perché “oggi con i dati sanitari, con l’intelligenza artificiale, possiamo veramente fare prevenzione, programmazione, ricerca”.
Questo vuol dire, però, che “nell’ambito del sistema italiano diversi soggetti istituzionali devono avere un ruolo nella gestione di questi dati” ed implica “la necessità di avere una funzione di coordinamento che sia il più possibile utile per garantire l’omogeneità del sistema”. Schillaci ha quindi chiamato in causa l’Agenas in qualità di agenzia di sanità digitale, “fermo restando, in un contesto così articolato, che la regia dell’uso dei dati sanitari e la conseguente funzione di indirizzo sono e rimangono in capo al Ministero della Salute”.
“Al dialogo europeo sullo spazio europeo dei dati sanitari – ha aggiunto Schillaci – l’Italia partecipa già attivamente, contribuisce a definire standard comuni, modelli di governance che garantiscono equilibrio tra innovazione e tutela della privacy e sicurezza dei dati stessi. Infatti è coinvolta nella Joint Action Europee che sta definendo standard e linee guida ed è attivamente coinvolta nelle attività di predisposizione degli atti di implementazione previsti da regolamento che sono poi definiti da un apposito comitato costituito dalla Commissione e dagli stati membri. Anche sotto il profilo nazionale l’Italia è pienamente inserita in questo processo”.
“Attraverso progetti dedicati – ha proseguito – stiamo sviluppando l’infrastruttura tecnica necessaria per garantire l’interoperabilità a livello europeo con il coinvolgimento del Ministero della Salute, di Agenas, del Dipartimento per la trasformazione digitale, del MEF, delle Regioni e di tutti quelli che sono gli altri attori istituzionali che hanno competenza in questo ambito”.
“Con questo obiettivo – ha aggiunto il ministro – si sta poi investendo nell’afforzamento del fascicolo sanitario elettronico, nella costruzione di un ecosistema dei dati più integrato, anche grazie alle risorse del Pnrr Con un duplice obiettivo, migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria per i cittadini e poi posizionare l’Italia come protagonista nella nuova governance europea dei dati sanitari”.
“In questi anni abbiamo dato grande impulso allo sviluppo delle funzionalità del fascicolo sanitario elettronico, questo strumento avanzato e attivo per oltre 57 milioni di cittadini”, ha detto ancora il ministro. “Inoltre è in corso il lavoro per costruire l’ecosistema dei dati sanitari, piattaforma che punta ad utilizzare i dati per potenziare le attività di cura, prevenzione, programmazione e ricerca, come dicevo prima. Questo sicuramente darà servizi più avanzati agli operatori sanitari, ai pazienti, alle istituzioni e verrà garantita una maggiore omogeneità delle prestazioni e un’offerta assistenziale universale”.
Anche grazie ai fondi del Pnrr “continuiamo a lavorare in linea con l’obiettivo dell’Unione Europea di garantire a tutti i cittadini degli Stati membri un accesso equo ai servizi sanitari e ai propri dati sanitari, alle migliori cure possibili, questo con la massima attenzione del Governo alla protezione e alla sicurezza dei dati stessi. Così vengono poste le basi per una nuova era della sanità, nella quale il dato sanitario diventa una risorsa strategica e un vero motore per l’innovazione”.
La disponibilità, la qualità e l’interoperabilità dei dati, per Schillaci, “rappresentano il presupposto fondamentale per costruire un sistema sanitario più centrato sulla persona, più efficace, più efficiente, personalizzato e anche predittivo. Allo stesso tempo questi elementi sono essenziali per lo sviluppo e l’efficacia delle soluzioni di intelligenza artificiale, strumenti avanzati che si fondano proprio sulla capacità di analizzare grandi volumi di dati e di informazioni per generare evidenze, per supportare le decisioni cliniche, per migliorare gli esiti di cura, incrementato accuratezza, tempestività, appropriatezza delle prestazioni. In questo contesto l’intelligenza artificiale applicata alla sanità rappresenta un’opportunità straordinaria e fermo restando il ruolo decisionale e la piena responsabilità clinica dei professionisti”.
“Siamo impegnati – ha detto il ministro – a proiettare il nostro Servizio Sanitario Nazionale nel futuro. In questo percorso di trasformazione un ruolo decisivo è svolto dalla formazione dei professionisti stessi. A questo scopo è destinata una parte dei fondi del Pnrr che ha già visto formare oltre 225.000 persone del Servizio Sanitario Nazionale e quasi 10.000 medici di medicina generale affinché dispongano delle competenze adeguate e moderne per gestire tutte queste nuove tecnologie”.