“Una rivoluzione gentile”. Con queste parole il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato descrive il trasferimento delle gliflozine – farmaci impiegati nel trattamento del diabete di tipo 2, dello scompenso cardiaco e delle malattie renali croniche – dalla distribuzione diretta ospedaliera alle farmacie territoriali, pubbliche e private. Una misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 che sta producendo risultati concreti: meno attese, più aderenza terapeutica, risparmi misurabili per il Servizio Sanitario Nazionale. E che potrebbe presto allargarsi ad altre categorie di farmaci per la cronicità. Lo abbiamo incontrato per fare il punto.
Sottosegretario, a circa un anno dall’avvio del trasferimento delle gliflozine dalla gestione diretta regionale a quella delle farmacie di comunità, pubbliche e private, qual è il bilancio che può tracciare?
A tre anni dall’introduzione della norma contenuta nella Legge di Bilancio 2024, possiamo tracciare un primo bilancio che evidenzia un segno positivo, sia in termini di risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale sia, soprattutto, per l’accoglienza di questa “rivoluzione gentile” da parte dei pazienti. Lo conferma una recente indagine del Censis, presentata poche settimane fa, sulla farmacia come presidio di prossimità: il 94% degli intervistati si dichiara soddisfatto del passaggio dalla distribuzione per conto alla convenzionata, grazie a un accesso più semplice, alla riduzione di attese e spostamenti e quindi dei tempi, oltre a una maggiore aderenza terapeutica.
I risultati in termini di accesso alle terapie e aderenza dei pazienti hanno rispettato le attese?
Questi primi dati, che fanno seguito a un’analoga rilevazione dello scorso anno, indicano che siamo sulla strada giusta. Sarà comunque necessario tempo per apprezzare pienamente i benefici su fasce più ampie di popolazione e per valutarne gli effetti man mano che verranno riclassificate ulteriori categorie di farmaci. La priorità resta semplificare l’accesso alle cure per i pazienti cronici e più fragili, per chi vive nei piccoli centri e per gli anziani. In un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione e di un incremento in compresenza di malattie croniche non trasmissibili, è necessario sviluppare modelli sanitari innovativi capaci di integrare e rafforzare l’assistenza di prossimità: una sanità che si plasma sulle necessità di cura e presa in carico e non viceversa. Ciò richiede un ripensamento radicale dell’organizzazione del servizio farmaceutico, ancora prevalentemente ancorato a modelli rigidi di offerta e a una logica di contenimento della spesa che rischia di produrre risparmi apparenti, non sostenibili nel medio-lungo periodo in termini di esiti e qualità dell’assistenza.
Oltre alla comodità per i pazienti di poter trovare questi farmaci nella farmacia a loro più vicina, sul fronte economico, quali sono i dati aggiornati sul risparmio generato per il Ssn?
I dati presentati da Aifa al Tavolo di monitoraggio della spesa relativo alla misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 evidenziano un risparmio di circa 9,2 milioni di euro per la riclassificazione delle gliflozine da A-PHT ad A nel trimestre settembre–novembre 2025. Parliamo di 3,4 milioni di confezioni, con un consumo in linea con le attese, e di un risparmio ottenuto anche grazie all’intensa trattativa condotta da Aifa con le aziende farmaceutiche interessate. Il calcolo è stato effettuato in modo rigoroso, confrontando i costi pre e post riclassificazione.
Va inoltre considerato che le stime dell’Agenzia non includono gli oneri gestionali legati alle procedure di gara, allo stoccaggio, alla sicurezza delle scorte, alla gestione della catena del freddo e all’impiego di personale sanitario, costi rilevanti che incidono per diversi milioni di euro l’anno sulla finanza pubblica. Nel corso della riunione del Tavolo si è condivisa l’opportunità di approfondire questi aspetti, al fine di una valutazione più completa della comparazione tra i diversi canali distributivi.
Quali sono le prossime molecole o classi terapeutiche destinate a passare dalla distribuzione diretta a quella convenzionata?
L’Aifa, attraverso la Cse, sta valutando le prossime categorie di farmaci da trasferire dalla distribuzione per conto alla convenzionata, nel rispetto della normativa vigente e della sostenibilità economico-finanziaria del sistema. In tale ambito, particolare attenzione è rivolta ai farmaci destinati al trattamento di patologie croniche ad alta prevalenza, per i quali il rafforzamento dell’accesso territoriale può contribuire significativamente a migliorare l’aderenza terapeutica e la continuità assistenziale. L’obiettivo è continuare a garantire il massimo livello di efficienza e di risparmio nel contenimento della spesa, anche attraverso procedure di rinegoziazione con le aziende farmaceutiche, come già avvenuto per le gliflozine. L’Agenzia sta considerando la possibilità di proseguire nella riclassificazione di ulteriori medicinali della classe degli antidiabetici.
Questo percorso di avvicinamento del farmaco al paziente cronico può essere letto come un tassello di una riforma più ampia dell’assistenza territoriale? Qual è la visione del Ministero sul ruolo futuro della farmacia nel sistema di cure primarie?
La farmacia rappresenta un presidio di salute pienamente integrato nel più ampio ridisegno dell’assistenza sanitaria territoriale che il Governo e il Ministero della Salute hanno inteso rafforzare fin dall’inizio del mandato. In questo contesto, la farmacia dei servizi – stabilizzata dopo più di 15 anni di sperimentazione e sostenuta trasversalmente da diversi esecutivi – assume un ruolo strategico di primo livello, grazie alla capillarità sul territorio e alla facilità di accesso.
Si tratta del presidio che, secondo le rilevazioni Istat, è il più facilmente raggiungibile dai cittadini, gestito da personale qualificato e aperto tutti i giorni dell’anno.
In questa prospettiva, la farmacia è destinata a svolgere un ruolo sempre più centrale nel sistema di cure primarie, non solo come punto di dispensazione del farmaco, ma come nodo attivo della rete territoriale, capace di contribuire alla presa in carico dei pazienti, al monitoraggio dell’aderenza terapeutica e alla promozione della salute pubblica.