Il presidente della Regione Lazio riaccende lo scontro tra medici e infermieri e davanti all’Opi Roma attacca il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli. Interviene il presidente dell’Omceo Roma: “Auspichiamo un confronto tra istituzioni politiche e professionali costruttivo, evitando dichiarazioni inutilmente divisive o semplificatorie”.
Si allarga alla politica la discussione tra infermieri e medico dopo l’attacco del presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, sulle competenze infermieristiche e la risposta della presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli. Intervenendo il 27 marzo scorso in occasione della III Conferenza Internazionale di Management e Leadership nei contesti di cura, promosso dall’Opi di Roma, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha infatti denunciato l’esistenza di “una lobby potentissima” che agisce “dietro le quinte perché non vi sia il passaggio di competenze” verso gli infermieri e ha puntato il dito contro il presidente Anelli, alla sua attribuzione di colpe di quando accaduto a Napoli con il trapianto di cuore danneggiato, parole per cui “non si è scusato: ‘Sono stato male interpretato’, ma la frase rimane lì, pesante come una pietra”, ha osservato Rocca, parlando dei medici come di “una categoria che si sta chiudendo a riccio e non vuole guardare con occhi nuovi alla nostra sanità” che, per il presidente della Regione Lazio, ha bisogno di un ruolo infermieristico più forte.
Parole, quelle di Rocca, che, per il presidente dell’Omceo Roma, Antonio Magi, sono “inutilmente divisive o semplificatorie”, perché il passaggio di competenze “non può essere deciso dalla politica alla ricerca di preferenze, ma da anni di studi ed un preciso e chiaro percorso formativo diverso per lunghezza e contenuti tra medici, infermieri e professioni sanitarie”. Per Magi ridurre le criticità “a responsabilità individuali o a presunte inefficienze professionali di medici e operatori sanitari o ‘addirittura a lobby potentissime’ che lavorerebbero per difendere interessi di categoria ostacolando il DM 77 non solo è ingiusto, ma rischia di distogliere l’attenzione dalle vere priorità: investimenti strutturali, programmazione sanitaria efficace, valorizzazione delle risorse umane e riduzione delle disuguaglianze territoriali”.
Le parole di Rocca “C’è un’intera lobby potentissima che si sta schierando e lavorando dietro le quinte perché non vi sia il passaggio di competenze” verso gli infermieri. Perché la resistenza al cambiamento non avviene solo per “gli interessi patologici, corruttivi, maligni che affliggono qualsiasi area della nostra società”, ma anche “interessi di corporazione, agli interessi di categoria, ad interessi economici che sono tanti e molteplici, rispetto ai quali la politica ha una responsabilità anche enorme nella incapacità, a volte, di sapersi sottrarre alle pressioni o di prendere posizioni chiare, che a volte possono essere spiacevoli o si rischiano di pagare in termini elettorali. Questa è la grande difficoltà”, le parole di Rocca, che ha citato “la politica, le organizzazioni sindacali, i farmacisti, gli ordini professionali, le aziende farmaceutiche, gli universitari… e potrei continuare. Ognuna di queste categorie non vuole fare un passo indietro rispetto a ciò che ha conquistato negli anni in cui magari c’era una sanità diversa e quindi alcuni modelli potevano funzionare. Oggi noi sappiamo che questo modello, così come l’abbiamo ereditato, non funziona più e sappiamo ormai da diversi anni che doveva arrivare il momento della messa a terra del DM77, che sta facendo esplodere tutte queste contraddizioni mai affrontate dal momento del DM77”.
Per Rocca “c’è chi continua a vedere gli infermieri come meri esecutori”. Tuttavia “o superiamo questo aspetto con una battaglia cultural, o vi possono dare tutte le lauree specialistiche che volete, ma il rapporto all’interno delle strutture dove siete chiamati a lavorare, territoriali o ospedaliere, non è destinato a cambiare”. Il presidente della Regione ha poi definito “patologica” la situazione, “perché una frase del genere, in quel contesto, non è una frase che scappa a caso al presidente Anelli, quando arriva ad attribuire quello che è accaduto a Napoli al passaggio di competenze da medico a infermiere. E la mancanza di scuse davanti al richiamo della presidente Mangiacavalli… Perché non si è scusato: ‘Sono stato male interpretato’, ma la frase rimane lì, pesante come una pietra”.
Rocca ha parlato poi della “bordata di fischi” presi quando “ho difeso, davanti ai medici Sumaisti, la volontà del governo di dare la possibilità di prescrivere agli infermieri e ai fisioterapisti. Una bordata di fischi da una platea di 700-800 persone. Lì c’è una categoria che si sta chiudendo a riccio e non vuole guardare con occhi nuovi alla nostra sanità. Questa è la grande sfida, ed è tutta una sfida culturale” che passa “attraverso l’empowerment, attraverso l’attribuzione concreta di responsabilità, perché io ci credo profondamente”.
“Noi, come Regione Lazio – ha aggiunto il presidente della Regione -, abbiamo fatto dei passi in avanti. Io credo profondamente in questo dialogo”, e ha citato il Piano dell’assistenza infermieristica, l’avvio del corso per infermieri di famiglia e di comunità, l’inserimento di un dirigente infermieristico per ogni distretto sanitario: “Perché ritengo che questa sia la strada: dare segni chiari. Il segno deve essere che il percorso di cura deve diventare responsabilità infermieristica, senza togliere nulla alla capacità di diagnosi e terapia del medico”, perché “la presa in carico è una parola vuota se non passa attraverso un reale empowerment dell’infermiere”.
La replica di Magi (Omceo Roma) “Le recenti dichiarazioni del Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, in merito allo stato e alla gestione del sistema sanitario regionale impongono una riflessione seria, equilibrata ma anche ferma da parte dell’Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e odontoiatri di Roma. Come istituzione, in quanto organo sussidiario dello Stato, che rappresenta la professione medica e che nella sua mission ha la tutela della qualità dell’assistenza e della salute dei ai cittadini, riteniamo fondamentale ribadire alcuni principi non negoziabili: il rispetto del lavoro di tutti i professionisti sanitari, la centralità del paziente e la necessità di un confronto basato su dati oggettivi, non su semplificazioni comunicative divisive e forvianti”. Con queste parole Antonio Magi, presidente dell’Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e odontoiatri di Roma risponde all’intervento del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
“Le affermazioni del Presidente Rocca – aggiunge Magi – per come sono state espresse, nel corso della III Conferenza Internazionale di Management e Leadership nei contesti di cura, rischiano di generare una narrazione distorta della realtà sanitaria. In particolare, quando si attribuiscono criticità sistemiche a comportamenti individuali o al passaggio di competenze, quest’ultimo che non può essere deciso dalla politica alla ricerca di preferenze, ma da anni di studi ed un preciso e chiaro percorso formativo diverso per lunghezza e contenuti tra medici, infermieri e professioni sanitarie. Parlando inoltre di presunte inefficienze della categoria medica, si alimenta un clima di sfiducia che non giova né ai cittadini né agli operatori che devono essere assieme coinvolti, appunto, ognuno per le proprie diverse competenze, in un lavoro di equipe multi professionale e multidisciplinare così come previsto dal DM 77 senza il primato di nessuna delle componenti”.
“Il Presidente Rocca – prosegue il presidente dell’Omceo Roma – ritiene che si possano ridurre le liste d’attesa per visite specialistiche e per esami diagnostici specialistici o prendere in carico i malati cronici solo con gli infermieri? Il sistema sanitario del Lazio, come quello nazionale, attraversa da anni una fase complessa, segnata da carenza di personale, soprattutto infermieristico oltre che medico specialistico e in alcune aree anche di medici di medicina generale, da sottofinanziamento cronico, da aumento della domanda assistenziale e progressivo invecchiamento della popolazione. In questo contesto, i medici e tutti i professionisti sanitari continuano a garantire, per quanto possono, tutti assieme e senza conflitti tra loro, nonostante tutto, livelli di assistenza elevati, spesso operando, ancora oggi, in condizioni di forte criticità e di pressione organizzativa”.
Per Magi “ridurre tali criticità a responsabilità individuali o a presunte inefficienze professionali di medici e operatori sanitari o ‘addirittura a lobby potentissime’ che lavorerebbero per difendere interessi di categoria ostacolando il DM 77 non solo è ingiusto, ma rischia di distogliere l’attenzione dalle vere priorità: investimenti strutturali, programmazione sanitaria efficace, valorizzazione delle risorse umane e riduzione delle disuguaglianze territoriali”.
Antonio Magi sottolinea inoltre con fermezza che “ogni intervento pubblico in materia sanitaria deve essere improntato a rigore scientifico e responsabilità istituzionale. Le parole di chi governa hanno un peso significativo: possono orientare l’opinione pubblica, influenzare il rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario. Se chi governa continua ad esaltare, seppur solo a parole, soltanto una professione sanitaria questo comportamento rischia di incidere negativamente sulla motivazione degli operatori di tutte le altre professioni sanitarie che ricordiamo sono 31. Per questo motivo, auspichiamo che il confronto tra istituzioni politiche e professionali si sviluppi in modo costruttivo, attraverso tavoli tecnici e momenti di ascolto reale, evitando dichiarazioni inutilmente divisive o semplificatorie”.
“Rinnoviamo ancora una volta la nostra disponibilità a collaborare con la Regione Lazio, come del resto già fatto in passato, per individuare soluzioni concrete e sostenibili, nella consapevolezza che la tutela della salute pubblica richiede uno sforzo condiviso e una visione di lungo periodo ed una armonia tra gli operatori che garantisca serenità ai cittadini che si rivolgono al SSN in un momento di loro difficoltà e fragilità e che certo non hanno bisogno di vedere tensione tra componenti del team che li cura ed assiste ma armonia e collaborazione. Difendere la sanità pubblica – conclude il presidente Magi – significa anche tutelare tutti coloro i quali, ogni giorno, ne garantiscono il funzionamento. Su questo punto non possono e non devono esserci né ambiguità né inutili fughe in avanti a tutela di qualcuno, chiunque esso sia”.
Nel pomeriggio arriva la controreplica del Presidente Rocca
“Condivido il pensiero del presidente Magi e, proprio per questo, penso che non abbia ascoltato con attenzione il mio ragionamento sul ruolo dell’infermiere con riferimento al DM 77, espresso nei giorni scorsi in occasione di un convegno sulla leadership organizzato dall’OPI. Nessuno ha mai messo in discussione il ruolo, l’autonomia e la centralità del medico nel nostro sistema sanitario: si tratta di un punto talmente evidente da risultare, francamente, un’ovvietà sulla quale non mi voglio dilungare. Proprio per questo la reazione di Magi appare sorprendente, inspiegabile e mi lascia sinceramente perplesso, perché attribuisce alle mie parole significati mai espressi.
A nulla rilevano le sue osservazioni sulle liste di attesa, ma comprendo parimenti che “buttare la palla in tribuna”, a volte, fa comodo, per non affrontare il tema della medicina del territorio e della presa in carico dei pazienti fragili. Non sono certo io alla ricerca di facile consenso, specialmente a due anni dalla scadenza del mio mandato, a meno che Magi non si sia confuso riferendosi al necessario sostegno di una ‘importantissima lobby’ sindacale per l’elezione ai vertici di un importante ente previdenziale che, di certo, non interessa la mia persona e, tantomeno, il mio ruolo. Ho semplicemente ribadito che, nel quadro della riorganizzazione della sanità territoriale prevista dal già citato DM 77 e dal PNRR, la figura dell’infermiere è destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale, all’interno di un modello integrato e multidisciplinare. Questo non riduce il ruolo dei medici ma, al contrario, contribuisce a rafforzare l’efficacia complessiva del sistema, migliorando la presa in carico dei cittadini. Sono dispiaciuto per le dichiarazioni di Magi e per la mancata comprensione del mio ragionamento che rivendico e che, di certo, non rinnego, ma che reputo in piena continuità con il dialogo proficuo e costruttivo che abbiamo sempre avuto con lo stesso Magi. Proprio per questo intendo aprire con gli Ordini professionali una nuova stagione di confronto, che parta dalle evidenze scientifiche e dalla necessità di sviluppare la medicina del territorio, ambiti sui quali apparentemente abbiamo sempre avuto piena sintonia, nella consapevolezza delle sfide epocali alle quali siamo chiamati a rispondere con responsabilità e senza chiusure corporative da parte di nessuno. Invito, perciò, il Presidente Magi a un nuovo confronto, insieme al Presidente dell’Opi, Zega, con il quale in passato abbiamo già avuto dialoghi costruttivi e sottoscritto accordi e protocolli.
Il nostro obiettivo resta quello di costruire una sanità territoriale moderna, dove tutte le professionalità collaborino in modo sinergico, nel pieno rispetto delle rispettive competenze e nell’interesse esclusivo dei cittadini e della qualità delle cure a loro destinata”.
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