M5S: “Upb certifica deriva privatistica, ma salute non è privilegio”
“Il focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio fotografa con chiarezza una tendenza che denunciamo da tempo: il governo sta trascinando il Servizio sanitario nazionale verso una deriva privatistica. I dati sono inequivocabili. Il finanziamento pubblico della sanità si è ridotto e oggi è su livelli inferiori alla media europea, mentre cresce il peso della spesa a carico delle famiglie, che in Italia è molto più alta rispetto agli altri Paesi UE. Insomma, sempre più cittadini sono costretti a pagare di tasca propria per curarsi e i principi di universalità ed equità del SSN vengono messi in discussione. Parallelamente, assistiamo a un rafforzamento strutturale del ruolo dei soggetti privati, sia sul piano dell’erogazione dei servizi sia su quello del finanziamento. Oggi quasi un terzo della spesa pubblica viene destinato a prestazioni erogate da privati. Questa trasformazione, purtroppo, non è neutrale: si riduce la capacità del sistema pubblico e si favorisce un modello in cui l’accesso alle cure dipende sempre di più dal reddito e dalla posizione lavorativa. Particolarmente preoccupanti sono le scelte più recenti del Governo, come il disegno di legge delega che introduce la possibilità di affidare a soggetti privati la gestione di strutture ospedaliere di eccellenza finanziate con risorse pubbliche, un passaggio che rischia di alterare profondamente la natura del SSN, introducendo logiche di mercato in un ambito che dovrebbe essere guidato esclusivamente dalla tutela del diritto alla salute. La pandemia aveva mostrato con drammatica evidenza quanto sia fondamentale un sistema sanitario pubblico forte, capillare e ben finanziato. Oggi, invece, si torna a percorrere una strada pericolosa, che rischia di trasformare la sanità in un mercato e i cittadini in clienti. La salute non può essere un privilegio. Serve un’inversione di rotta immediata: più investimenti pubblici, assunzioni stabili, valorizzazione del personale sanitario e un chiaro stop a ogni tentativo di privatizzazione strisciante. Difendere il Servizio sanitario nazionale significa difendere uno dei pilastri della nostra democrazia”. Lo scrive in una nota Marianna Ricciardi, Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali alla Camera.
“Il Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio certifica con numeri chiari una trasformazione profonda del nostro Servizio sanitario nazionale: un sistema che continua a reggere, ma che si sta progressivamente spostando verso un modello sempre più ibrido, con un peso crescente del privato sia nel finanziamento sia nella produzione dei servizi. Oggi la spesa sanitaria complessiva in Italia si ferma all’8,4% del Pil, ben al di sotto dei principali Paesi europei, ma soprattutto si riduce la quota pubblica, ferma al 73%, mentre aumenta il carico diretto sulle famiglie, che arriva al 23,6%. Questo significa che sempre più cittadini sono costretti a pagare di tasca propria per curarsi, con evidenti rischi per l’equità del sistema. Negli ultimi anni si è assistito a una crescita significativa delle forme di finanziamento privato, come fondi integrativi e assicurazioni, con gli iscritti passati da 5,8 a 16,3 milioni in dieci anni e risorse che superano i 3 miliardi, spesso utilizzate per prestazioni sostitutive e non integrative rispetto al Servizio sanitario nazionale. Un modello incentivato anche da agevolazioni fiscali che sottraggono risorse all’erario e che favoriscono soprattutto i redditi medio-alti, ampliando le disuguaglianze territoriali e sociali. Allo stesso tempo, il dossier evidenzia come il sistema pubblico abbia perso negli anni capacità strutturale: tra il 2009 e il 2017 sono venuti meno circa 46.500 dipendenti, solo parzialmente compensati successivamente, mentre cresce il ricorso a esternalizzazioni e lavoro precario. I costi per consulenze sono aumentati dell’80% tra il 2019 e il 2024 e la spesa per medici e infermieri a gettone ha raggiunto i 460 milioni in un solo anno. Sono dati che raccontano una sanità che si regge sempre più su soluzioni emergenziali, anziché su una programmazione stabile. Anche sul versante dell’offerta si registra uno spostamento evidente verso il privato: la quota pubblica del valore aggiunto nella sanità è scesa al 53%, mentre le strutture private accreditate hanno ampliato la propria presenza, in particolare nell’assistenza territoriale. Parallelamente, cresce il peso delle imprese sanitarie, con un settore che vale quasi 70 miliardi e occupa 1,2 milioni di lavoratori, ma che presenta criticità in termini di costi, redditività e sostenibilità. Il quadro che emerge è quello di un sistema sempre più integrato tra pubblico e privato, ma anche sempre più esposto al rischio di disuguaglianze nell’accesso alle cure, inefficienze legate ai costi intermedi e fenomeni di inappropriatezza nelle prestazioni. Per questo è necessario invertire la rotta: rafforzare il finanziamento pubblico, investire sul personale stabile, ridurre il ricorso a forme di lavoro precario e garantire che il diritto alla salute resti universale e non condizionato dalla capacità di spesa. La sanità pubblica è un pilastro costituzionale e non può essere progressivamente sostituita da logiche di mercato”. Lo dichiara la senatrice del Movimento 5 Stelle e vicepresidente del Senato Mariolina Castellone.
31 Marzo 2026
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