Case e Ospedali di Comunità in Trentino: quale futuro senza infermieri e professionisti sanitari?

Case e Ospedali di Comunità in Trentino: quale futuro senza infermieri e professionisti sanitari?

Case e Ospedali di Comunità in Trentino: quale futuro senza infermieri e professionisti sanitari?

Gentile Direttore, la nostra Provincia di Trento, seguendo le direttive dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha tracciato la rotta da seguire, utilizzando i provenienti dei fondi Pnrr e adottando le direttive del DM 77/2022...

Gentile Direttore,
la nostra Provincia di Trento, seguendo le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha tracciato la rotta da seguire, utilizzando i provenienti dei fondi Pnrr e adottando le direttive del DM 77/2022. L’investimento fatto è finalizzato all’apertura di case ed ospedali di comunità, nuove strutture già attivate od in fase di attivazione, creando le condizioni per la presa in carico precoce dei bisogni socio-assistenziali, che altrimenti, se trascurati, sfocerebbe in ricoveri, a volte impropri e sicuramente evitabili.

L’équipe di riferimento in queste strutture è multi professionale, sarà composta da medici, infermieri di famiglia e delle cure primarie, psicologi, assistenti sociali, assistenti sanitarie, ostetriche di famiglia, fisioterapisti e da tutte le altre professioni sanitarie che saranno coinvolte nel progetto, con particolare attenzione alle attività di prevenzione.

Ma ora si pone il vero problema, quello della carenza di personale, con particolare riferimento a quello infermieristico, visto che le attuali attivazioni delle case di comunità sono avvenute ad ISO risorse ed abbisogneranno di un significativo implemento di professionisti sanitari. Pensiamo ad esempio all’infermiere di famiglia, ne servirebbero oltre 60, sono solo 20 quelli in servizio, sono invece 450 quelli mancanti in Provincia di Trento.

Abbiamo chiesto all’Asuit di attivare un confronto serrato con il sindacato sulle riorganizzazioni delle attività territoriali ed i carichi di lavoro, il rischio è quello di attribuire attività aggiuntive ad un personale già stanco e gravato di molte incombenze, i nostri professionisti devono essere coinvolti ed avere un ruolo proattivo nelle nuove strutture.

La costruzione e/o ristrutturazione di queste strutture ha comportato spese per parecchi milioni di euro, di pari passo ora occorre sostenere un forte investimento per valorizzare ed attrarre le professionalità sanitarie necessarie, a partire da quelle infermieristiche e dei professionisti sanitari del comparto.

In aprile inizierà l’assestamento di bilancio ed abbiamo chiesto alla Giunta ulteriori risorse economiche, per proseguire il percorso di armonizzazione economica con i dipendenti provinciali iniziato con l’ultimo contratto ed implementare la valorizzazione delle competenze sanitarie.

Occorre sottolineare il fatto che Bolzano ha ulteriormente incrementato gli stipendi e nonostante gli aumenti che deriveranno dal nuovo contratto provinciale di Trento firmato il 6 marzo, le grandi differenze a nostro sfavore rimangono immutate.

Il tema dell’attrattività diventa quindi centrale, servono interventi strutturali sulla conciliazione vita-lavoro, sulle retribuzioni e riconoscimento professionale, il sistema rischia di non riuscire più a garantire standard adeguati.

E’ paradossale poi che il personale sia costretto ad usare il proprio automezzo, per garantire l’attività assistenziale nelle cure primarie dei vari ambiti o come in quello di Trento, non abbia uno spogliatoio a norma nel quale cambiarsi la divisa! Sono stati spesi milioni di euro per gli appalti delle nuove divise e poi il personale non sa dove cambiarsi!

Prioritario adottare anche tutte le azioni atte a favorire il rientro dei professionisti sanitari che hanno lasciato la nostra provincia ed il nostro paese, azione necessaria è intraprendere con forza e decisione il miglioramento delle attuali condizioni lavorative, economiche e sociali.

Le professioni sanitarie del comparto, che hanno una età media elevata, sono entrate nella “gobba pensionistica” e non ci sarà a breve un adeguato ricambio generazionale, il rischio è il ridimensionamento dei servizi assistenziali e sanitari.

Chiediamo un cambio di paradigma all’attuale dirigenza Asuit, che impone una reale valorizzare dei nostri professionisti, sollevandoli anche di tutte le attività demansionanti e dequalificanti tutt’ora attribuite, che sottraggono prezioso tempo di cura, a danno del paziente. Il valore intellettuale, specialistico e giuridico delle nostre professioni deve essere riconosciuto!

Visto il particolare momento storico, è ora più che mai necessaria una celere risposta della politica provinciale, una sanità di prossimità e qualità passa attraverso la valorizzazione del capitale umano, vero fulcro del sistema, con al centro il paziente e i suoi bisogni.

Cesare Hoffer
Nursing up Trento

Fabio Lavagnino
Nursing up Trento

Antonella Genetin
Nursing up Trento

01 Aprile 2026

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