Cure palliative. Accesso ancora lontano dal target 2028: copertura ferma al 33%, Lazio al 40% e forti divari regionali

Cure palliative. Accesso ancora lontano dal target 2028: copertura ferma al 33%, Lazio al 40% e forti divari regionali

Cure palliative. Accesso ancora lontano dal target 2028: copertura ferma al 33%, Lazio al 40% e forti divari regionali

Accesso ancora limitato e disomogeneo alle cure palliative, con differenze marcate tra Regioni e criticità sulla formazione dei professionisti. Cresce la presa in carico nel Lazio, mentre emergono nuovi elementi su medicina di genere e terapia del dolore dal confronto tra esperti riuniti a Roma

C’è ancora molta strada da fare per raggiungere l’obiettivo di un accesso gratuito alle cure palliative per il 90% degli aventi diritto entro il 2028. Le percentuali medie si attestano infatti a livello nazionale al 33%, con forti differenze territoriali: si va dal 70% del Trentino-Alto Adige al 5% della Sardegna, passando per il 40% di Emilia Romagna, Lombardia e Liguria.

È quanto emerso ieri al convegno sul tema organizzato dall’Istituto di Psicologia Umanistico Esistenziale – De Marchi (Ipue), diretto da Antonella Filastro, alla Sala della Protomoteca del Campidoglio.

Nel Lazio le percentuali si attestano intorno al 40%, con una crescita nella presa in carico legata al rafforzamento delle unità operative e all’apertura di nuovi ambulatori, come ha spiegato Francesco Scarcella, Responsabile Uosd Hospice e Cure Palliative – Asl Roma 5 e coordinatore della rete regionale di cure palliative. Progressi resi possibili anche dall’accreditamento delle reti. Resta però un nodo critico sulla formazione: circa il 50% dei medici e i due terzi degli infermieri non risultano adeguatamente preparati.

Proprio su questo aspetto si è soffermata Adriana Turriziani, past president Sicp (Società Italiana Cure Palliative), sottolineando come la formazione e il supporto ai professionisti siano fondamentali anche per preservarne il benessere e prevenire il rischio di burnout.

Il ruolo delle reti di cure palliative in relazione all’oncologia è stato al centro degli interventi di Mario Rosario D’Andrea (Responsabile UO Oncologica – Asl Roma 4 e Coordinatore Rete Locale Cure Palliative) e Laura Giacinti (Direttore Uoc Oncologia Roma 6). I due esperti hanno evidenziato sia l’importanza, per il paziente, di un ambiente riconoscibile e familiare, sia la necessità di un supporto psicologico anche per gli operatori. Accanto a quello, auspicato da Sipo, dello psico-oncologo, figura ad oggi non formalmente riconosciuta.

Un secondo focus ha riguardato il rapporto tra cure palliative e medicina di genere, illustrato da Paola Boldrini, già parlamentare e promotrice del Ddl che ne ha consentito l’inserimento nel Servizio sanitario nazionale. Sul versante farmacologico, Oscar Corli (Capo Unità Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri – Irccs) ha anticipato studi di prossima pubblicazione sul British Medical Journal, evidenziando come nella terapia del dolore nel tumore primario esiti e tolleranza differiscano tra uomo e donna.

Sulla stessa linea Giuliana Nazzicone (Dirigente Medico Oncologia – Ospedale FBF San Pietro, Roma), che ha esteso l’analisi alle differenze nei percorsi di cura: le donne tendono a preferire, nella fase terminale della vita, strutture protette “per non pesare sulla famiglia”, a differenza degli uomini che prediligono maggiormente la domiciliarità.

02 Aprile 2026

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